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10 motivi per fare tardi guardando gli Oscar

10 motivi per fare tardi guardando gli oscar 2015

E’ arrivata la cerimonia di premiazione più importante dell’anno. Gli Oscar 2015 decreteranno film e attori migliori dell’anno passato. Ecco 10 ottimi motivi per fare tardi e non perdersi l’evento.

Studiosi e psicologi sono concordi: la domenica sera è il momento più triste della settimana. Il weekend è ormai finito e si pensa già al drammatico ritorno al lavoro del lunedì mattina. Figurarsi allora che allegria la domenica notte e più precisamente alle 2 e 30. Ecco, peccato che il momento cinematografico più importante, più atteso dell’anno sia da sempre fissato proprio in quell’orario. Gli Oscar 2015, ça va sans dire, non fanno eccezione. L’87esima edizione degli Academy Awards è in programma domenica 22 febbraio, quando all’una di notte ora italiana scatterà il pre show prima della cerimonia ufficiale.

Diciamoci la verità, non è che noi italiani siamo proprio protagonisti di questa edizione, nella quale siamo rappresentati solo da Milena Canonero, costumista di Grand Budapest Hotel (scopri tutte le nomination). Abbiamo ancora negli occhi l’exploit di Paolo Sorrentino di dodici mesi fa, ma non è che negli ultimi anni, se non lustri, se non decenni, siamo stati proprio dei dominatori delle notti degli Oscar. Dal «Robbbbertooo» di Sofia Loren alla dedica a Diego Armando Maradona di Sorrentino erano passati 15 anni. E in mezzo ben pochi film italiani erano anche solo riusciti a entrare in nomination e siamo spesso stati costretti a spiare i grandi che si divertono dal buco della serratura accompagnati da quel velo di provincialismo che raramente riusciamo a scrollarci di dosso.

Ma allora chi ce lo fa fare di superare indenni il momento più triste della settimana, bere un thermos di caffè, sfidare la notte e presentarci al lavoro con le occhiaie dopo aver assistito alla Notte degli Oscar? Intanto perché ne vale sempre la pena. Al di là di tutto la cerimonia degli Oscar è il momento più aggregativo, più seguito e più ambito del cinema. Da sempre. Portare a casa una statuetta è il sogno di qualsiasi attore, regista, sceneggiatore eccetera eccetera, anche di quelli che non lo ammettono perché a loro “ci piace di più Cannes”. I film che si aggiudicano l’Oscar, belli o brutti, entrano nella storia. E allora una domenica notte ogni anno gli spettatori di tutto il mondo possono assistere a una nuova puntata della storia del cinema. Non fa eccezione questa domenica 22 febbraio. E ricordatevi che anche se verso mezzanotte vi cala la palpebra, magari la vostra squadra del cuore ha preso tre pappine qualche ore prima e lunedì vi aspetta una giornata d’inferno, ci sono almeno 10 buoni motivi per resistere e indossare qualche reggi-palpebre stile Malcom McDowell in Arancia meccanica.

Infamare o esaltare i look delle star sul red carpet
La cerimonia, si sa, è sempre anticipata dalla sfilata sul tappeto rosso dell’Academy. Una marea di star o presunte tali si prodiga nelle poche decine di metri più glamour dell’anno. È un momento di grande interesse non tanto per i cinefili duri e puri quanto per i comuni mortali che magari hanno voglia di scoprire come si sono addobbate quest’anno Natalie Portman o Charlize Theron. Non sempre però si ha la fortuna di ammirare la raggiante Cate Blanchett del 2014 (tra l’altro vincitrice dell’Oscar per Blue Jasmine), ma ogni tanto si è costretti a sorbirsi robe del tipo Cher versione pavone nel 1986, Sharon Stone-bomboniera nel 1995 o Bjork con tanto di cigno penzolante nel 2001.

