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5 band che hanno fatto la storia della dance (e la propria) dopo aver cambiato nome

Daft Punk

Sono artisti che hanno fatto la storia della dance, ma pochi sanno che prima di avere successo tutti loro avevano tentato di percorrere la strada del successo con un nome diverso da quello che poi è rimasto scritto nelle classifiche di vendita. Ecco 5 band che hanno cambiato la propria vita cambiando nome.

In musica ci si evolve in diversi modi. A volte basta un nuovo disco. In altri casi muta la composizione della band e con essa lo stile. Ma in alcune delicate occasioni si arriva a toccare l’identità stessa del gruppo, con la più drastica delle pratiche: il cambio della ragione sociale. Come a volere formattare l’hard disk e ripartire da zero, facendo però tesoro delle esperienze accumulate in passato. Non tutti i mali vengono per nuocere: la storia racconta diverse situazioni nelle quali il “reset” ha amplificato il successo di band che nella loro vita precedente non avevano raggiunto la consacrazione (o avevano addirittura fallito). Come in questi 5 casi.

Da Off a Snap!
Nel 1986 i dancefloor dell’Europa intera venivano sconvolti da un pezzo che per i tempi era davvero troppo “avanti”. Al grido di “Baba baba”, la techno in fasce di Electrica Salsa divertiva e allo stesso tempo scriveva a suo modo la storia della musica elettronica. Il pezzo era degli Off, un progetto musicale composto da tre personaggi: due di loro (Luca Anzilotti e Michael Munzig) poco più tardi si trasformarono in Snap!, andando a mettere la firma su hit epocali del calibro di Rhythm Is A Dancer e The Power. Il terzo invece era un certo Sven Vath. Alla faccia del trio.

Da Celebrate The Nun a Scooter
Hans Peter Geerdes (meglio noto come H.P. Baxxter, o anche come frontman degli Scooter) negli anni ’80 non era così maleducato. Invece di urlare frasi tipo “A quanto sta il pesce?” o “Muovete il culo”, con la sua band Celebrate The Nun cantava melodie al miele. Quando però il synthpop cominciò a stufare (si parla dell’inizio degli anni ’90), abbandonò la sorellina Britt (anch’essa coinvolta nel progetto Celebrate The Nun) e insieme al suo fido tecnico Rick J. Jordan fondò gli Scooter. Hyper, hyper.

Da Darlin’ a Daft Punk
La leggenda narra che il nome d’arte scelto da Thomas Bangalter e Guy Manuel De Homem-Christo provenga da una recensione senza grandi compromessi apparsa sulla rivista britannica Melody Maker, che definiva la band in cui militavano “un branco di stupidi teppisti” (in originale “a bunch of daft punk”). I Darlin’ in realtà erano un trio: accanto a Guy e Thomas c’era un altro francese (Laurent Mazzalai) che di lì a poco avrebbe gustato il sapore della vendetta fondando insieme al fratello i Phoenix. Il gruppo di teppisti ebbe vita brevissima: si dice che i ragazzi composero solo quattro canzoni, due delle quali vennero pubblicate in una compilation nel 1993.

Da Freur a Underworld
Formatisi nel 1981 in quel di Cardiff, i Freur esordiscono due anni più tardi con il botto. Il primo singolo Doot Doot era una ballad malinconica e misteriosa, che pur appoggiandosi ai suoni tipici degli anni ’80 aveva un’anima alternativa che la distingueva nettamente dai brani spudoratamente sdolcinati di quei tempi. Nell’87, dopo avere composto la colonna sonora del film Underworld, la band si sciolse; ma Karl Hyde (voce e chitarra) e Rick Smith (tastiere) la riformarono scegliendo come moniker proprio il titolo del film che aveva sancito la fine dell’avventura dei Freur.

Da The Dust Brothers a The Chemical Brothers
Ed Simons e Tom Rowlands cominciarono a lavorare insieme nel 1992 ed ebbero la pessima idea di definirsi The Dust Brothers – un gruppo di Los Angeles che sfornava beat negli anni ’80, famoso per avere prodotto un album di successo dei Beastie Boys. Tre anni più tardi furono costretti a cambiare nome in seguito a minacce di azioni legali da parte dei già citati producer californiani. Questo era il suono (acerbo, ma non così differente da quello che avrebbero esplorato di lì a poco) che proponevano nel periodo pre-chemical.

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