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Ben Harper torna con Childhood Home, perché di mamma ce n’è una sola

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Ben Harper torna con il nuovo album Childhood Home composto e cantato insieme alla madre Ellen, dalla quale ha deciso di farsi accompagnare anche per il tour acustico 2014 che lo porta in giro per cinque città in Italia. (Foto di Danny Clinch)

Per capire quanto Ben Harper sia affezionato all’Italia basta guardare il numero di date che fa nel nostro Paese: cinque concerti per il nuovo tour acustico nel quale presenterà anche le canzoni dell’album uscito il 6 maggio (a Padova il 9, a Firenze il 10, a Roma l’11, a Milano il 13 e a Torino il 14). Un disco con mamma. Nel vero senso della parola, perché la signora Ellen Harper ha composto, suonato e cantato con il figlio buona parte delle dieci canzoni contenute nell’ultimo lavoro del cantautore californiano Childhood Home. E proprio come promette il titolo, si tratta di un viaggio nell’infanzia, con ballate che in più di un caso ricordano le ninne nanne che si cantano ai propri figli per farli calmare e rasserenare.

Uscito dal divorzio dalla moglie Laura Dern nel settembre 2013 (dopo tre anni di infruttuosi tentativi di riconciliarsi), Harper ha scelto di tornare alle origini, non solo di sé come uomo, ma anche come musicista. Aveva iniziato a muovere i primi passi proprio suonando nel negozio che i nonni (e poi la madre) gestivano, il Folk Music Center and Museum, un luogo dove venivano collezionati gli strumenti più strani e rari. E lì aveva anche avuto modo di conoscere gli artisti che frequentavano la bottega, gente del livello di Leonard Cohen e Taj Mahal. «C’è sempre un po’ di sofferenza nell’andarsene di casa per conoscere il mondo e cercare di capire chi tu sia e cosa vuoi ottenere», ha detto a riguardo Harper, «ma più di tutto si tratta di riconoscere che la tua casa ti forma sia da piccolo sia da adulto per affrontare l’esterno. E, più ancora dell’atto del ritorno in sé, anche solo considerare di tornare a casa è importante». Ecco dunque che non deve stupire questa operazione amarcord di Ben. Da una parte la madre è un’eccellente musicista polistrumentista (e infatti il buon figliolo ha deciso di portarsela dietro anche sul palco nella tournée), dall’altra scavare nel passato è un buon modo per mantenere un’ispirazione appena tornata con l’ottimo Get up! dopo alcuni anni un po’ sotto i suoi (altissimi) standard.

La questione insomma è capire chi sia oggi Ben Harper. Sicuramente un musicista (e un uomo) in cerca di tranquillità e serenità. Parrà banale, ma alla fine tornare dalla mamma ha un significato simbolico, oltre che affettivo, molto importante. Per non parlare dei risvolti psicologici (evitiamo però di fare analisi da strapazzo). E il punto è che la voce di Ben è fondamentale nel panorama musicale internazionale e sarebbe un peccato se perdesse l’ispirazione. E se quella originaria era nata nei luoghi dove era cresciuto suonando i più strani strumenti nel negozio dei nonni e della madre, la speranza è che lo stesso accada di nuovo.

Sul live invece non  c’è proprio da dubitare. Harper è un chitarrista straordinario e la dimensione acustica, pur riducendo l’impatto rock delle sonorità, non può che regalare grandi soddisfazioni ai suoi fan, ancor più se si considera la capacità di Ben di creare una speciale intesa ogni sera con il pubblico, anche grazie a uno strumento che solo i più grandi tra i suoi colleghi (e nemmeno tutti) riescono a usare: la varietà. Il cantante californiano può permettersi di pescare in un repertorio enorme e, soprattutto, di cambiare la scaletta di volta in volta in base alle sensazioni che gli sta regalando il concerto. E così nel nuovo tour è in grado di regalare di tutto, dai nuovi brani (la bella Learn It All Again Tomorrow) a grandi classici del passato (Welcome To The Cruel World) a cover immortali (Hallelujah).

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