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Le cose più assurde di cui sono capaci i fan, raccontato da 7 addetti ai lavori

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di Redazione
Foto di Francesco Prandoni - Interviste di Alvise Losi

La musica che preferiamo ascoltare noi di Onstage è quella dal vivo. Ecco perché ci sono i TIMmusic Onstage Awards, i premi della musica live in Italia. Proprio in vista del grande evento conclusivo che va in onda il 18 marzo in prima serata su Rai2, abbiamo pensato di intervistare chi di solito si vede di meno, perché non è sul palco a suonare – ma non per questo è meno importante per la riuscita di un concerto.

Abbiamo chiesto a sette tra i più importanti addetti ai lavori del settore di rispondere a dieci domande che si è posto almeno una volta nella vita chi è stato ad un concerto. Ecco che cosa ne è uscito. Iniziamo con la prima, che riguarda voi. I fan.

Le cose più assurde che fanno i fan

Non siamo più negli anni Settanta, quando gli Hell’s Angels accoltellavano un ragazzo nero a un live dei Rolling Stones o un giovane Francesco De Gregori veniva minacciato con una pistola prima di un concerto a Milano. Gli animi oggi sono più sereni e per fortuna i fan sono disposti a fare pazzie senza però mettere a rischio l’incolumità di qualcuno. Rimane però un seme di follia in ciascuno di noi quando si ritrova al concerto del proprio artista preferito e arriva a essere disposto a qualunque cosa pur di essere in prima fila o conoscere il suo idolo. Ecco quali sono le cose più assurde che alcuni addetti ai lavori hanno visto fare ai fan prima, durante o dopo un concerto, secondo le loro stesse parole.

Walter Mameli (manager e produttore di Cesare Cremonini)
«Notoriamente non sono un amante del fanatismo di qualunque tipo, ma fa parte della storia della musica e bisogna confrontarsi anche con questo. Mi dispiace quando si esagera e si perde di vista il buon senso e si va oltre la sfera del gioco, del divertimento. Mi stupisce soprattutto quando vedi fare a certe persone delle cose che sono magari giustificabili per un 16enne e non per uno che ne ha ben più di 40 e superano il limite della propria dignità e alla propria salute. Esiste un’età per ogni cosa e non bisogna scivolare nel patologico. La cosa più importante per noi che lavoriamo nella musica è però lavorare con tatto perché sono persone, ciascuna con la propria sensibilità. È quello che diciamo sempre a chi lavora con noi, di usare tatto e rispetto: il pubblico, anche quello fanatico, non è composto da animali ma da persone».

Mimmo D’Alessandro (fondatore di D’Alessandro e Galli)
«Devo dire che negli ultimi anni è un fenomeno che si sta riducendo sensibilmente quello delle “follie da fan”. Succedeva di più qualche anno fa, quando trovavamo gente nascosta negli alberghi in attesa che arrivasse l’artista preferito. Alcune volte ci è capitato persino di beccare dei fan sotto al letto della stanza sperando di saltare fuori al momento giusto. Ecco, queste sono le cose più pazze, divertenti e non pericolose alle quali ho assistito».

Roberto De Luca (presidente di Live Nation Italia)
«Credo che ormai sia tutto talmente controllato che non ci sia molto spazio per i rischi. Sicuramente ancora oggi è importante per i fan essere vicino al loro artista preferito. Quindi la cosa più frequente è vedere la gente che corre e sgomita per guadagnare il posto in prima fila. Ecco, in quei momenti può capitare che qualcuno rischi di inciampare e farsi male, ma rimane comunque tutto nei limiti della sicurezza».

Claudio Trotta (fondatore di Barley Arts)
«Senza dubbio oggi i tempi sono cambiati e il livello della sicurezza è anche molto più elevato rispetto al passato, ma soprattutto in certi concerti si possono ancora vedere cose che lasciano sorpresi. Se una volta era il rock che faceva fare follie, oggi è più il pop il genere che esalta i fan. Parlo in particolare del pubblico più teenager oriented. Ecco, tra le giovani il fanatismo può raggiungere livelli problematici. Ho visto per esempio al concerto dei Tokio Hotel a Milano delle ragazzine disposte a fare del male a quelle in coda davanti a loro per poter guadagnare un posto più vicino al palco. Però, l’aspetto più assurdo e tremendo del fanatismo secondo me è quello del secondary ticketing, che spinge alcune persone a spendere cifre davvero assurde per i biglietti di un concerto».

Stefano Dal Vecchio (direttore di produzione, Barley Arts)
«Un fan può diventare pericoloso ormai in pochissime circostanze. I concerti sono talmente controllati che tutto è diventato molto schematico ed è difficile che una persona del pubblico possa creare disagio all’artista. Può capitare il fan stalker che si presenta alla mattina alle 5 e se ne va alle 3 del mattino seguente e non riesci ad allontanarlo dai cancelli, ma non è nulla di ingestibile. All’ultimo tour di Mika per esempio alcuni fan si sono fermati fino a tre ore dopo la fine del concerto. L’unico inconveniente è che rallenta molto il lavoro perché bisogna stare attenti al fatto che non entrino durante le fasi di smontaggio del palco e si facciano male. La cosa più strana che ho visto recentemente è stata al concerto degli AC/DC a Imola, quando una ragazza di 19 anni si è presentata con il padre due giorni e mezzo prima dell’evento, quando noi stavamo ancora lavorando. Ci sono poi i fan che seguono gli artisti in tutte le date e sono sempre in prima fila, ma niente di fuori dal comune».

Danilo Zuffi (direttore di produzione, Live Nation)
«Bisogna partire dalla considerazione che il pubblico va a un concerto per seguire il suo artista, ci va con una bontà d’animo che, a meno di situazioni particolari, per esempio quello che ha bevuto troppo prima dell’inizio, non presentano grossi problemi, in ogni caso sempre gestibili dalla sicurezza. Comunque il pubblico viene per seguire una festa con gioia e di conseguenza è difficile vedere comportamenti troppo fuori dagli schemi».

Riccardo Vitanza (fondatore ufficio stampa Parole e Dintorni)
«La maggior parte dei fan è composta da persone tranquille che supportano magnificamente l’artista ed è bello e giusto che gli stessi artisti si spendano per il loro pubblico. Diciamo che il timore più grande è il fan più invasato degli altri. Non mi è mai successo nulla di particolare, se non lo spettatore che tenta di entrare nei camerini o di salire sul palco. Nulla di grave se poi la cosa finisce lì».

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