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Quando esserci conta più del concerto: sintomi per riconoscere il disturbo

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È vero, in Italia abbiamo il problema opposto: vediamo, mediamente, pochissimi concerti. Ma ci sono delle eccezioni, e anche più numerose di quanto pensiate: persone che ai live devono esserci, sempre e comunque. Un presenzialismo estremo che diventa malattia. Ecco una lista semiseria di sintomi per riconoscere il disturbo.

La consuetudine è che ci si rechi ai concerti degli artisti che sia amano, ci si diverta, si ascoltino le canzoni preferite, se ne parli con gli amici e ogni tanto si riguardino le foto o i filmati ricordando la bella esperienza. A seconda di quanto si è appassionati di musica, il numero di eventi a cui si partecipa aumenta sensibilmente (e purtroppo in Italia siamo intorno al concerto e mezzo all’anno). Ma c’è una categoria di persone che infrange ogni record di presenzialismo, che colleziona partecipazioni su partecipazioni a concerti, showcase ed happening musicali di ogni sorta. Perché, in certi casi, esserci è importante molto più del concerto stesso. Un fenomeno che conosce molto bene chi vive o lavora a Milano.

I soggetti in questione vanno a vedere la indie band di tendenza nel più piccolo club di periferia come la popstar allo stadio, indistintamente. Il problema è che superata una certa soglia, questa tendenza diventa patologica. E le conseguenze possono essere anche gravi. Se conoscete qualche soggetto a rischio, o peggio, se vi riconoscete in questi comportamenti, consigliamo un ricovero d’urgenza ed una terapia ad hoc. Per darvi una mano, abbiamo selezionato i sintomi che devono far scattare l’allarme.

Macchie sulla pelle
Sei così spesso ai concerti che i timbri sulle mani dei locali non si cancellano più, ma si sommano gli uni agli altri sovrapponendosi e dando alle tue estremità il caratteristico effetto “figlio del giaguaro”. L’altra sera il buttafuori ha dovuto timbrarti sul ginocchio perché non avevi un solo altro centimetro di pelle libero. È l’unico sintomo visibile ad occhio nudo, per cui attento quando dai la mano a qualcuno per presentarti.

Insonnia
A forza di fare tardi, sia in settimana che nel weekend, esibisci occhiaie più profonde di quelle di Tom Waits e spesso la mattina hai anche il suo tono di voce. Ti è già capitato di avere colpi di sonno in piedi ad un live (probabilmente post-rock) ma non desisti perché “tanto mi riposo domani”. Ma poi, se anche resti a casa, devi ascoltare tutti i cd live dei Coldplay, altrimenti non c’è verso di prendere sonno.

Amnesia a breve e lungo termine
Quando ripensi ai concerti a cui hai assistito, confondi date, luoghi, cantanti e canzoni. Così, senza rendertene conto, sei convinto di aver visto i Depeche Mode in un circolo Arci, ti pare che i R.E.M. abbiano suonato all’ultimo Miami Festival, giureresti di aver visto i Marlene Kuntz a San Siro e sei sicuro che alla festa del liceo, prima dei gruppi scolastici, ci fossero gli Arcade Fire impegnati nella cover di Maledetta primavera.

Apprensione dei familiari
Il personale della cassa accrediti ti saluta per nome come se foste stati a scuola insieme. Se invece non ti vedono per due sere di fila, chiamano a casa per assicurarsi che tu stia bene. Se tu non rispondi, chiamano direttamente tua madre.

Incoscienza
Vai a concerti anche senza sapere minimamente chi stia suonando. Magari hai solo dato una letta a qualche recensione online e sentito un paio di pezzi su YouTube. Ma ti è già successo di scoprire il nome dell’artista solo a evento terminato, mentre con sguardo interrogativo ti chiedivi perché diavolo fosse finito nella tua lista di concerti da non perdere.

Identità di gruppo
Ormai hai identificato i soggetti con il tuo stesso disturbo, ma non sai se unirti a loro o evitarli. Quando vi incontrate all’ennesimo show, i vostri sguardi si incrociano, ma siete indecisi se salutarvi o no. Effettivamente non sai neppure il loro nome, ma del resto vedi più spesso loro che la tua famiglia.

Deterioramento dei rapporti sociali
I tuoi amici ti rinfacciano che non ci sei mai, e per riuscire a festeggiare il giorno del tuo compleanno hanno dovuto inscenare un finto secret show dei Bon Iver in soggiorno. Quando hai realizzato che era una festa a sorpresa in tuo onore ma che non c’era nessun live, ti sei sentito offeso.

Arbitrario uso delle unità di misura
Inizi a calcolare le spese quotidiane in rapporto al prezzo dei biglietti: «Questa birra costa come un concerto dello Stato Sociale», «Ho pagato questa camicia come il live di Cat Power», «Il conto della cena era come Springsteen a San Siro», «Con i soldi delle vacanze ci potevo pagare il parterre gold vip degli U2».

Ripetitività dei gesti
L’85% delle tue mail sono richieste di accredito (anche se puoi permetterti di pagare i biglietti, l’accredito fa più figo).

Delirio di ubiquità
Non riesci a scegliere a quali eventi rinunciare, così ti segni tutto. Hai un’agenda più contorta di un cruciverba di Bartezzaghi e i tuoi contatti Facebook, guardando i tuoi aggiornamenti di stato su Foursquare, si sono convinti che tu sia in possesso della DeLorean di Ritorno al futuro: «Ore 19.30: show case vicino Piazza del Duomo – Ore 20.00: presentazione nuovo disco con set acustico – Ore 20.45: concerto al Biko – Ore 21.00: concerto ai Magazzini Generali – Ore 22.00: live all’Ippodromo del Galoppo (vado solo a sentire il bis) – Ore 23.15: inizia il djset – Ore 23.30: aftershow – Ore 00.15: diretta streaming di un festival americano di cui non ricordo il nome».

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