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Perché gli Alter Bridge sono la migliore hard rock band del momento

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Gli Alter Bridge arrivano in Italia la prossima settimana, per due concerti attesissimi. Noi, e non solo noi, siamo convinti che Myles Kennedy e compagni siano la migliore hard rock band in circolazione. Vi spieghiamo perché. (foto di Francesco Prandoni)

Gli Alter Bridge saranno in Italia la prossima settimana con due concerti attesissimi, prima a Roma (l’11 novembre all’Atlantico) e poi a Milano (il 12 al Mediolanum Forum di Assago). Il seguito della band nel nostro paese è in continua ascesa sin da quando, nel lontano 2005, si esibì in concerto a Reggio Emilia. Da allora sono state sempre almeno due le date che il gruppo ha “regalato” al Bel Paese, in venue sempre più capienti e affollate, testimonianza di come i quattro abbiano visto incrementare esponenzialmente il numero di fan tricolori.
Qui tuttavia vogliamo alzare l’asticella ancora più su. Sia perché l’attuale tour europeo degli Alter Bridge sta raccogliendo consensi unanimi, sia perché la maturità artistica del combo è arrivata ad altissimi livelli col recente Fortress. Sposiamo una tesi che nel circuito underground gira in realtà da diverso tempo: gli Alter Bridge sono la migliore hard rock band del momento. Cerchiamo di spiegare perché.

RUVIDITA’ E MELODIE INTRECCIATE
Sin dall’esordio (One Day Remains del 2004), il gruppo che comprendeva 3/4 di Creed e l’ex cantante dei Mayfield Four (se non li conoscete, rimediate!) ha dimostrato di avere le idee chiare. Impatto, ruvidità e melodie si sono intrecciate in un sound che è diventato istantaneamente caratteristico. Se gli echi del post grunge sono chiaramente rintracciabili, lo sono altrettanto le influenza hard rock settantiane (Zeppelin su tutti) e anche un certo classic metal che spesso sfocia nel thrash grazie ai riff di Mark Tremonti. Proprio quest’ultimo è uno dei chitarristi più influenti del nuovo millennio, capace non solo di distinguersi e di reinventarsi nell’era in cui è rimasto davvero poco che non sia effettivamente derivativo.

IL FILO NON SI SPEZZERA’ MAI
Cosa può spingere gente che ha già venduto 40 milioni di dischi a ripartire da zero, suonare nelle topaie, cambiare etichetta tre volte, investire del proprio in continuazione, migliorarsi, percorrere nuove strade, rischiare, non cercare la hit facile a ogni costo e via dicendo? La voglia di fare musica, di raggiungere più persone possibili e, perché no, dimostrare anno dopo anno a chi li catalogava come “l’ennesima band post grunge derivativa e senza personalità”  che non avevano capito un tubo. Quando sei davvero mosso dalla passione vera, questa inevitabilmente transita a chi ti ascolta, contribuendo a creare quel doppio filo che lega fan e artista e che non si spezzerà mai più.

LE FUCILATE DI TREMONTI
In pochi si aspettavano che chi aveva composto, tra le altre, la musica di With Arms Wide Open (pezzo stupendo tra l’altro) potesse tirare fuori dal cilindro i riff di One Day Remains e di Metalingus sull’album di debutto degli Alter Bridge. Da allora la complessità e le fucilate di Tremonti sulla sei corde hanno contribuito a rendere diversi brani della band delle autentiche “cartelle” su disco e dal vivo, rendendo il gruppo pesantissimo e dall’impatto clamoroso sul palco (cfr. Ties That Bind piuttosto che White Knuckles, Isolation o Addicted To Pain).

GIUSTE DOSI DI ZUCCHERO
Quanto sopra ovviamente non esclude il fatto gli Alter Bridge siano capaci di scrivere ballad da paura. In Loving Memory, Watch Over You, Broken Wings o Open Your Eyes sono tutti esempi di come sia possibile emozionare senza suonare per forza scontati o banali. Chiaro, il miele abbonda e sicuramente ha permesso agli Alter Bridge di arrivare a un pubblico generalista ma su, dobbiamo per forza essere duri e puri per essere considerati rock’n’roll?

