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Ed Sheeran, l’arrivo in Italia di Mister Moltiplicazione

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Dopo aver duramente lavorato per costruirsi una fanbase di primo livello, il giovane talento inglese Ed Sheeran rispetta il titolo del suo ultimo album X e moltiplica le date italiane del suo tour. Ecco perché è uno dei nomi più interessanti della scena cantautorale britannica. Tratto da Onstage Magazine 75 di novembre/dicembre 2014

Ai tempi del suo esordio, intitolato con un altro segno matematico (+) nessuno aveva la sensazione di trovarsi davanti al veterano che oggi traspare da X, l’album che lo ha proiettato ai vertici delle classifiche internazionali. Eppure il giovanissimo Ed Sheeran, 23 anni, prima di fissare definitivamente le sue canzoni su disco, aveva in curriculum oltre 300 concerti, buona parte in pub e locali minuscoli. Chitarra, zaino e poco altro. Notti passate sui divani di tutto il Regno Unito. Un busker che, invece di suonare in metropolitana per qualche spicciolo, tentava una strada differente. E, poco alla volta, il numero degli spettatori paganti si è moltiplicato da qualche decina a parecchie centinaia, facendo drizzare le antenne a più di un discografico, fino al lieto fine che tutti conoscono: successo, nomination ai Brit Awards e concerti sold out.

«Non mi piace parlare troppo del mio passato, mi ha formato come uomo, ma non voglio mitizzarlo», dice l’artista britannico. «Sono molto più felice ora che ho l’occasione di far sentire la mia musica a chiunque e posso permettermi una casa e qualche comodità». Non bastasse la lunga gavetta, fatta anche di alcuni dischi pubblicati in totale indipendenza («Credo di aver raggiunto il massimo come indie, non era davvero possibile fare di più. Sono arrivato alla firma con una major in una posizione di forza, con un certo successo alle spalle, e quindi ho potuto negoziare il meglio per la mia carriera»), è arrivato anche l’endorsement di Sir Elton John, che lo ha chiamato al telefono per complimentarsi, con grande sorpresa dell’incredulo Ed. «Ovviamente ho pensato fosse uno scherzo: chi mai si potrebbe immaginare una telefonata di Elton John? Poi ci ha preso gusto e ogni tanto mi chiama per fare due chiacchiere. È bellissimo che una leggenda come lui trovi il tempo per ascoltare artisti esordienti».

Complimenti di Elton a parte, è giusto ricordare come il grosso della fortuna di “Ginger Boy” Sheeran, come lo chiamano in terra britannica per via dei capelli rossi, derivi dal talento smisurato e dall’abilità con la quale pennella canzoni semplici ma efficaci, che prendono il meglio di folk, pop, persino r’n’b e hip hop, e lo mescolano con destrezza. Lo sanno bene gli amici One Direction, che a lui si sono affidati per tre pezzi, oppure Christina Perry, stellina d’oltremanica che ha duettato con Ed in un brano. Ma, soprattutto, ne sono consci i fan del chitarrista, che hanno eletto canzoni come Sing, il singolo tormentone, e Don’t, cronaca di una love story finita male, a brani simbolo.

«Mi piacerebbe che Don’t fosse ricordata per le sue qualità – credo sia uno dei miei brani migliori in assoluto – e non per la storia che c’è dietro, anche se capisco bene che possa piacere anche per quel motivo», commenta Ed. «Sing, invece, è diventata quasi un inno, anche in discoteca. Mi fa piacere ovviamente, ma se la mettono quando ci sono io, cerco di scappare, mi sento in imbarazzo». Appurato che il ruolo di rockstar non gli calza e che la collaborazione con Pharrell Williams contribuirà a renderlo il Justin Timberlake del Regno Unito, resta la sensazione di aver comunque a che fare con un personaggio genuino.

È il momento di scoprirlo anche dal vivo, grazie al suo X Tour che toccherà anche l’Italia tra pochissimo, in una data andata subito sold out all’Alcatraz il 20 novembre. E così anche in Italia Ed ha realizzato quello che gli riesce meglio (dopo scrivere e cantare): moltiplicare i concerti, con due nuovi show che andranno in scena nei palazzetti di Roma e Milano a fine gennaio. E ormai di esibizioni alle spalle il giovane Sheeran ne ha già ben più di mille.

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