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Vedere se Neil Patrick Harris esaudirà il suo desiderio più grande
Neil Patrick Harris non è solo il protagonista dell’acclamata serie How I Met Your Mother ma si dà il caso che sia anche il presentatore della cerimonia degli Oscar 2015. E ha un sogno proibito: battere il memorabile selfie della presentatrice Ellen DeGeneres dell’edizione 2014. «Quel selfie mi ha procurato incubi. Ho in pratica una spaventosa nuvola nera sopra la mia testa tutto il tempo, ma proverò a fare ancora di meglio». Ci riuscirà?

Scoprire se il film o gli attori per i quali si fa il tifo vincono oppure no
Quelli che celebrano Clint Eastwood anche quando fa film orripilanti (e ne ha fatti il buon vecchio Clint, ne ha fatti). Quelli che amano i biopic di personaggi famosi tipo La teoria del tutto. Quelli che invece adorano i film musicali, tipo Whiplash. Quelli che non smetterebbero mai di incensare i virtuosismi di pellicole come Birdman. Quelli che ritengono che Wes Anderson sia un genio assoluto. Quelli che bisogna fare cinema impegnato e antirazzista a qualunque costo e dunque dopo 12 anni schiavo premierebbero Selma. Quelli che apprezzano i film sperimentali tipo Boyhood. Quelli che amano sempre il divo del momento, e allora non dare l’Oscar a Benedict “Sherlock” Cumerbatch sarebbe un delitto. È inutile nascondercelo, tutti tifano qualcuno o qualcosa la notte degli Oscar. Il supereroe a Broadway Michael Keaton o il cecchino Bradley Cooper? Eddie Redmayne-Stephen Hawking o il miliardario strambo Steve Carrell? E poi l’insegnante malata di Alzheimer Julianne Moore o la moglie diabolica di Gone Girl Rosamund Pike? Scegliete presto, manca poco per decidere da che parte stare.

Godere delle facce da tomba o dei sorrisi falsi degli sconfitti
Ci sono quelli che tifano per, ci sono quelli che tifano contro. Suvvia, chi non ha mai provato un segreto e intenso godimento nel vedere qualche attorone di primo piano perdere inopinatamente proprio quando pensava di aver già vinto? Insomma, siete belli, più o meno bravi, ricchi al di là di ogni immaginazione… regalateci ogni tanto qualche momento di (vostro) sconforto. Il capo assoluto degli sconfitti è il povero Leonardo Di Caprio che l’anno scorso ha applaudito Matthew McConaughey con la stessa sincerità con la quale Al Capone compilava la dichiarazione dei redditi.

Testare la gradazione alcolica dei giurati
Rocky che batte Taxi Driver. Gente comune che umila Toro scatenato. L’attimo fuggente sconfitto dal mieloso A spasso con Daisy. Il convenzionale Forrest Gump che supera il rivoluzionario Pulp Fiction. Un capolavoro immortale come Quarto potere stracciato da uno dei peggiori John Ford di sempre, Com’era verde la mia valle. E perché no? Leonardo Di Caprio preso a pesci in faccia da Matthew McConaughey. Ah già: Stanley Kubrick non ha mai vinto per la migliore regia. Diciamola tutta: ogni tanto i giurati dell’Academy sembrano aver bevuto un po’ troppi bicchieri. Quanto sarà alto il loro gomito quest’anno?

Sperare che qualcuno cada sugli scalini
Chissà perché ma è dall’alba dei tempi e dalle comiche di Charlie Chaplin e Buster Keaton che vedere qualcuno che cade per terra ci fa ridere. E se quel qualcuno è un attore/attrice famosa e si prodiga in una caduta in universo visione ci fa ancora più ridere. Già, l’umanità è fondamentalmente cattiva. I crolli verticali, o diagonali, più o meno aggraziati, sono all’ordine del giorno anche durante la notte degli Oscar. La regina indiscussa della caduta carpiata oscareggiante è Jennifer Lawrence, autrice di una doppietta in rapida successione. Peccato che quest’anno non sia tra le candidate alla statuetta… Chi la sostituirà?

