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Disco History: 10 pezzi che hanno cambiato la storia del clubbing

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Il mondo ha bisogno della rassicurante cassa in 4. I quattro quarti sono il ritmo più facile da seguire, anche per chi non ha il ballo nel sangue. Dance, House, Techno e la miriade di sottogeneri che ne conseguono si basano su un beat quadrato e familiare. Purtroppo in alcuni momenti storici capita che – nonostante il lavoro di ricerca dei dj – si respiri un po’ di stanchezza e ci si imbatta nella ripetitività. Fino a quando non piovono dal cielo dischi che cambiano le regole: pezzi che trasgredendo riescono ostinatamente a incunearsi nella testa delle persone, modificandone il pensiero e ampliandone gli orizzonti. Suoni e approcci in grado di scombussolare la club culture per sempre. Come questi, per esempio.

Robin S – Show Me Love (1992)
Nel 1990 uscì il primo singolo della Newyorkese Robin Stone. Non se lo filò nessuno, fino a quando lo svedese Stonebridge – dopo un paio di tentativi di remix falliti – preso dalla disperazione tentò di creare una linea di basso con un suono di organo sintetico. Quel suono e il riff sono entrati nella storia, e vengono tuttora saccheggiati.

Scooter – Hyper Hyper (1994)
Al grido di “Voglio vedervi sudare”, il “cantante” di una delle band tedesche più tamarre che la storia ricordi ringrazia una serie dj degli anni 90 (tra i quali figurano anche i sempre attuali Sven Vath e Carl Cox); è forse l’unico caso che si ricorda di una hit mondiale con il BPM così elevato (tipico del genere Happy Hardcore).

Underworld – Born Slippy (1995)
Altrimenti nota come “Quella di Trainspotting”. Esattamente come il film, il brano ha il grande merito di riuscire a immortalare un periodo storico; il contrasto tra la “calma epica” dei synth che aprono e il beat distorto che piomba all’improvviso è clamoroso.

Daft Punk – Around The World (1996)
Oggi si possono permettere di esibirsi con Pharrell, Nile Rodgers e Stevie Wonder ai Grammy. Nel 1996 nessuno li aveva mai sentiti nominare, ma con Around The World (e più tardi One More Time) conquistarono pubblico e critica in un batter d’occhio. Questo pezzo ha un’importanza fondamentale nell’evoluzione della musica elettronica, punto.

Stardust – Music Sounds Better With You (1998)
Non completamente soddisfatto del terremoto causato con Around The World, Thomas Bangalter (uno dei due Daft Punk) insieme ad altri due francesi (Alan Braxe al mixer e Benjamin Diamond al microfono) campiona un micro-riff da un pezzo di Chaka Khan e riscrive le leggi della House Music.

Chemical Brothers – Hey Boy Hey Girl (1999)
La celebre frase che da il titolo al pezzo più noto dei Chemical Brothers è presa da una rima del 1984 di Rock Master Scott & The Dynamic Three; partendo da quelle nove parole, i fratelli chimici indovinano un inno che marchia a fuoco la fine del millennio (e non solo).

Benny Benassi – Satisfaction (2002)
C’è chi pagherebbe oro per sapere cosa girasse nella testa del Benny nazionale quando produsse Satisfaction; voci effettate con espliciti ammiccamenti sessuali, una cassa gigantesca e compressioni assolutamente fuori dal comune. Una hit all’improvviso, i cui cloni non si contano.

Justice Vs Simian – We Are Your Friends (2006)
Nel 2003 i Justice decisero di partecipare a un remix contest creato da una stazione radio di un college di Parigi; il loro lavoro spopolò in radio e nei club, e venne infine pubblicato. Gli ingredienti? Una buona dose di eclettismo e una conoscenza approfondita del vangelo secondo i Daft Punk.

Paul Kalkbrenner – Sky And Sand (2009)
Berlino chiama, i fratelli Kalkbrenner rispondono. Originariamente scritta per il flim di culto Berlin Calling, Sky And Sand ci mette pochissimo a incantare le piste di mezzo mondo, diventando la scelta obbligata per dare il benvenuto all’alba a fine party.

Disclosure – Latch (2012)
Come abbiano fatto due ventenni a catturare lo spirito della house vecchia scuola e riproporlo in chiave moderna rimane un mistero. Latch riesce nella difficilissima impresa di fare suonare elegante un ritmo terzinato: è una meraviglia che mette d’accordo tutti, anche i più esigenti.

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