Buon compleanno Lou Reed (70 anni). L’omaggio di Onstage

Lou Reed compie 70 anni. Detta così, mette paura. Perché fatichiamo ad abituarci all’idea che i nostri eroi possano invecchiare. Ma poi, riflettendoci e sfruttando l’occasione per ripensare a quanto fatto durante una carriera che ha attraversato cinque decenni (!), la paura diventa gratitudine. Ancora oggi, il lavoro di Lou resta tra i più importanti e influenti del Novecento. 

Tutto e il contrario di tutto, come il suo contraltare britannico, quel David Bowie che molto spesso ha incrociato la propria strada con quella di Lou Reed, ex bad boy del rock americano, capace più volte di imprimere accelerazioni e svolte brusche alla storia della “popular music” del Novecento. Così, su due piedi, viene da pensare alla rivoluzione copernicana dei Velvet Underground – conoscete un gruppo non di successo più citato, venerato, imitato? – e ai legami con la Factory di Warhol, a quella combinazione tra arte e musica, tra coolness e miseria, tra depravazione e illuminazione. E poi una lunghissima parabola solista, Walk On The Wild Side e quel “du du du dududu” che conosce chiunque, il ruolo di padrino e anticipatore del punk. E il suo legame con l’Italia – c’è pure un disco live interamente registrato a Verona nella sua infinita discografia – con i lacrimogeni a Milano negli anni Settanta.

Reed è passato indenne o quasi per oltre quattro decenni, cambiando continuamente pelle, innovandosi e guardando indietro per smentire se stesso, passando dalle siringhe di Heroin fino alla pratica zen, dal rock al pop al jazz, alla musica classica, fino alla più imprevedibile delle unioni, quella coi Metallica, amata e odiata in egual misura, come spesso gli è successo in carriera. Partito a metà degli anni Sessanta con i Velvet Underground, assieme a John Cale, Maureen Tucker e Sterling Morrison, Lou ha consegnato ai posteri una mole di lavoro di statura artistica eccellente, anche in tempi più recenti, a dimostrazione di un talento che conosce pochissimi paragoni.

Guardandosi indietro, per celebrare i suoi settant’anni (ma siamo certi che non lo farà), potrebbe scorgere dischi come Transformer, disco di glam rock prodotto per lui proprio dall’amico/rivale Bowie, Metal Machine Music, quattro facciate di rumore bianco equivalenti a un suicidio artistico, Berlin, capolavoro decadente, Street Hassle e New York, splendide opere dedicate alla città che l’ha cresciuto e fatto diventare grande, Songs For Drella, dedicato al mentore scomparso Warhol e composto in coppia con John Cale. Un patrimonio artistico di rara bellezza, insomma, che è doveroso celebrare con il rispetto che si deve a un autentico campione.

Auguri Lou!

Ecco una photogallery del concerto di Lou Reed all’Arena Civica di Milano, 8 luglio 2011 – foto di Franceso Prandoni.
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