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Lettera aperta a Dave Grohl nel giorno del suo 46esimo compleanno

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Oggi 14 gennaio 2015 Dave Grohl, leader dei Foo Fighters, compie 46 anni. Lo celebriamo scrivendogli una lettera. Per fargli gli auguri. E per ringraziarlo.

Caro Dave,

dopo tanti anni mi sono deciso a scriverti questa lettera, rimandata regolarmente dai tempi del liceo scientifico e la cui prima bozza risale esattamente a un anno fa, in occasione del tuo 45esimo compleanno. Ma quella ricorrenza mi era parsa troppo banale e discussa per aggiungervi qualcosa di tanto personale e sentito. Dunque eccomi qui, per l’ennesima volta. Spero quella definitiva.

Mi rivolgo a te con parole di vero affetto, come fossi un amico d’infanzia, o un fratello maggiore. Di sicuro sei una persona con la quale ho passato più tempo rispetto a molti dei miei parenti. Non sono un mitomane, non ti preoccupare, e neppure qualcuno che si veste come te, cita le tue frasi o cose di questo genere. Però sono convinto che tu sia una delle figure cardine di un’intera generazione. Non di quella Generazione X della quale Kurt Cobain diventò suo malgrado un feticcio, ma di quella appena successiva.

Della mia sostanzialmente, che aveva bisogno di vedere (e credere) che qualcosa di quella fiamma fosse riuscita a sopravvivere. Che ci fosse qualcuno da andare a vedere dal vivo al di sotto dei settant’anni. E che quel qualcuno non fosse stato un idolo dei miei genitori prima ancora che mio. Soprattutto che quel “nuovo” qualcuno potesse essere un mito tutto nostro, intenzionato, per giunta, a non vivere di rendita dopo aver militato in una delle band più influenti della storia del rock, benché in troppi continuino a relegarla soltanto a quel decennio.

Cazzo, credo che qualunque altro musicista, nei vent’anni successivi alla fine di un’avventura come quella, avrebbe suonato almeno una sera un pezzo della sua vecchia band. A maggior ragione se quella band erano i Nirvana. Nessuno avrebbe potuto dirti niente se l’avessi fatto e, diciamoci la verità, la gente avrebbe anche goduto parecchio. E avrebbe cantato con te Smells Like Teen Spirit, fottendosene bellamente dell’integrità e dell’animo tormentato di Cobain. E naturalmente l’avrei fatto anche io.

Tu invece quel rischio nemmeno hai voluto farcelo correre, ripartendo il giorno dopo con un progetto che avevi già in mente, ma che forse senza quel tragico evento chissà quando avresti potuto realizzare.

Ti confesso (faccio un piccolo salto logico) che ho sempre pensato al primo disco dei Foo Fighters un po’ come ad All Things Must Pass di George Harrison, pur con tutte le differenze del caso: non sono possibili confronti tra i due album dal punto di vista musicale, ma psicologicamente li trovo molto simili. Forse per entrambi, per te e George intendo, la difficoltà nel proporre la propria musica in un contesto così collaudato come il duo Lennon/McCartney o i Nirvana di Cobain era stata davvero troppo castrante.

Ti dirò di più: mi piace pensare che quando recentemente hai ammesso di esserti sentito spesso inadeguato nei confronti di Kurt, tu abbia in qualche modo confermato un po’ la mia teoria a riguardo. Ma arrivo al dunque perché non voglio annoiarti.

Dave, in fondo questo compleanno numero 46 è una semplice scusa che sfrutto per dirti grazie.

Grazie per aver dato ai Nirvana il sound che cercavano da anni.

Grazie per aver dimostrato che la coerenza è ancora un valore e che si poteva andare in vetta alle classifiche mondiali con un album contenente un pezzo hardcore come White Limo (quello sì che Kurt l’avrebbe apprezzato).

Grazie perché mi hai fatto conoscere gli Hüsker Dü e per aver candidamente ammesso che la discografia dei Foo Fighters non esisterebbe senza quella della band di Grant Hart e Bob Mould.

Hai sempre continuato a portare avanti quel discorso iniziato proprio con i tuoi ex compagni di viaggio, quando vi portavate in giro gente come i Mudhoney o indossavate le magliette di Daniel Johnston. Questo credo che sia davvero il tuo più grande omaggio a quella parte della tua vita, che non hai mai voluto scimmiottare nemmeno per un secondo.

È anche per questo che tutti ti rispettano così tanto.

E sempre per questo motivo il fatto che tu abbia suonato negli album più importanti degli ultimi vent’anni (qualcuno ha parlato di Songs For The Deaf?) passa quasi in secondo piano.

Un abbraccio,

Luca

ps. Dimenticavo… Happy Birthday Dave!

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