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5 copertine di pezzi dance che meritano applausi

Kiesza-Hideaway

Mai come oggi anche l’occhio vuole la sua parte. È anche vero però che di questi tempi i supporti fisici in musica sono riservati soprattutto ai nostalgici (e ai fan al limite del feticismo). A rimetterci sono quindi le copertine, molto spesso considerate quasi superflue. Non che il mondo della dance abbia mai stupito per il livello qualitativo delle cover, ma perlomeno quando si trattava di stampare vinili c’era un po’ più di cura, perché esprimere la musica attraverso una copertina è di per sé un’arte. Sfogliando le anteprime nei vari store digitali, è molto facile imbattersi in cover confezionate in maniera frettolosa: fotografie inutili, oppure semplici parole stilizzate. Ma in questo 2014 alcuni producer hanno voluto impegnarsi anche in questo campo. Come in questi 5 casi.

Kiesza – Hideaway
A Kiesza – nuova stella della dance – non mancano certo le idee. Oltre a riavvicinare il grande pubblico alla house vecchia scuola, ha rispolverato la moda delle dance battles anni ‘90 con il suo video. La copertina del singolo che l’ha lanciata è un collage curato da Tibo Vieira. La cantante è immortalata di profilo, e la cerniera posta ad altezza gomito si slaccia facendo sì che il braccio sinistro le “tolga la testa”, rivelando al suo interno l’Empire State Building. Le nuvole sullo sfondo citano le parole di una parte del brano, il nascondiglio (Hideaway) è proprio all’interno del suo cranio, mentre il monumento rappresenta la città nella quale vive. Una cover fuori di testa.

Kiesza - Hideaway

Disclosure – Apollo
L’importanza del brand non è mai da sottovalutare: quando un simbolo ti ricorda immediatamente qualcosa, allora significa che è stato fatto un ottimo lavoro di comunicazione. I Disclosure hanno puntato fin dall’inizio su un semplice tratto bianco che ricalca volti stilizzati, a simboleggiare il concetto di rivelazione (“disclosure”, appunto). Era successo con l’album del 2013 (dove i fratelli apparivano in una vecchia foto da bimbi) e poi in tutti i singoli successivi. Quest’anno l’outline è toccato nientemeno che alla statua di Apollo. Manie di grandezza?

Disclosure - Apollo

Dillon Francis – Money Sucks Friends Rule
La cover del nuovo disco del produttore statunitense Dillon Hart Francis è divertente quanto la sua musica: l’espressione folle viene divisa in tre fasce coloratissime, e la stessa sorte toccherà ad ogni singolo collaboratore (o Friend) che l’ha aiutato a confezionare l’album. Nella sua pagina ufficiale Vevo per ora si trovano i pezzi con Martin Garrix, Simon Lord, Major Lazer e Sultan & Ned Sheperd – i cui volti sono stati sapientemente “mashuppati” con quelli di Dillon.

Dillon Francis - Money sucks

Clean Bandit – Rather Be
I richiami all’assurdo video di Rather Be sono chiaramente visibili sulla copertina del singolo. All’interno delle forme geometriche colorate (che ricorrono con ostinazione nelle immagini del video) si riconoscono i pesci, il mercato e la fuga della protagonista ossessionata dalla melodia che ha ascoltato appena sveglia. Non abbiamo idea del significato di tutto questo, ma il mix di mistero, humor nero e pura farneticazione è da applausi.

Clean Bandit - Rather be

Mr. Probz – Waves (Robin Schulz Remix)
Se il mondo conosce il cantautore Mr. Probz è soprattutto merito di Robin Schulz, il dj tedesco che ha dato ritmo a Waves e che poco dopo avrebbe realizzato una doppietta mica male azzeccando anche il remix di Prayer In C di Lily Wood & The Prick. In occasione dell’uscita del remix di Schulz il colore della copertina originale di Waves viene filtrato: l’oggetto rimane la bottiglia tra le onde (che fa molto Message In A Bottle), ma il feeling malinconico e poetico del pezzo è esaltato dalle indovinate sfumature di viola.

Mr. Probz - Waves

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