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10 artisti che si sono rifiutati di dare una propria canzone a un politico

10 artisti che hanno negato una propria canzone a un politico

Non in mio nome. Anzi: non con la mia canzone. Le campagne elettorali accompagnate da colonne sonore sono ormai un’abitudine. Musica e politica: negli Stati Uniti, dove le presidenziali per la Casa Bianca hanno da sempre un forte accento pop, è un binomio consolidato. Ma è non sempre facile per i politici “appropriarsi” delle canzoni. Lo scoglio da superare è spesso lo stesso artista, seccato dal vedere un proprio pezzo associato a un candidato o a un partito. Un’irritazione che aumenta soprattutto se ciò avviene senza nemmeno chiedere il permesso.

Nei giorni scorsi il leader dei R.E.M. Michel Stipe si è scagliato contro il candidato repubblicano Donald Trump perché aveva utilizzato It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) durante un comizio a Washington nell’ambito delle primarie del suo partito. Apriti cielo. Anche perché Stipe è un convinto elettore democratico. Ma negli Usa la storia recente è piena di episodi simili. Abbiamo raccolto i quelli più significativi.

Bruce Springsteen vs Ronald Reagan
Presidenziali americane del 1984. Ronald Reagan corre per la rielezione alla Casa Bianca e usa la nuova canzone di Bruce Springsteen Born in the U.S.A. per la sua campagna elettorale. Malgrado il brano parlasse del lato oscuro degli Usa, dei veterani abbandonati dopo la Guerra in Vietnam, i consulenti del Presidente la ritenevano adatta per spingere la scalata del politico-attore verso il secondo mandato. Il Boss, che non si era mai esposto politicamente ma era un convinto democratico, negò l’utilizzo del brano. Reagan lo citò comunque durante un comizio in New Jersey, patria di Springsteen: «Il futuro dell’America sta nel messaggio di speranza di canzoni che così tanti americani ammirano: quelle del figlio del New Jersey Bruce Springsteen».

Due sere dopo, durante un concerto, Bruce volle dire la sua sulla questione. «Il Presidente ha usato il mio nome l’altro giorno, e mi viene da chiedermi quale tra i miei album preferisca. Non credo sia Nebraska. E non credo abbia mai ascoltato questo brano». E attaccò Johnny 99, brano molto duro sulla situazione americana negli anni Ottanta che parla di un operaio che perde il lavoro e per non farsi pignorare la casa compie una rapina che finisce male e lo vedrà condannato alla sedia elettrica.

Isaac Hayes vs Bob Dole
Nel 1996 il successo di Isaac Hayes Soul Man diventa Dole Man, dove Dole è il nome del candidato repubblicano alla Casa Bianca. In più il remake del brano, oltre a esser diventato un inno all’esponente della destra americana, conteneva anche attacchi all’avversario democratico, Bill Clinton. La cosa non fu digerita dalla casa discografica che deteneva i diritti del pezzo e minacciò lo staff di Dole di ricorrere alle vie legali. Una minaccia, certo. Ma che ebbe i suoi effetti, dato che da quel momento in poi la hit di Hayes, (anzi, il suo rifacimento) non fece più da colonna sonoro della campagna di Dole.

Sting vs George W. Bush
Negli appuntamenti della campagna elettorale di George W. Bush per le presidenziali del 2000 era facile ascoltare Brand New Day di Sting. La cosa, però, non piacque affatto alla star britannica, che chiese subito allo staff del candidato repubblicano di escludere il brano dalla playlist perché voleva evitare di prender posizione nello scontro elettorale americano. Vero? Qualche dubbio è sorto, soprattutto perché Sting, in quel periodo, non disdegnava di farsi vedere in compagnia di Al Gore, avversario proprio di Bush nella corsa alla Casa Bianca.

