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Da 0 a 10 tutte le passioni di Ligabue

scaletta concerto ligabue verona 16 settembre 2013

Luciano torna negli stadi dopo quattro anni, ma nel frattempo si è dato parecchio da fare per alimentare quella fiamma che dopo un quarto di secolo continua a farlo tanto amare dai suoi fan. La musica, l’impegno, la scrittura, l’Inter. Quante e quali sono le passioni del Liga? Foto di Cristina Checchetto. (tratto da Onstage Magazine, numero di maggio 2014).

Cifra tonda: dieci album e cinque lustri di canzoni. E di tour. Ligabue torna a suonare negli stadi dopo quattro anni. Una grande festa per lui e per i suoi fan. Non che negli ultimi tempi fosse rimasto nascosto in casa senza mostrarsi. Dal 2010 il Liga si è esibito in arene, teatri e palazzetti. Senza dimenticare Campovolo 2.0. E adesso arriva negli stadi dopo un bel riscaldamento nel Piccole città Tour, che ha attraversato undici città italiane per dare a tutti la possibilità di godere della sua musica. Quello tra Luciano e il suo pubblico è un rapporto intenso e continuo, perché pochi sanno comunicare Su e giù da un palco come il rocker di Correggio. Lo disse già il grande Fabrizio De André nel 1997 («Mai visto un musicista comunicare col pubblico come sa fare Luciano», aveva dichiarato Faber dopo un concerto allo stadio di San Siro) e quell’affermazione rimane valida anche oggi.
Ma dove sta il trucco? Probabilmente il punto è che Ligabue è credibile perché fa ogni cosa con e per passione. O, meglio, per passioni. Quante sono quelle che muovono il cantante emiliano? Ce lo siamo chiesti e, senza avere la pretesa di dare una risposta definitiva, ne abbiamo individuate dieci: le abbiamo associate ad altrettante canzoni, una per ogni disco registrato in studio dall’uomo di Correggio.

Sogni di R&R: la musica rock (americana)
Non potevamo che partire da qui. Con i sogni di rock and roll che hanno da sempre accompagnato Ligabue, quando ancora giovane ragazzo emiliano metteva alla radio i pezzi dei suoi miti Neil Young, Bob Dylan, Lou Reed, Iggy Pop, Lynyrd Skynyrd. Canzoni che otto anni dopo avrebbe inserito nella colonna sonora del suo primo film Radiofreccia (ma questo è un altro capitolo della storia). Pezzi che ancora oggi si è divertito a trasmettere tornando conduttore radiofonico per una serie di speciali sulla musica rock trasmessi online. Ecco perché dopo tanti anni “Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei” rimane forse uno dei versi più autobiografici del Liga. Senza quei sogni chissà cosa farebbe oggi Ligabue.

Urlando contro il cielo: suonare dal vivo
È fondamentale riuscire a comunicare dal vivo quello che si è inciso su un album. Guardare negli occhi i fan e convincerli che quanto stai dicendo è vero. Che in quel momento stai dando tutto per loro. Ligabue è sempre stato questo e in Italia è difficile trovare tanti performer di questo livello. E che, ancor più, lo facciano regalando la sensazione di trarne un beneficio. È come se Luciano ricavasse energia dallo scambio di sguardi con i suoi fan. Come se il suo sudore e il loro sudore si fondessero. E in buona parte dei dischi del rocker si trova almeno una canzone “da stadio”. Un brano cioè tanto coinvolgente nella musica quanto nel trasmettere la sensazione di essere tutti una grande famiglia, che urla contro il cielo e balla sul mondo.

Piccola città eterna: la sua terra
Quanti sono gli artisti che, raggiunto il successo, continuano a vivere nel loro paese di origine? Non molti. Ma, come disse il Liga qualche anno fa, «a me piace il mio paese, Correggio, con tutti i pregi e tutti i limiti della provincia. Per me è fondamentale poter raggiungere qualsiasi posto in bicicletta o a piedi. E poi mi piace il fatto che la gente, conoscendomi da sempre, vive il mio successo con più naturalezza. Ci sono persone alle quali sto antipatico, altre che mi vogliono bene. Ma non perché sono una rockstar». E proprio la terra, intesa come terra d’origine, come insieme di rapporti e narrazioni che si instaurano nel luogo dove sei nato e cresciuto, è uno dei temi ricorrenti delle sue canzoni. Da ogni album di Ligabue escono personaggi e luoghi che tratteggiano la sua Emilia e portano le storie del Bar Mario nelle orecchie di tutti.

A che ora è la fine del mondo?: la politica
Che sia stato consigliere comunale in quota Pds è storia. Che nei suoi brani abbia sempre parlato di politica è un po’ meno scontato. Ligabue, come ogni altro cantautore, per comporre le sue canzoni si ciba di quanto lo circonda e succede alle persone che incontra. E anche se A che ora… è uno dei brani più esplicitamente politici del cantante, nell’arco della sua carriera ha sempre avuto modo di trattare dell’argomento, magari non sempre in modo diretto. «A volte sono vago e voglio restare lontano dalla cronaca perché invecchia le canzoni, ma questa volta non ce l’ho fatta», ha detto dell’ultimo lavoro Mondovisione.