Ridere (o piangere) di eventi imbarazzanti
Spesso la notte degli Oscar regala più o meno piacevoli fuori programma. Per esempio: nel 1937 viene annunciata la vittoria di Alice Brady per L’incendio di Chicago. Peccato che l’attrice venga anticipata sul palco da un misterioso sconosciuto che afferma di essere lì per ritirare il premio al suo posto. In realtà si trattava di un ladro poi sparito con la preziosa statuetta. Nel 1983 la superba Meryl Streep perde il foglietto sul quale aveva scritto il discorso di ringraziamento e sul palco non sa più che dire, ma un giovane Colin Firth ritrova il papiro e Meryl gli schiocca un bel bacio sulla bocca. Fantastica la gaffe di Frank Capra che nel 1934 si alza per andare a ritirare un premio non suo. Will Rogers aveva appena annunciato il premio alla regia: «Vieni qui a prendertelo, Frank!». Peccato che si riferisse a Frank Lloyd. Il buon Capra fu costretto a tornare ad accasciarsi sconfitto in poltrona. E ogni tanto magari ci scappa un seno un po’ troppo prorompente come quello di Beyoncé durante un ballo sfrenato nell’edizione 2009.

Sfidare nuovamente il sonno durante un discorso soporifero
Gli attori di Hollywood sono bravissimi sul set, un po’ meno quando si tratta di fare il classico discorso di ringraziamento. Gli spettatori italiani, già provati dalla lunga notte insonne, sono spesso stati costretti a una durissima e strenua resistenza alla lettura di soporiferi papelli o all’improvvisazione, chiamiamola così, di comizi interminabili. Nella top five dei peggiori discorsi di sempre: la pappardella su nazismo e Medio Oriente di Vanessa Redgrave nel 1978, un mitomane James Cameron che si autoproclama “re del mondo” nel 1998, le irrefrenabili lacrime di Gwyneth Paltrow nel 1999 e il soliloquio di Julia Roberts nel 2001, frizzante quanto il classico scrittore polacco morto suicida. Comunque nulla in confronto alla tambureggiante ora e mezza di ringraziamenti di Greer Garson nel 1943.

Ammirare un evento davvero straordinario
Ma non ci sono solo gaffe e discorsi soporiferi. La notte degli Oscar può regalare anche momenti sinceramente straordinari che non si può fare a meno di ammirare a bocca aperta, emozionandosi per aver avuto il privilegio di assistervi. Momenti che escono dalla routine della cerimonia e raggiungono direttamente la Storia, come quando la piccola Shirley Temple consegna a Walt Disney l’Oscar onorario nel 1939. Per non parlare dell’ovazione da pelle d’oca per il novantenne Charlie Chaplin che nel 1972 riceve l’Oscar alla carriera. Per noi italiani, ovviamente, resta intoccabile la camminata festosa sulle poltroncine di Roberto Benigni.

Poter fare l’esperto, o il cinefilo snob, il lunedì mattina
E poi c’è uno dei motivi principali. Siamo sinceri: seguire la notte degli Oscar è fondamentale per arrivare il lunedì mattina in ufficio e fare gli esperti, quelli sempre informati, quelli che la sanno lunga. Sì, persino di cinema, anche se in realtà l’ultimo film che abbiamo visto in sala risale ai tempi di Titanic oppure è il classico cinepanettone natalizio. E allora ci si può cimentare in giudizi e critiche di merito su film che non si sono magari nemmeno visti (complici anche le date di uscite in Italia, spesso posticipate rispetto agli Usa). Oppure si può scegliere la versione “cinefilo snob”, quelli che dicono: «Sì, va beh, ma gli Oscar non contano nulla. È solo una roba commerciale». Insomma quelli che dicono che loro di film vincitori agli Oscar non ne hanno mai visti o non ne guarderanno mai e che preferiscono di gran lunga le cosiddette opere “underground”. Non scherziamo. Al di là del grado di cinefilia un occhio all’Oscar è come sempre d’obbligo. D’altra parte persino Woody Allen, che durante la notte degli Oscar ha sempre preferito suonare il clarinetto al Michael’s Pub di New York, nel 2002 ha ceduto al richiamo dell’Academy. Chi siamo noi, tutti gli altri, per fare il contrario?

Tommaso Magrini

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