Speciali

Cosa rende speciale un concerto di Springsteen, oltre al Boss

cosa-rende-speciale-un-concerto-di-springsteen-oltre-al-boss

Un concerto di Bruce Springsteen è uno di quegli eventi a cui è obbligatorio assistere almeno una volta della vita: è un’esperienza entusiasmante e coinvolgente anche per coloro che non sono appassionati, di quelle da ricordare e raccontare per anni ed anni. Figuriamoci per chi ama il Boss! Chiaramente Bruce è il perno a cui lo show ruota intorno: la sua straripante personalità, umana e artistica, sul palco trova la massima espressione – non a caso è considerato il più grande performer di tutti i tempi. Attorno a Springsteen girano però altri “elementi”, tutti importanti per rendere i suoi concerti indimenticabili per chiunque vi assista. In attesa degli show di San Siro (3 e 5 luglio) e Postepay Sound Rock In Roma (16 luglio) ne abbiamo raccolti cinque.

LE DIFFERENZE SI ANNULLANO
La passione per il Boss riunisce uno svariato numero di seguaci, estremamente diversi tra loro per età, sesso, estrazione sociale ma soprattutto cultura springsteeniana. Ci sono quelli che conoscono vita, morte e miracoli del Boss, che hanno seguito centinaia di concerti in più continenti, letto libri e collezionato bootleg: una dedizione alla causa che “deve” essere ostentata con feticci di ogni genere – magliette inedite ed improbabili in primis – per dimostrare agli ultimi arrivati che loro c’erano prima di tutti. A questi, che sono lo zoccolo duro, si affiancano scatenati rocker di ogni genere, famiglie con bambini, attempati musicofili con capelli brizzolati, giovani e spensierati fan, simpatici curiosi e pochi infiltrati modaioli che conoscono solo Born In The Usa (anche se ne fraintendono il significato). Di tutte queste differenze, però, ce ne si accorge fino all’istante in cui inizia il concerto. Poi, ogni persona è avvolta da una magia che assume le sembianze di una festa gigantesca. C’è chi urla a squarciagola, chi si abbraccia, chi piange, chi limona duro. Uno show nello show, della cui bellezza ci si accorge solo partecipando.

LA COMPLICITA’ SUL PALCO
Parlare della qualità musicale degli artisti che accompagnano Springsteen dal vivo è superfluo, così come raccontarne la storia. Soffermiamoci invece sul feeling che lega Bruce e la E-Street Band. Nonostante la scomparsa di alcuni membri storici (su tutti l’indimenticabile Clarence Clemons), ogni componente del super gruppo partecipa attivamente alla resa dello show. Merito della complicità che lega ogni musicista al protagonista dello spettacolo. Provate a seguire con attenzione gli occhi del grande batterista Max Weinberg, che osserva ogni singolo movimento del Boss, puntandolo da inizio a fine concerto senza perderlo un momento di vista. Gli basta un impercettibile cenno di Bruce, che nessun’altra persona comprenderebbe, per capire cosa fare. Anche le gag improvvisate sono una parte vitale degli show: l’eterno Little Steven è la spalla preferita di Springsteen, ma non l’unica.

Banner_Poste_Springsteen

L’EFFETTO SORPRESA
Visto l’enorme produzione del Boss, la scaletta è sempre una sorpresa. Quando un tour segue l’uscita di un album, le nuove canzoni trovano sempre spazio, ma non c’è mai alcuna certezza su quali e quante novità farà ascoltare così come si sa poco o nulla delle scelte legate al repertorio. Bruce ama introdurre tributi a eventi accaduti, omaggi ai luoghi in cui suona, temi sociali a cui è da sempre attento, o dediche a persone speciali a cui tiene particolarmente. Non solo, spesso Bruce cambia la scaletta in corso, anche per soddisfare le richieste del pubblico: è tipico dei suoi concerti vederlo raccogliere un cartello lanciato dalla platea che indica il titolo di un brano e un attimo dopo sentirlo intonare quello stesso brano. Un sorta di jukebox a cielo aperto. Last but not least, le cover. Giusto per fare due esempi, ricordiamo Who‘ll Stop The Rain dei Creedence Clearwater Revival sotto una pioggia devastante a San Siro 2003 e la struggente Purple Rain come tributo a Prince durante il recente concerto a Brooklyn. Insomma, non esistono due concerti di Springsteen uguali.

LA DEMOCRAZIA DEL PIT
Per i pochi che non lo sanno, il pit è quello spazio esclusivo e transennato che, soprattutto nei palazzetti e negli stadi, gli artisti “costruiscono” proprio sotto al palco, spesso iper costoso o riservato a sponsor, addetti ai lavori e fan club. Nei concerti del Boss le logiche d’accesso a quest’area non sono decise a priori. Spesso il pit è riempito democraticamente, sorteggiando l’accesso fra i fan in possesso del biglietto di parterre o prato che si presentano per primi ai cancelli. E per questo bisogna fare i complimenti anche a chi organizza i concerti di Springsteen. In ogni caso, grazie a questo approccio il pit è il luogo più animato ed in fermento durante i live del Boss, quello da cui partono le richieste di canzoni di cui sopra e da cui spesso sono “estratte” persone fortunate che finiscono sul palco per ballare con Bruce: uomini, donne (soprattutto), bambini e persino persone molto anziane, come capitato più volte nella recente tranche nord americana del The River Tour.

IL POST CONCERTO
Dopo essere stati ad un concerto del Boss, la sensazione di benessere, serenità e gioia pervade il vostro corpo per la notte e i giorni successivi, senza che voi facciate nulla. Quelle tre ore di show (tre ore!!) hanno un effetto benefico su anima e fisico e generano vibrazioni positive. Tanto da consentirvi di rispondere con un sorriso alle critiche invidiose di chi non c’era o chi ha snobbato l’evento. Tanto da gestire con serenità l’ego del vostro capo iperteso. Tanto da affrontare un weekend all’Ikea senza perdersi d’animo. Non ci credete? Provate, poi ne riparliamo.

Commenti

Commenti