BLACKBIRD
E poi c’è questa: una delle canzoni più belle degli ultimi vent’anni nonché titolo del secondo disco degli Alter Bridge, uscito nel 2007. Un brano che è stato paragonato, scatenando clamorose guerre online, a manifesti del genere come Stairway To Heaven o Child In Time. Un pezzo che negli otto minuti di durata riesce a racchiudere l’essenza più intima della band insieme alla maestosità e all’epicità di cui è capace il gruppo. Non si va a tavoletta ma è stato il momento che ha fatto capire al pubblico, e probabilmente anche ai quattro musicisti stessi, che le potenzialità espressive di questa band erano infinite e dovevano essere assolutamente sviluppate.

CONTROCORRENTE
Ascoltando in sequenza i quattro album in studio pubblicati fino a questo momento, l’evoluzione è palese. Senza alcuna concessione all’elettronica piuttosto che ai singoloni di facile presa, gli Alter Bridge sono andati controcorrente rispetto alle tendenze musicali. Il primo disco, One Day Remains (2004) è sostanzialmente il più accessibile, l’ultimo, Fortress, richiede ripetuti ascolti prima di essere apprezzato e compreso in pieno. La forza del quartetto sta nel cercare sempre nuove sfide, migliorando le composizioni, le strutture delle canzoni e anche la varietà. Un modo unico e incontestabile di trasporre modernità e influenze classiche in un sound che è il migliore esempio di come possa essere attuale un genere con una storia pluridecennale come l’hard rock. La vera domanda è: come riusciranno a mantenere uno standard qualitativo così elevato anche nei prossimi anni, evitando di ripetersi?

SOSTANZA E SUDORE
Gli Alter Bridge sono una grande live band. Sul palco liberano tutta la loro abilità e il desiderio di suonare, costruendo un set che punta esclusivamente sulla musica, con pochissimo contorno (a meno che non stiano riprendendo la serata per un imminente DVD) a livello di scenografie ed effetti speciali. Giusto un buon impianto luci e amplificatori a cannone, un approccio che appartiene a un’epoca diversa da quella contemporanea, dove spesso si pensa prima all’impatto visivo e solo in un secondo momento a quello sonoro. Zero apparenza, tutta sostanza e molto sudore.

DIO
O se preferite Myles Kennedy. Non è solo LA voce del rock del nuovo millennio, ma è anche un gran bel figliuolo, che oltretutto ha imparato in questi anni a gestire il palco e anche la sua ugola d’oro, sfruttando in pieno l’esperienza maturata vicino a Slash, che in materia di rock non è certo l’ultimo arrivato. Myles ha ora grande confidenza onstage, sa come coinvolgere il pubblico e quando farlo, riesce dal vivo a riprodurre ogni nota disumana che si sente su disco e, come se non bastasse, è anche un chitarrista della madonna. Serve altro?

ANTI ROCKSTAR
Va bene, quest’anno hanno messo i Vip Ticket per dare la possibilità a chi lo desiderasse di incontrarli prima del concerto. Ok. Ma gli Alter Bridge rimangono sempre i ragazzi che sotto l’acqua salutavano tutti quelli che erano rimasti ad aspettarli dopo lo show vicino al tour bus all’Alcatraz, o quelli che per tre tour consecutivi hanno lasciato che fanclub, siti web e media vari organizzassero concorsi per meet&greet e addirittura per fare in modo che i fan potessero suonare insieme a loro durante il soundcheck. Mai una frase fuori posto, grande disponibilità per le interviste, un’umiltà e una professionalità che tante band si sognano.

ITALIA
Posto che la battuta “Tremonti è meglio come musicista o come Ministro?” ha oramai più di dieci anni, il legame che si è da subito instaurato tra la band e il nostro paese è fortissimo. Ogni concerto è una festa, una celebrazione tra vecchi amici (il gruppo e il pubblico) che tornano a casa dopo tanto tempo. D’accordo, quest’ultimo punto non è necessariamente utile a spiegare il motivo per cui gli Alter Bridge sono attualmente la miglior hard rock band in circolazione. Ma per una volta un po’ di sano patriottismo non guasta.

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