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Le cose più sorprendenti che gli artisti fanno sul palco, raccontate dagli addetti ai lavori

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di Redazione
Foto di Foto di Francesco Prandoni - Interviste di Alvise Losi

Questa volta entriamo nel vivo del live, parlando di chi non solo lo vive dalle quinte o sotto al palco, ma del protagonista, colui che è in grado di rendere unica e irripetibile la serata. Quello che catalizza tutta l’attenzione e che proprio per questo non può permettersi un passo falso. Dopo aver parlato dei fan e degli inconvenienti che chi lavora nella macchina di un concerto può dover affrontare, abbiamo chiesto a sei addetti ai lavori quale sia la cosa più sorprendente che hanno visto fare a un cantante sul palcoscenico. Quella che proprio non si aspettavano e che ha reso il concerto magico.

Walter Mameli – manager e produttore di Cesare Cremonini
«Bisogna fare un discorso complessivo sul livello di spettacolo che facciamo in questi anni. Ormai un concerto è diventata una macchina talmente grande e complessa che lascia poco spazio all’improvvisazione, a meno che si preveda uno specifico tempo nella scaletta all’interno del quale l’artista possa andare a ruota libera. Ma l’atteggiamento che abbiamo alla luce di spettacoli così complessi è simile a quello di una compagnia teatrale, perché lo spettacolo deve essere percepito per come è stato pensato e scritto. Provate a pensare se durante Giulietta e Romeo un attore smettesse di recitare la parte e iniziasse a dire “essere o non essere, questo è il problema”: qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Poi naturalmente capita che l’artista trovi la vena di ispirazione per introdurre un pezzo in un modo non pensato e quello fa parte delle sue doti. Ma bisogna sottolineare che più il livello dello show si alza, meno questo ti è concesso. A volte non puoi nemmeno permetterti di andare in mezzo al pubblico a cantare, perché a livello tecnico può essere un problema, tra le trasmissioni radio dei microfoni e degli strumenti. Un concerto è un insieme di cose, nasce per come sei in grado di comunicare e quanto sei credibile. Non è necessario fare cose eclatanti».

Mimmo D’Alessandro – fondatore di D’Alessandro e Galli
«Ce ne sono un’infinità. Ogni concerto succede qualcosa di straordinario che ti sorprende. Dalla Dave Matthews Band che fece più di quattro ore di concerto senza scaletta, improvvisando per tutto il tempo. Questa è senza dubbio una delle più incredibili. Ma potrei dire Miles Davis che suonava dando le spalle al pubblico. Oppure Elton John che ha fatto un concerto di tre ore a Taormina sotto una pioggia incredibile sul palco scoperto, con l’acqua che schizzava dai tasti del pianoforte mentre lui suonava, ed era diventata una sfida col pubblico su chi cedeva prima, mentre noi gli dicevamo di smettere e lui continuava. Da non crederci. Ma c’è sempre qualche virtuosismo, qualche cosa strana che non ti aspetti».

Claudio Trotta – fondatore di Barley Arts
«Forse qualcuno si aspetterebbe da me un aneddoto su un artista come Bruce Springsteen, e invece no. È vero che certi artisti sono in grado di fare cose sul palco con grande naturalezza e che sembrano del tutto spontanee, ma non bisogna dimenticarsi che oltre all’esperienza ci sono dietro mesi di preparazione e a volte di tour già in corso. Ecco perché preferisco ricordare qualcosa che davvero è andato oltre i confini di quanto un artista dovesse fare o dare ai suoi fan. Mi è capitato nel 1992, quando i Cure erano in tour in Italia e dovevano suonare al Forum di Assago, a Milano, il loro ultimo concerto. Il bassista Simon Gallup stava malissimo e non era in condizione di salire sul palco, ma vedendo la quantità di fan presente decise di fare uno sforzo estremo e suonò per tutto il concerto seduto su una sedia. A dimostrazione che non facesse finta il fatto che subito dopo il concerto lo portarono in ospedale dove restò ricoverato per qualche settimana».

Ndr: Era il 31 ottobre 1992 e Gallup si prese una pausa per guarire da una pleurite. La band continuò il tour sostituendolo momentaneamente con Roberto Soave, che suonò con i Cure già dal concerto successivo a Marsiglia il 2 novembre 1992. Gallup tornò a imbracciare il basso il successivo 23 novembre a Manchester e concluse il tour.

Stefano Dal Vecchio – direttore di produzione, Barley Arts
«Devo dire che non è semplicissimo capire dove l’artista sta improvvisando. Soprattutto nelle grandi produzioni internazionali, dove magari in Italia seguiamo una, due o tre date è difficile individuare dove inizi davvero l’estro e dove invece ci sia mestiere. La cosa che comunque ogni volta mi sembra più sorprendente è l’energia che l’artista riesce a trasmettere ai fan. Perché sembra naturale pensare che gli artisti siano sempre disponibili nei confronti del pubblico, ma non è detto, perché magari hanno appena litigato con la compagna o non stanno bene fisicamente. Io ho avuto l’onore due anni fa di fare l’ultimo tour di Johnny Winter prima che morisse e lui per esempio iniziava freddo e si scaldava piano piano a mano a mano che andava avanti la serata, e faceva cose con una naturalezza incredibile. Ecco, devo dire che le persone più anziane e con più esperienza sul palco hanno più energia di una band di ventenni. Un’altra cosa che mi sorprende ogni volta è vedere John Mayall a 83 anni vendere ancora i dischi al banchetto a inizio concerto e ritardare di cinque minuti l’inizio per firmare due autografi in più».

Danilo Zuffi – direttore di produzione, Live Nation
«Diciamo che dal mio punto di vista, quello del direttore di produzione, vedo l’estro degli artisti più sotto un’altra angolatura: non tanto quella del pubblico che si gode le sorprese o presunte tali che un cantante fa sul palco, ma le richieste “estrose” del dietro le quinte. E in questo senso può capitare di tutto. Forse la cosa più sorprendente che mi è capitata da questo punto di vista fu prima del concerto di Michael Jackson allo stadio San Siro nel 1997, quando il management arrivò e mi disse che Jackson voleva che sul palco ci fossero tre gradi in meno. Cioè, io avrei dovuto far abbassare la temperatura in uno stadio, un luogo aperto, di tre gradi centigradi! Ecco, diciamo che non fu semplice convincerli di esserci riusciti».

Riccardo Vitanza – fondatore ufficio stampa Parole e Dintorni
«Non mi viene in mente un caso particolare in cui l’artista ha fatto qualcosa fuori programma, perché comunque anche una cosa che effettivamente è legata all’estro del cantante può esser stata comunque provata. Certo ci può essere la battuta in più, oppure tante volte capita che un artista non stia bene e sia influenzato e salga sul palco per l’amore nei confronti del pubblico. Mi è capitato recentemente, anche perché ho la fortuna di lavorare con artisti molto generosi con i loro fan, da Luciano Ligabue a Francesco De Gregori».

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