Hai un momento Dio?: la spiritualità
La religione e la fede sono due temi molto presenti nelle canzoni del Liga. E spesso portano con sé dei punti di domanda. Luciano non offre mai certezze su questo punto, ma si pone degli interrogativi e li rivolge anche a chi lo ascolta. «L’unica cosa che so è che fra casualità e potere divino, io propendo per il potere divino», ha avuto modo di dire commentando Siamo chi siamo, contenuta in Mondovisione. Una frase che forse non in molti si sarebbero aspettati. «Il problema è che si cerca nella musica qualcosa che la politica e la religione non danno e io questo lo trovo eccessivo, quasi aberrante», ha poi aggiunto. Due affermazioni che non fanno sconti a nessuno e che spiegano come Ligabue non voglia affatto porsi come portatore di certezze, dal momento che è il primo a porsi grandi dubbi.

Una vita da mediano: il calcio (e l’Inter)
È questa invece la sola fede granitica di Ligabue. Tifoso fino al midollo, Luciano inserisce la sua Inter dove, quando e appena può. “Non si può sempre perdere, per cui giochiamoci”, in Lambrusco, coltelli, rose & pop corn. Gli autogol di Ferri in A che ora… “Le rovesciate di Bonimba” in Radiofreccia. Lele Oriali in Miss Mondo. I suoi fan non nerazzurri hanno imparato a convivere con la cosa negli anni, anche perché si tratta di un amore viscerale che ha prodotto gran belle canzoni. «Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa», diceva Freccia (e pensava Ligabue nel 1998). C’è voluto del tempo, ma alla fine quell’Inter è arrivata con Mourinho. «Ne sono entusiasta, non tanto dell’arrivo di Thohir, quanto di Mazzarri perché ora sì che siamo una squadra», diceva il Liga nel novembre 2013. Purtroppo per lui i miracoli non si ripetono.

Questa è la mia vita: il cinema
Chi si sarebbe aspettato di vedere Ligabue dietro alla cinepresa? Pochi nel lontano 1998. Ancor meno avrebbero pensato a un risultato del livello di Radiofreccia, film apprezzato tanto dalla critica quanto dal pubblico. Una sorta di summa della poetica di Luciano e delle sue passioni: il rock, la terra, la politica, la spiritualità e l’Inter. C’è molto altro naturalmente, ma non è sbagliato dire che il cinema era il giusto sbocco per un artista come lui. Tanto che andando ad ascoltarsi le sue canzoni e a leggersi i suoi testi si può riconoscere in molti
di essi un tipo di scrittura cinematografica. Molti brani di Ligabue sono storie incluse in se stesse, che iniziano e finiscono nello spazio di pochi minuti.

Lettera a G: la riservatezza
Fa il paio con la passione per le proprie origini. Luciano ha sempre cercato di restare con i piedi per terra e, allo stesso tempo, di salvaguardare la propria intimità. Ecco perché da sempre continua a dare quell’impressione di persona autentica. «Non dovete badare al cantante», scrisse nel 1995 nel disco che gli regalò il grande successo. E ha continuato a parlare di quella sensazione straniante di essere messo su un piedistallo nel corso degli anni. Così come, al contrario, dell’essere oggetto di critiche a volte gratuite (Caro il mio Francesco). I pro e i contro del successo, si potrebbe dire. E il Liga ha contrastato quel senso di onnipotenza che ha colpito alcuni suoi colleghi salvaguardando proprio la sua dimensione privata.

Il peso della valigia: la letteratura
Non tutti i cantautori sono capaci di scrivere anche altro (e con successo). Il primo libro arriva un anno prima di Radiofreccia e ne costituisce in parte la sceneggiatura. Poi Luciano ci prende gusto e, dopo i racconti Fuori e dentro il borgo, si dedica al romanzo (La neve se ne frega) e, infine, anche alle poesie in una continua commistione con il suo “primo” lavoro. Alcune poesie diventano canzoni, alcune canzoni invece rimangono poesie. Lo stesso discorso vale per i racconti. E persino l’intero romanzo trova spazio in un brano dell’ultimo album.

La terra trema, amore mio: l’impegno sociale
Partendo da Il mio nome è mai più, passando per Domani, arrivando a Italia Loves Emilia, sono tantissime le occasioni nelle quali Ligabue ha usato il suo nome, la sua voce e il suo impegno per dare forza a problemi sociali di vario tipo. Prima i fondi raccolti per Emergency con Jovanotti e Piero Pelù, poi quelli insieme a tanti altri colleghi dopo il terremoto de L’Aquila, infine il concerto a Campovolo per la sua Emilia. Sempre con l’idea di restituire tutto il bene che ha avuto.

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