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Cover ad ogni costo: 10 brutte versioni italiane di successi internazionali

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Spesso artisti italiani hanno deciso di riprendere grandi successi internazionali e ricantarli nella propria lingua. Con risultati tremendi. Ecco una selezione di 10 brutte cover italiane.

Quella di tradurre in italiano canzoni di successo straniere è una tradizione della nostra musica dagli anni ’50 e ’60, quando gruppi beat e interpreti hanno letteralmente saccheggiato il catalogo internazionale per riproporlo al pubblico del Bel Paese, non abituato a sentire musica in una lingua diversa dalla propria.

Fino a qui tutto bene. Poi però sono arrivati gli anni ’80 e siccome era molto più facile conoscere, e amare, le canzoni originali, già l’operazione è iniziata ad apparire fuori tempo massimo. Gli artisti più temerari ci hanno provato anche negli anni a venire, approcciando brani, spesso capolavori, lontanissimi come genere da quello che erano soliti cantare. Spesso traducendo il testo in maniera letterale e ridicola. O magari stravolgendolo del tutto. In entrambi i casi facendo gridare all’orrore moltissimi fan infuriati. Abbiamo raccolto dieci esempi di pessime cover in italiano, ma la lista potrebbe essere anche più lunga.

Vasco Rossi – Ad ogni costo (Radiohead – Creep)

Marco Masini – E chi se ne frega (Metallica – Nothing Else Matter)

Simone Tomassini – Non piangere mai (Guns’n’Roses – Don’t Cry)

Gatto Pancieri – Alla Prossima (The Cure – Lullaby)

L’Aura feat Nek – L’eclissi del cuore (Bonnie Tyler – Total eclipse of the heart)

Jovanotti ft. Luca Carboni – O è Natale tutti i giorni (Extreme – More Than Words)

Fiorello – Ricordati di me (John Paul Young – Love Is In The Air)

Pooh – La casa del sole (Animals – The House Of Rising Sun)

Nino D’Angelo – Gesù Crì (The Beatles – Let It Be)

Mino Reitano – Mino dove vai? (Green Day – Basket Case)

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