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11 cose che vi sorprenderanno di Pop-Hoolista, il nuovo album di Fedez

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Abbiamo incontrato Fedez e ci siamo fatti raccontare da lui il suo nuovo album Pop-Hoolista. Ecco le 11 cose che vi sorprenderanno e non vi sareste mai aspettati.

SEMPLICE MA NON BANALE
«Credo ci sia stato un miglioramento nella scrittura, in parte perché ho avuto meno ansia, in parte perché rispetto al primo album ho potuto affondare di più il colpo ed essere più netto. Non prendetelo come un disco sovversivo, è solo quello che volevo fare in questo momento. Ho sempre fatto della semplicità la mia arma, perché essere fruibile da tutti è la cosa più difficile: riuscire a essere semplice ma non banale. Sto cercando di migliorarmi in questo senso. L’importante è dire sempre quello che credi e non svilire la tua dignità. Nel nostro genere cresci in un ambiente che ti dice che devi restare di nicchia, ma solo perché gli altri non vogliono che tu abbia successo. L’underground non ti odia quando ti inizi a vendere, ti odia quando ti iniziano a comprare. Ed è molto diverso».

CONCEPT ALBUM
«Ogni anno cambio processo creativo nel fare i miei dischi, perché altrimenti mi annoio. Se l’anno scorso mi arrivavano le basi e ci scrivevo sopra di getto, in questo album ho elaborato tutti i concept prima e anche il mondo musicale, per poi scrivere dopo. Pop-Hoolista con Elisa in particolare ne è un esempio. Dico delle cose senza essere troppo legato alla rima, perché la rima è molto bella, ma è anche molto vincolante: mi sono voluto dare un po’ più di libertà. Il ritornello l’ha scritto Elisa e ci tenevo che lo facesse perché non volevo farle fare il ventriloquo, che dice cose non sue. È stata molto gentile. Durante il suo tour, un mattino alle quattro, ci siamo sentiti via Skype e sul momento ha scritto la sua parte. Anche nel resto dell’album ho inserito dei monologhi perché, sempre per superare i limiti della rima, era un modo per trasmettere delle idee».

GENERAZIONE POP
«Io posso prendere in giro il mondo pop perché le copertine e la televisione non sono la causa del mio successo, ma la conseguenza perché sono un self made. Mi rendo conto di essere incoerente a volte, ma essendo un rapper posso permettermelo. Nel primo singolo Generazione Boh parlo dei figli di papà e faccio il nome di Francesco Facchinetti: io non lo odio e non ho nulla contro di lui, ma penso che gli abbiano dato uno spazio che non meritava. In Non c’è due senza trash invece mi sono immaginato una lettera di uno stalker a Barbara D’Urso e parlo del suo programma. Non incolpo lei per quello che fa, è il suo lavoro: quella trasmissione è uno specchio della società».

DIVERSAMENTE RAPPER
«Non sono un rapper. Vengo da quel background ma non ho ascoltato molto rap da ragazzino. Io sono un grande cultore del punk sia straniero sia italiano e ne ho infilato un po’ in questo album. A 13 anni ero abbonato a una rivista chiamata Punk e dentro c’era anche una compilation con gruppi dai nomi improponibili che sono poi spariti. Anche solo affrontare tematiche sociali nel modo nel quale lo faccio io fa parte della cultura punk e io l’ho trasportato in un altro mondo. Sono diversamente rapper».

ME LA STO FACENDO SOTTO
«Con questo disco io sono diventato il management discografico di me stesso. E la cosa bella con la nostra nuova etichetta Newtopia (che ha fondato insieme a J-Ax, ndr) è che siamo tornati a una logica simile agli anni Novanta. Otteniamo da Sony un finanziamento a fondo perduto per dischi in free download di giovani emergenti. È il modo migliore di procedere con il rap perché non si può prendere un artista, metterlo in una major e farlo uscire così. Ora la gente vuole prima provare e ascoltare un nuovo artista, per poi premiarlo dopo. So come funziona la discografia e anche che aver ottenuto tre dischi di platino non significa nulla: me la sto facendo sotto per come andrà Pop-Hoolista. La verità è questa!».

