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Duran Duran Unstaged, al cinema il documentario sperimentale diretto da David Lynch

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Sarà proiettato il 21, 22 e 23 luglio nei cinema italiani il docufilm Duran Duran Unstaged diretto da David Lynch. Una pellicola attesissima, di cui vi mostriamo il trailer e, in anteprima esclusiva, un estratto in cui la band suona la celebre hit RioFoto di Roberto Panucci.

Prendete un regista cult e una delle band più iconiche degli anni ’80. Metteteli insieme e avrete una pozione magica a metà strada tra una macchina del tempo nostalgica e un’opera d’arte d’avanguardia. Gli ingredienti della miscela esplosiva sono David Lynch e i Duran Duran, mente visiva e attori protagonisti del documentario Unstaged. Il film, presentato in anteprima mondiale al festival di Cannes del 2013, arriva in Italia il 21, 22 e 23 luglio grazie alla rassegna Woovie Nights, presentata da QMI, che in poco più di un mese ha portato nei cinema della Penisola quattro pellicole a sfondo musicale. Duran Duran Unstaged è il terzo capitolo del grandioso progetto “American Express Unstaged”. Il colosso finanziario americano, in collaborazione con YouTube e VEVO, ha realizzato cinque film basati su concerti, unendo grandi artisti e registi di fama mondiale. Il primo episodio fu lo show degli Arcade Fire al Madison Square Garden di New York del 2010 diretto da Terry Gilliam, il secondo vide protagonisti i Roots e John Legend con la regia di Spike Lee. Poi è stata la volta della band di Simon Le Bon.

I 112 minuti di girato raccontano il live del 2011 al Mayan Theater di Los Angeles, durante il loro All You Need Is Now Tour. Ma non si tratta di un semplice concerto per immagini. Lynch (che non lavorava ad un lungometraggio dal 2006) ha partorito un’esperienza sperimentale unica dirigendo in live streaming e usando il bianco e nero. Il regista ha creato in tempo reale due strati visivi sovrapposti. In uno c’è la performance della band britannica, per l’occasione in formazione originale con Simon Le Bon, Nick Rhodes, John e Roger Taylor. Nel secondo filtro parallelo scorrono disegni, attori che recitano, fumo, effetti speciali. Un viaggio ai confini della lisergia che accompagna le 18 canzoni della scaletta: da Hungry Like The Wolf a Ordinary World, da A View To A Kill fino a Rio. Tra le altre chicche imperdibili, la canzone Blame the Machines, mai suonata dal vivo in precedenza.

Tanti e di livello anche gli ospiti sul palco: Kelis, Gerard Way dei My Chemical Romance (duetto sulle note di Planet Earth), la cantante dei The Gossip Beth Ditto e il produttore enfant prodige Mark Ronson che suona la chitarra in Girl Panic!. A far da collante alla voce di Simon Le Bon il talento visionario di uno dei più grandi registi contemporanei, da sempre grande fan dei Duran Duran. «Ci siamo mossi con un occhio agli spettacoli dei Pink Floyd, immaginando un miscuglio di cose che nuoteranno insieme», ha ammesso l’autore di capolavori come Twin Peaks, Blue Velvet, The Elephan Man e Mulholland Drive. L’unicità del tutto è data dal fatto che in 30 anni di carriera la band aveva concesso le riprese in HD soltanto in un’altra occasione. Il risultato è un documentario che è finito perfino al MoMa di New York, il museo di arte moderna più famoso al mondo. D’altronde, come ha confessato il tastierista Nick Rhodes, «i Duran Duran hanno scelto Lynch perché i prodotti convenzionali non appartengono alla nostra storia». E questo documentario, di convenzionale, non ha proprio nulla.

In anteprima esclusiva, vi mostriamo un estratto del docufilm in cui i Duran Duran cantano Rio.

Questo invece è il trailer di Duran Duran Unstaged.

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