Sam Moore vs Barack Obama
Ebbene sì. Anche Barack Obama, amato da tanti attori e cantanti americani, ha dovuto fare marcia indietro per l’uso non autorizzato di un brano. Il pezzo in questione è Hold On, I’m Coming di Sam Moore. È successo durante le presidenziali del 2008, quando l’artista ha diffidato Obama dall’appropriarsi della sua canzone perché «non aveva intenzione di dare al candidato democratico il suo pubblico appoggio», in quanto il voto è un affare privato. La protesta ha avuto subito i suoi effetti e Hold On, I’m Coming non è stata più suonata nei comizi dell’attuale presidente americano. Anche se dopo la vittoria di Obama, lo stesso Sam Moore partecipò alla festa per la sua elezione.

Boston vs Mike Huckabee
I Boston come colonna sonora della destra americana. Nelle primarie del Partito Repubblicano per decidere il candidato alla Casa Bianca per le elezioni del 2008 era in corsa, tra gli altri, anche Mike Huckabee. Il politico era un bassista dilettante e in quella corsa per le presidenziali amava chiudere le sue convention suonando More Than a Feeling, successo del 1976 della band. Ma le performance non hanno trovato l’appoggio dei Boston, tanto che Tom Scholz, fondatore e leader del gruppo, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera aperta a Huckabee. «Mi meraviglio di come abbia imparato a suonare More Than a Feeling», questo il suo commento sarcastico.

Jackson Browne vs John McCain
A volte i litigi tra candidati e musicisti finiscono davanti al giudice. È quel che accadde quando il repubblicano John McCain ha usato Running On Empty di Jackson Browne come colonna sonora di uno spot anti-Obama durante la campagna elettorale presidenziale del 2008. L’artista, noto per le sue simpatie democratiche, ha trascinato in tribunale l’esponente del Partito Repubblicano, che fu costretto alle scuse e a pagare una multa.

Foo Fighters vs John McCain
Non c’è che dire: Jonh McCain non piaceva per niente ai musicisti americani. E così, dopo aver irritato Jackson Browne, il candidato alle presidenziali Usa del 2008 si prese pure gli strali dei Foo Fighters, scocciati per l’utilizzo della loro My Hero durante i suoi comizi. «È incredibilmente frustrante quando un personaggio che pretende di parlare agli americani da americano si dimostra così sprezzante della creatività e della proprietà intellettuale», commentò in coro la band. Morale: McCain non ha più usato My Hero.

Heart vs Sarah Palin
Sarah Palin, candidata alla vice-presidenza Usa nel 2008 al fianco di McCain era soprannominata Barracuda. E allora perché non usare la canzone Barracuda appunto delle Heart come colona sonora? L’idea dell’esponente repubblicana era buona, ma non ha trovato d’accordo le sorelle Wilson che, una volta appresa la notizia, scrissero subito una lettera a Palin per diffidarla dall’usare il loro brano. Una mossa scontata, dato che Nancy Wilson riteneva che la candidata repubblicana non rappresentasse «in alcun modo i valori delle donne americane».

Bon Jovi vs Sarah Palin
Alla Palin non andò meglio con Jon Bon Jovi. La candidata repubblicana, nel 2008 governatrice dell’Alaska, aveva più di una volta usato nei suoi comizi in vista delle presidenziali Who Says You Can’t Go Home. La scelta provocò la dura reazione della band: «La canzone è nata per ringraziare chi ci ha sostenuti per oltre 25 anni ed è diventata un inno del New Jersey e la colonna sonora di alcune operazioni sociali da noi promosse». Inoltre «nessuno ci ha domandato il permesso per usarla in queste circostanze, noi non siamo d’accordo».

Neil Young vs Donald Trump
Prima del leader dei R.E.M. Michel Stipe, a litigare con Donald Trump, candidato alle primarie del Partito Repubblicano, è stato Neil Young. È successo lo scorso giugno. A causare il diverbio tra l’artista canadese e il multimiliardario, l’uso di Rockin’ in the Free World, brano del 1989, per fini elettorali. Un sacrilegio per Neil, da sempre uomo di sinistra. Che non le ha mandate a dire: «Non usare la mia canzone», è stato il suo affondo irritato verso Trump.

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