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Coldplay: Don't Panic

Che fine hanno fatto i Coldplay? Fino a poche settimane fa se lo chiedevano in molti. Una serie di indizi lasciavano presagire che Chris Martin e soci si trovassero in difficoltà nella composizione del loro quinto album, il successore di Viva La Vida Or Death And All His Friends. Poi è arrivato un nuovo singolo, Every Teardrop Is A Waterfall. Tutto a posto? Forse.

Ci sono molti momenti critici nella carriera di una band. Tipo affrontare per la prima volta lo studio d’incisione e insieme il mondo discografico. L’impatto del pubblico. Le sanguisuga che popolano l’industria musicale e la vita di tutti i giorni. Le prime critiche. Le tensioni interne, i litigi. Ma niente è complesso come confermarsi dopo aver pubblicato un disco che all’unanimità è stato considerato un capolavoro. La pressione del business e l’attesa del pubblico diventano tali da rischiare di mandare in cortocircuito anche le migliori e più solide macchine musicali. Per non parlare di quanto gli stessi artisti si aspettino dalla propria creatività dopo aver raggiunto certe vette. Un boomerang.

Il grande problema dei Coldplay di chiama Viva La Vida Or Death And All His Friends. Quel disco, il quarto degli inglesi, è stato capace di vendere quaranta milioni di copie in tutto il mondo, un risultato straordinario per i tempi che corrono – senza il downloading illegale saremmo qui a parlare di uno degli album più venduti della storia. Ha sfornato sei singoli (Violet Hill, Viva La Vida, Lost!, Lovers In Japan, Life In Technicolor II, Strawberry Swing), restando di fatto nelle programmazioni radiofoniche e televisive per oltre un anno. Ha vinto un Grammy come “Best Rock Album” – a cui vanno aggiunti anche i premi come “Song of the Year” per Viva La Vida e “Best Vocal Pop Performance by a Group” sempre per Viva la Vida. Ma più dei risultati quantitativi è la qualità che conta: un disco bellissimo, che ha segnato per Chris Martin e soci una svolta artistica oltre che in termini di popolarità. Il definitivo salto.

Una buona parte del merito va riconosciuto a quel genio di Brian Eno, che ha convinto i Coldplay ad abbandonare le divise da scolari (la gabbia della forma-canzone) per aprirsi a nuove possibilità creative. La struttura strofa/ritornello è diventata così una delle tante a disposizione in fase compositiva, non più l’unica. Un nuovo approccio che ha reso Viva La Vida Or Death And All His Friends un album molto ricco, un’esplorazione musicale in cui ogni brano è una missione di cui si conosce l’inizio ma non l’approdo. Con la classica ciliegina sulla torta, quella Viva La Vida che è, secondo il gruppo, «la canzone che tutti devono sentire almeno una volta nella vita» (e come dargli torto?). Eppure non stiamo certo parlando di un disco difficile, per orecchie istruite. Il massimo che una band che si muove nell’ambito popular possa ottenere.

E’ possibile, anzi probabile, che un simile fardello abbia pesato sul groppone dei Coldplay una volta cominciati i lavori per il nuovo album. Si dice che Chris Martin – scrive quasi tutto lui – sia stato colto dalla “sindrome della perfezione”. Che abbia cioè deciso di lavorare in modo maniacale alla ricerca di composizioni perfetta, cercando di superarsi. Lo sanno anche i muri che la perfezione non è cosa umana, ma è comprensibile che l’ego, specialmente di persone che tanto hanno fatto e ottenuto, possa giocare brutti scherzi. Sarebbe davvero un peccato se il seguito di Viva La Vida Or Death And All His Friends fosse stato concepito come una sfida personale piuttosto che semplicemente come un nuovo album dei Coldplay.

Certo è che il ritardo che l’album ha accumulato rispetto alle previsioni d’uscita (in tempi non sospetti Guy Berryman e Will Champion avevano annunciato che sarebbe uscito addirittura entro Natale 2010) ha fatto sorgere qualche dubbio. Stai a vedere che gli inglesi sono in difficoltà. Oltretutto dopo la pubblicazione di Christmas Song, che pareva una sorta di rodaggio in vista del disco, non si è più saputo nulla di loro, se non che avrebbero suonato nei più importanti festival europei dell’estate 2011. Ergo, si pensava, l’album uscirà prima. Non andranno mica in giro a suonare solo il repertorio? In fondo stiamo parlando di una band di poco-più-che-trentenni. E’ però giusto sottolineare che questa è una storia già vista. Anche ai tempi di X&Y (2005) e Viva La Vida Or Death And All His Friends la data di uscita del nuovo lavoro era stata più volte rimandata, mentre si rincorrevano le voci che volevano i membri del gruppo in conflitto. Rumors regolarmente smentite dai diretti interessati e soprattutto dal frutto del loro comune lavoro.

Finalmente, a fine maggio, il sito ufficiale della band ha cominciato a lanciare messaggi sempre meno criptati riguardo la pubblicazione di un nuovo brano. Prima un messaggio, poi un video, e finalmente la canzone. Every Teardrop Is A Waterfall è il termometro per valutare la temperatura corporea dei Coldplay, oltre che primo singolo del loro quinto disco. Com’è il pezzo? I tempi di stampa del magazine che state leggendo non hanno concesso al sottoscritto di metabolizzarlo, ma le sensazioni (con un paio di giorni di ascolto in loop del brano) non sono buone.

La prima impressione è che Every Teardrop Is A Waterfall cerchi disperatamente di assomigliare a Viva La Vida. I punti in comune sono molti, innanzitutto la struttura del brano. La ritmica è imposta da un riff, che allora era un arrangiamento di archi e oggi di sintetizzatori (che fanno tanto italo-disco anni Novanta), mentre tutto il pezzo gira su uno stesso accostamento di accordi, proprio come «la canzone che tutti devono sentire almeno una volta nella vita». Anche questo nuovo brano è una cantilena, specialità della casa, che però sembra molto meno melodica della sorella maggiore. Quanto alle differenze, bè, Every Teardrop Is A Waterfall manca di un ritornello, di quelli da cantare a squarciagola per tutta l’estate (e oltre) un marchio di fabbrica dei Coldplay fin dai tempi di Yellow.

Detto questo, niente panico, la nuova canzone di Chris Martin e soci diventerà una hit. Un po’ perché daje e ridaje il pezzo entra in testa – merito di una semplicità disarmante e di quella sensazione liberatoria che nessuno come gli inglesi riesce a donare alle proprie canzoni – un po’ perché grandi hit-maker all’orizzonte non se ne vedono. E allora ben venga un pezzo come Every Teardrop Is A Waterfall, prossima numero uno in tutte le classifiche, per lo meno qui da noi. In attesa di capire, con l’album intero, sei i Coldplay sono riusciti a districarsi dalla tela che loro stessi hanno tessuto.

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