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Perché Florence è l’unica Diva che ci rimane

Florence Welch

Come fai a capire di trovarti di fronte a una Diva, con la D maiuscola? Come la distingui rispetto a tante altre? Quali sono i tratti distintivi che fanno sì che sia lei ad attirare l’attenzione su di sé? Non la tua e basta, perché quella è un’altra cosa e si chiama amore, ma quella di tutti, uomini e donne? Perché è questo che è in grado di fare Florence Welch, la rossa frontwoman di Florence + The Machine. Possiede quella caratteristica unica che chiamiamo “carisma”, una parola che ci arriva dal greco antico e che, non a caso, significava “grazia” o “dono”. È quel tipo di superiorità che però non si tramuta in superbia. Un po’ come la distinzione tra autorevolezza e autorità. Un discrimine leggero ma che segna la differenza tra grandezza e miseria. Un insieme di terreno e umano. Né troppo distante da noi, perché ce la renderebbe troppo lontana e quindi del tutto irraggiungibile e, in estrema conseguenza, antipatica, come una Carla Bruni qualsiasi, né troppo vicina e “sporca”, così da essere una che potresti trovare alla fermata dell’autobus, come una Amy Winehouse ripulita dalla droga (o anche no). Forse il paragone più adatto è quello con un personaggio che appartiene a un altro mondo, la Terra di Mezzo. Florence Welch è una Dama Galadriel dai capelli rossi. O semplicemente una Cate Blanchett che si muove in un altro campo dell’arte.

Florence è così. Non è una che susciti sentimenti contrastanti. Non è una da “o la ami o la odi”. Florence non puoi né amarla né odiarla, puoi limitarti ad ammirarla. Te ne rendi conto quando si presenta in una trasmissione televisiva americana per suonare il singolo Ship to Wreck. Lo fa cantando in una mini piscina allestita nello studio con una spanna di acqua ai piedi: non è arroganza, non è atteggiarsi, Florence diventa un tutt’uno con quell’acqua. E lo stesso vale con il palcoscenico, dove corre scalza come una menade danzante priva della caratteristica mania dionisiaca e orientata invece a una solare perfezione apollinea. Senza però voler rinunciare del tutto quei tratti di ombra e follia tipici di Dioniso: Florence corre senza freni e quel suo andare a piedi nudi è un modo per essere libera di comunicare. Ecco perché il concerto di Florence + The Machine a Milano il 21 dicembre è andato sold out da mesi, il giorno stesso nel quale i biglietti sono stati messi in vendita. E con un successo del genere quasi ogni altro artista, anche tra i più grandi, avrebbe annunciato una seconda data. È accaduto anche con la Regina Madonna a Torino, dove i concerti sono diventati addirittura tre. Ma Florence no. Si concede il giusto. Anche se concedersi è un termine sbagliato, perché già presuppone un distacco che qui non è presente. Anzi il fulcro di tutto è proprio quel verbo che applichiamo al mutamento: diventare. Florence non diventa, Florence è. Prendere o lasciare. E noi non possiamo che prendere quell’essere etereo ma anche terreno che canta, danza, corre sul palco. Chiedendo in prestito un verso a Elio e le Storie Tese, Florence si muove «leggera come un gavettone di idrogeno».

E un discorso analogo vale per i videoclip dei suoi singoli, nei quali non si limita a cantare guardando in camera mentre si muove all’interno di situazioni più o meno realistiche. Anzi, non lo fa quasi mai. Florence diventa un’attrice in un vero e proprio minifilm. E non è un caso che ognuno di questi video accosti al titolo della canzone anche la dicitura The Odissey – Part… È un viaggio che la protagonista sta compiendo alla scoperta di se stessa non in quanto Florence, ma come essere umano. Come Odisseo appunto, che vive la grandezza degli uomini e degli dei, ma anche le loro meschinità. Lo fa per se stesso, ma in definitiva anche per noi, perché anche noi possiamo approdare alla conoscenza di qualcosa che altrimenti ci sarebbe precluso. Florence, novella Odisseo, persegue un’altra via, quella dell’arte. Che è quanto di meno tangibile esista. Un stato dell’anima. E grazie a lei, che ci indica la strada, anche noi possiamo seguirla e arrivare a godere della bellezza. Così lei riesce a essere noi, mentre noi non potremo mai essere lei. Ed è proprio questo a rendere impossibile l’identificazione e obbligatoria l’ammirazione. Florence non è mai banale, mai scontata, ma anche mai atteggiata. Tornando a una distinzione linguistica, è la differenza tra divismo e Diva, tra fare la diva e essere diva. Florence è una Diva.

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