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MiRo: 2 giorni con i Blastema, alla conquista di un posto nel rock

Negli anni d’oro del rock, era consuetudine che fotografi e giornalisiti seguissero le band in tournée per immortalarne anche i momenti più intimi. La macchina fotografica di Eloise Nania.jpep e la penna di Simone Sacco hanno fatto la stessa cosa nel progetto MiRo, accompagnando la band emergente Blastema nei concerti di Milano e Roma. Il gruppo romagnolo, dopo la partecipazione a Sanremo giovani, si sta ritagliando un posto nella scena rock italiana. Ecco il diario in anteprima per Onstage.

blastema miro

 

19 marzo 2013 – Milano (Salumeria della Musica)

A mezzanotte sai che io ti penserò…, cantava Celentano le parole del nipote Gino Santercole. E le lancette dell’orologio sono vicine alla doppia cifra quando i Blastema (Matteo Casadei – voce; Alberto Nanni – chitarre e cori; Luca Marchi – basso; Daniele Gambi – batteria; Michele Gavelli – piano e synth) scendono dal palco al termine del loro show. Diciamolo subito: quello dei romagnoli non è stato un concerto liscio come l’acqua reclamizzata in certe pubblicità. Un po’ perché la “data zero” (ok, facciamo 0.1 dato che la band ha già suonato a fine febbraio al teatro di Longiano) è sempre un gran casino per ogni gruppo di questa terra che va dai Muse all’ultima cover-band del creato. Per i Blastema ancora di più visto che il loro frontman, fino a pochi minuti dallo show-time, era influenzato e febbricitante oltre il livello di guardia. Colpa di un virus che ha steso Matteo nel week end precedente e che, a un certo punto, ha perfino fatto temere agli altri di rimandare l’esibizione. Ma Casadei stringe i denti e, nel ristorante a pochi passi dal locale, beve una birra dietro l’altra. “Si tratta di pura illusione, però bere luppolo mi dà la sensazione di schiarirmi i bronchi”, mi confida ridendo per stemperare la pressione (guarda qui le foto live e backstage della band).

A Milano i Blastema sono molto amati (complice una serie di esibizioni travolgenti nella vecchia e mai del tutto rimpianta Casa 139) e fallire stasera, a causa di una dannata afonia, proprio non si può. Fortunatamente, però, le cose vanno nel modo giusto e ne viene fuori un concerto strappato con le unghie e col sudore impiastricciato sugli strumenti. La nuova set-list fa il suo sporco dovere mischiata com’è tra i brani smaccatamente carichi del debutto e la botta più “pop” e dritta delle nuove canzoni (suonate praticamente al gran completo e dove spiccano lo spleen amaro di Tira fuori le spine e il riff ipnotico – un po’ alla Run Like Hell dei Pink Floyd – di Sole tu sei, un futuro grande singolo). Il gruppo fa il suo dovere trainato da una sezione ritmica bella compatta (dove spiccano sia la batteria preziosa di Daniele che il basso attento di Luca, il più giovane della compagnia), dalla finezza delle tre tastiere di Michele e dalla chitarra mai doma di Alberto che pare sempre in lotta tra un trip lisergico e un’anima metallara che frulla distorsioni, arpeggi rapidi e momenti grattugiati quasi alla Faith No More. A chiudere il cerchio la  verve di Matteo, cantante cresciuto a pane e Kurt Cobain, che assembla – dietro il suo ciuffo ribelle – un Frankenstein vocale nella miglior tradizione di quel rock italiano che non sa proprio dire di no alla melodia.

Tutto ciò fin qui scritto si traduce in fan (soprattutto femminili) in delirio, una tenuta di palco che sfoggia esperienza (i Blastema esistono fin dal ’97, quando nel nostro Paese si cercava ancora il connubio letale tra trip-hop e chitarre…) e una prova del fuoco terminata tra l’euforia generale e figlia di un bis (l’accoppiata Lucifero+Mutanti) che è testosterone puro. Tanti applausi, quindi. Compresi quelli di Dori Ghezzi, Luvi De André (alias i discografici di Nuvole Production, la “factory” dei Blastema) e di un’altra ventina di persone intrufolatesi in camerino per un autografo, una pacca sulla spalla, una foto col cellulare o un bacio. La solita liturgia dell’aftershow, insomma. Anche se i Blastema di stasera – giusto per citare il buon Faber – non sono di certo “evaporati in una nuvola rossa”. Al massimo si sono condensati in una pioggia fitta di decibel ed armonie appiccicose. E domani, bomba o non bomba, arriveranno a Roma. Dove ad accoglierli, tra le altre cose, ci sarà anche il personaggio più rock che l’Italia del terzo millennio possa oggigiorno vantare. Vasco Rossi? No, Rosario Fiorello…