X FACTOR
«Sarei bugiardo a dire che X Factor non mi aiuterà a promuovere l’album, ma a X Factor sono andato a prescindere. Il mio scopo era sdoganare lo stereotipo del rapper e non pensavo che ci sarei riuscito dopo sole due puntate. Le persone si aspettavano da me che spacciassi droga in studio o che fossi un narcotrafficante scafista e invece quando apro bocca sgranano gli occhi. Il merito non è mio, ma del fatto che quando le aspettative sono zero qualunque cosa sorprende. Anche il fatto che tutti si siano stupiti quando ho pianto dimostra che nessuno si aspettava una certa sensibilità da parte di uno che viene da questo mondo».

RAGAZZO FORTUNATO
«In L’hai voluto tu dico “Ci sono giorni nei quali rinuncerei al successo”. Non voglio sputare nel piatto dove mangio: so di essere un grande privilegiato, in questo Paese e in questo periodo storico. Però ho voluto parlare di come vivo male il mio imborghesimento. Mi sento fortunato, ma arrivando da un contesto non facile né ricco ho provato a spiegare come affronto questo cambiamento».

DENUNCIA SOCIALE
«I testi vogliono avere un tipo di denuncia sociale. E per alcuni temi spesso mi accostano a Grillo. Non sono grillino, ma nella non scelta che abbiamo in questo Paese il M5s mi sembra la scelta migliore. Condivido alcune cose, ma non credo alle scie chimiche o ai rettiliani. Semplicemente vedo delle cose migliori rispetto a quelle che fanno gli altri. Questo non significa un appoggio incondizionato: se Grillo facesse uno sterminio di massa non sarei dalla sua parte… La controinformazione mischia tante verità a tante a stupidaggini che non hanno una base scientifica: quando uno è giovane si appassiona, poi cresci e capisci che il web è davvero un’arma a doppio taglio. Ho composto l’inno per la manifestazione del MoVimento 5 stelle a Roma. Non sono partito è un mio pezzo, non è una  serenata a Grillo. Non c’è nell’album perché l’ho appena scritta, ma potrei inserirla nei live».

QUALE CULTURA HIP HOP?
«Ormai il pubblico dell’hip hop si è fidelizzato e ha sposato un artista o un altro. Uno che è fan di Salmo non lo è di Fedez. Secondo me dovremmo smetterla di parlare di collettività perché non esiste una grande famiglia che si vuole bene. E non mi interessa neppure parlare di cultura hip hop perché ci sono cose più importanti delle quali parlare. Non farò mai un disco rap che parla di rap perché è come se i libri parlassero di libri».

UN PICCOLO SEME
«Non voglio parlare di Papa Francesco, ma Cardinal Chic, dove scrivo dei problemi di Chiesa e Vaticano. è l’unico pezzo che spero possa gettare un seme. Mi immagino che una ragazzina di un paesino vicino a Bergamo o a Catanzaro, cresciuta in una famiglia tradizionale che le ha fatto fare la Comunione, una che va in giro con il crocefisso e il santino di Padre Pio: spero che sentendo questa canzone si incuriosisca su un personaggio come Don Verzè e una banca come lo Ior e poi vada a cercare informazioni su Internet».

SANREMO
«La gente è abituata a valutare e valorizzare il talento della voce e con quello ci nasci. Mentre il talento dei rapper è quello di non aver talento. E mettendo sulla bilancia il talento della scrittura e quello della voce, i piatti in Italia sono molto sbilanciati verso la voce, che è sempre premiata. Quindi per andare a Sanremo, a prescindere dalle mie reali qualità di scrittura, avrei bisogno di qualcuno al mio fianco perché pur avendo studiato canto negli ultimi tre anni non è la mia migliore qualità. La canzone con Elisa sarebbe potuta essere l’occasione giusta ma non è stato possibile per i vari impegni».

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