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Fabi Silvestri Gazzè per le prima e unica volta in tour: «Un progetto non riproducibile»

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Sono amici da vent’anni, ma non avevano mai lavorato tutti e tre insieme. Dopo un viaggio in Sud Sudan, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e MaxGazzè si sono messi a scrivere una canzone insieme. Alla fine di brani ne sono nati undici, tutti inclusi nell’album Il padrone della festa. Che ora portano in tour insieme. Per un ciclo di concerti «mai più riproducibili». L’unica possibilità per vederli tutti e tre sullo stesso palco. Tratto da Onstage Magazine 75 di novembre-dicembre 2014. Foto di Simone Cecchetti.

Progetto. È un termine che non si usa più tanto nella musica (e nel mondo in generale). Ma è la parola con la quale Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e MaxGazzè hanno voluto definire Il padrone della festa. Non un’operazione. Perché c’è un senso di appartenenza nel nuovo album dei tre cantautori romani che sarebbe stato sbagliato definire altrimenti. Ed è forse proprio dalla parola «progetto» che si può partire per descrivere quello che hanno fatto questi compagni di viaggio.

Tutto ha inizio dal Sud Sudan, dove i tre sono andati (come amici prima ancora che come artisti) per condividere un’esperienza che potesse dare vita a qualcosa di più grande. Delle canzoni, un disco, un tour. «Da questo viaggio abbiamo ricavato tanto in termini di riflessioni umane e anche la voglia rinnovata di scrivere qualcosa insieme perché finalmente abbiamo avuto un’esperienza nostra», racconta Fabi. «Non qualcosa che fosse un ricordo di vent’anni prima, ma un’esperienza reale nostra. Lì per lì abbiamo anche accennato qualcosa di musicale, ma in realtà sono stati giorni di grande ascolto, non certo di parole dette o di note suonate. La musica che stava andando in onda fuori era molto più bella da ascoltare rispetto a noi che stavamo lì in un capanno a suonare».

«È importante sottolineare una cosa a questo proposito», interviene Gazzè. «Un viaggio in Sud Sudan non è come andare in Kenya in vacanza. È un viaggio che a livello emotivo lascia scolpite delle cose indelebili. E questa esperienza che abbiamo vissuto insieme, al di là del processo creativo nato in seguito, ha lasciato in ognuno di noi una memoria importante». Tornati a casa, i tre amici sono diventati un trio e hanno iniziato a scrivere e suonare. «Siamo partiti da un episodio, che ci sembrava potesse raccontare qualcos’altro, come spesso le canzoni fanno», continua Fabi. «Si parte da un piccolo dettaglio che però contiene dentro di sé un principio che, in questo caso, era la difficoltà fisica di superare alcuni guadi che la natura imponeva agli abitanti di quella zona. E questi impacci, queste difficoltà, questi ostacoli erano un’occasione di socialità, di conoscenza, di solidarietà. Quel piccolo meccanismo ha creato, tra le altre cose, l’idea di una canzone che è diventata Life IsSweet».

E di brani ne sono poi nati parecchi altri, tutti molto belli, che il trio porterà in tour in tutti i palazzetti italiani, insieme ai tanti pezzi che ciascuno ha scritto nella propria carriera. «Uno degli obiettivi era non perdersi, non diluirsi e non diventare altro», spiega Silvestri. «Allo stesso tempo però poteva succedere, e forse per fortuna è successo, che comunque il risultato di noi tre insieme non fosse quello numerico di 1+1+1 che fa tre, ma magari un altro uno, un uno più grande e comunque diverso. Questo era quello che speravamo succedesse e che quando scrivevamo le prime cose abbiamo sentito che poteva succedere. Ed è poi effettivamente successo per un’alchimia in parte cercata e desiderata, in parte forse anche fortunata». E, come ammettono loro stessi, la comune età, origine fisica e la comunanza di passioni ha aiutato questa unione.

«Ci conoscevamo da tanto tempo, ma non avevamo mai lavorato insieme tutti e tre ed è stato bello scoprire le nostre differenze», racconta Fabi. «Io per esempio sono molto irruento e tendo ad aggredire le canzoni e creare delle scintille. Daniele invece è più razionale e ha la grande capacità di organizzare queste scintille e rielaborarle. Al contrario Max ha una qualità opposta, per così dire anarchica, che è quella di scompaginare il lavoro e renderlo meno prevedibile». Tutti pregi che uniti hanno creato qualcosa di magico. «La dinamica di questo anno di lavoro insieme è stata proprio quella di tirare fuori ciascuno il proprio carattere», gli fa eco Gazzè. «Quella tra noi è stata allo stesso tempo un’interazione e un’interdipendenza. Siamo stati tutti e tre estremità opposte dello stesso cerchio. Un cerchio triangolare». E così i pregi di ognuno sono entrati ne Il padrone della festa senza essere snaturati. «Ho scoperto e ammirato molto il coraggio, la purezza e il metodo di Niccolò e la musicalità infinita, la follia e il non metodo di Max», chiosa Silvestri.

«L’ambizione di questo viaggio era fare qualcosa di unico e realizzabile solo ora», continua Daniele. «E vogliamo che in quest’anno e in questi mesi quello che uscirà dai nostri concerti sia possibile solo in quel momento e solo in quel modo. Un po’ come era successo con Banana Republic di Lucio Dalla e Francesco De Gregori: abbiamo avuto quel progetto come riferimento perché, al di là del disco e dello scrivere canzoni, ci piaceva quello che succedeva su quel palco e la dimensione live. L’ambizione è stata quella di fare qualcosa che fosse simile. E mai più riproducibile». Perché, piaccia o no, un progetto ha sempre un inizio, ma, soprattutto se funziona, ha anche una fine.

«Le premesse, quelle che ci siamo detti, che però nessuno di noi ha scolpito nel marmo come lapidi anche perché il futuro è imprevedibile, erano quelle di dare un’unicità a quest’avventura per renderla proprio unica nella nostra vita», confessa Fabi. «Sicuramente se tutto andrà bene come speriamo, a maggior ragione potrebbero esserci i motivi per non rifarlo: quando una cosa viene bene è perché ha una sua irruenza e istintività uniche e la seconda volta avrebbe già un termine di paragone. Quindi a pelle potrei dire che non ha bisogno di un seguito, e non per sminuirla, ma anzi per darle maggiore importanza».

Un viaggio, un progetto. La storia di un’amicizia che ha generato uno degli album più belli dell’anno. E che sarà messa in scena nei palazzetti di tutta Italia a novembre per un unico e attesissimo tour. «Poi in realtà nessuno può mettere la mano sul fuoco su nulla nella vita», conclude Fabi. Ma la sensazione è che sia una di quelle storie da non perdere.

@AlviseLosi

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