 

20 marzo 2013 – Roma (Circolo degli Artisti)

A Milano batteva il sole mentre nella Capitale (ancora in tilt per la messa inaugurale di Papa Francesco tenutasi ventiquattro ore prima) scroscia acqua dal cielo. In mezzo, però, ci sta un trasferimento ferroviario in cui si può analizzare con calma ciò che è successo alla salumeria meneghina. Dove si è materializzato, in pratica, ciò che i Blastema vanno predicando fin dalle mille interviste concesse in quel di Sanremo. “Esigiamo il nostro posto nella scena rock italiana e ce lo guadagneremo centimetro dopo centimetro”, esordisce Casadei, occhiali scuri a mascherare il risveglio. “Ovviamente – rincara la dose Nanni – non pretendiamo che ci sia regalato nulla ma, dopo i concerti estivi, tireremo le somme e faremo il punto della situazione. E vedremo a cosa possono puntare i Blastema in vista del loro terzo album”. A proposito di quest’estate: tra luglio ed agosto (tra le date sicure ci sono già Milano, Roma, Cividale del Friuli, Grugliasco, Cattolica e Pescara) i Nostri saranno il gruppo di supporto degli Skunk Anansie, scelti personalmente da Skin e soci che, nella nostra penisola, ormai si sentono di casa. “Un grande, grandissimo onore”, commenta Daniele. “No, una figata allucinante!”, migliora il concetto il bassista Luca. “Penso – si intromette Michele – che prima degli Skunk suoneremo solo le canzoni più infuocate del nostro repertorio, mentre durante il tour regolare ci piacerebbe dilatare il suono concedendoci più improvvisazioni. Meno male che aprile è vicino e potremo starcene a provare con calma in saletta”. Insomma, dei Blastema ancora più psichedelici nell’anima. “Però niente momenti unplugged, per carità!”, intima Alberto. “Non siamo quel tipo di gruppo che, nel bel mezzo di un set, tira fuori sgabelli, chitarre acustiche e bonghi. Sai, stonerebbero con tutto il resto”.

Nel frattempo il taxi ci ha mollato fuori dal Circolo degli Artisti (luogo di culto della scena alternativa romana in quanto qui tra breve suoneranno gli Swans e alle pareti ci stanno manifesti di ogni sorta: dai Napalm Death a Mike Patton passando per Gossip e Raveonettes) e si procede con il noioso rito del pre-concerto. Vale a dire scarico, montaggio della strumentazione, rapido soundcheck e cazzeggio vario. Si parla di tutto (dall’ultimo cd di Gianna Nannini al futuro dell’umanità, e capirete anche voi che il balzo è vasto…) e poi, finalmente, si va a cena in un ristorante sardo dove Casadei, tanto per cambiare, ci dà dentro con le birre. “Ma stasera è diverso – specifica lui – ieri servivano per curarmi, stasera per godermi la convalescenza!”. Beh, cosa aggiungere? Che Matteo si sia ristabilito lo si nota anche da questo secondo show dei Blastema. Più duro, intenso, urlato e – concedetemi il termine – perfino punk. La band si incazza il giusto, vorrebbe suonare meglio, attaccare i pezzi alla perfezione, ma quel che conta è che il pubblico capitolino sia totalmente coinvolto e – cosa da non sottovalutare – faccia i suoi bei cori sui ritornelli, compresi quelli meno noti.

Stop, lo show (un’ora e mezza abbondante) scorre via come  uno shot di vodka e stavolta nel backstage – sorpresa! – si presenta pure una estasiata Carolina Crescentini (proprio lei, la leggendaria Corinna Negri del serial Boris) che, smessi i panni d’attrice del nuovo cinema italiano (pure d’autore visto che ha recitato con Ozpetek e Montaldo), si approccia al gruppo come semplice appassionata di musica. Con una come lei si farebbero volentieri le ore piccole (le famose “wee small hours” declamate da Sinatra) ma, tanto per cambiare, non c’è tempo. Il locale deve chiudere, il gruppo deve tornare in albergo, la notte romana offrire alcol e bistecche rifocillanti ad orari disumani, ma soprattutto tra poche ore giungerà l’alba. E ci sarà l’incontro con il divo Fiorello…

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