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The Black Keys a Roma con l’album della svolta (arrivata al momento giusto)

The Black Keys Roma

Tornano in Italia i Black Keys, che negli ultimi tre anni hanno visto crescere esponenzialmente la propria popolarità. Ma l’8 luglio al Postepay Rock in Roma non vedremo un gruppo appagato. Anzi. (Tratto da Onstage Magazine, numero di luglio)

Se fino a qualche anno fa si poteva ancora pensare che i Black Keys non fossero il duo rock blues più famoso al mondo, dopo lo straordinario successo de Il Camino ogni dubbio è stato fugato. Il disco di Lonely Boy e Gold On The Ceiling è stato infatti la classica chiave di volta di una band che per dieci anni aveva lavorato per lo più nell’ombra con grande coerenza e versando litri di sudore, ma per la quale il momento dell’esplosione a livello mondiale non era ancora arrivato. Come spesso avviene nella vita, però, seminare a lungo e bene serve: con pizzico di fortuna ti può portare nel giro di un paio d’anni dai club prestigiosi ma piccoli, alle più grandi arene mondiali.

Per alcuni, compreso l’istrionico Jack White, il duo di Akron nemmeno esisterebbe senza il lavoro dei White Stripes, e per altri ancora il successo è giunto grazie ad un album ruffiano e poco ispirato: pur contenendo un fondo di verità, entrambe le affermazioni non rendono giustizia alle grandi qualità di una band che non si può certo ridurre a semplice copia sbiadita degli ex coniugi White. Se è forse vero che il precedente Brothers resta il vero capolavoro del gruppo, va detto che le critiche piovute a posteriori sulla “facilità” generale de El Camino sono sembrate per lo più le classiche sparate da intellighenzia indie, pronta a puntare il fuoco sugli ex pupilli che hanno finalmente ottenuto il successo invocato da anni. Tra le cose che vanno riconosciute al gruppo, peraltro, c’è il fatto di non aver voluto minimamente sfruttare il momento propizio pubblicando un album fotocopia del predecessore e di aver aspettato tre anni prima di dare alla luce il nuovo Turn Blue.

Al di là delle facili considerazioni e delle prese di posizione che da sempre fanno parte della storia del rock, la vera domanda da porsi resta la medesima di qualche anno fa: chi sono oggi i Black Keys? E quale delle loro infinite anime vorranno mostrarci a Roma? Di questi tre anni travagliati, segnati soprattutto dal terribile divorzio di Auerbach, non è trapelato molto se non la percezione della voglia di dimostrare di non essere bolliti dopo aver raggiunto i vertici delle classifiche di mezzo mondo. Turn Blue è dunque un album che, fin dal titolo, trasmette (in)sofferenza e che, proprio come anticipato dai due protagonisti, segna un po’ la svolta psichedelica della band americana. Probabilmente, dopo aver rivoltato e filtrato attraverso la propria sensibilità garage rock, soul e funky, era giunto il momento di confrontarsi più con i Pink Floyd che con i Kinks: diversi dei brani del disco, infatti, sembrano uscire più da Wish You Were Here che da un album di rock revival, con l’iniziale Weight Of Love a rappresentare la migliore delle dichiarazioni d’intenti. E il solo singolo Fever ricorda molto le hit di El Camino.

Insomma, avranno anche fatto il botto, ma la voglia di sperimentare e stupire il proprio pubblico non è ancora svanita. Nei giorni del loro ritorno in Italia, al Postepay Rock In Roma, cresce la curiosità legata alla convivenza dal vivo tra i nuovi brani e quelli dei dischi precedenti, così come sarà bello vedere le reazioni dei fan che conobbero la band solo dopo lo strambo video di Lonely Boy. Quel che è certo è che non cambierà di un millimetro l’attitudine do it youself dei due ragazzi terribili: «Non abbiamo mai imparato a leggere la musica, né a suonare con perizia i nostri strumenti, ma se cercate l’anima questo è il posto giusto per voi».

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