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Freddie Mercury, l’uomo e il mito nel nuovo libro di Luca Garrò

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Freddie Mercury (Hoepli) è il libro che Luca Garrò, giornalista musicale e grande amico oltre che collaboratore di Onstage, ha dedicato al frontman dei Queen. Non l’ennesimo volume, ma un racconto appassionato e coinvolgente, che ripercorre i momenti essenziali della sua vita, filtrati attraverso gli occhi e il cuore di chi vive per la musica e a Freddie ha deciso di dedicare un posto speciale nel proprio personale gotha. Un sentito omaggio, in cui si è riconosciuto anche Cesare Cremonini – cresciuto anche lui con le canzoni e il mito di Freddie -, al quale è affidata la prefazione.

Eccovi un assaggio delle 180 pagine che vi aspettano in libreria – nei negozi fisici e nei principali store di vendita online -, nel quale si racconta come è nata Life Is Real (Song For Lennon), scritta dopo la tragica morte di John Lennon.

“L’8 dicembre del 1980 Mark Chapman, un uomo mentalmente disturbato e completamente ossessionato dalla figura di John Lennon, attese per ore l’ex Beatle sotto casa per assassinarlo, di fronte agli occhi della moglie Yoko Ono. Quel gesto senza senso sconvolse nel profondo Freddie Mercury per almeno due ragioni: la prima, legata a quello che Lennon aveva sempre rappresentato per il leader dei Queen e la seconda per il fatto che anch’egli era una rockstar di fama mondiale, quindi potenzialmente esposta a eventi simili.

Raggiunti da quella terribile notizia mentre erano in tour, i Queen decisero immediatamente di tributare gli onori a una delle loro maggiori fonti d’ispirazione, eseguendo dal vivo la sua più grande hit: Imagine. Freddie, tuttavia, voleva rendere omaggio al proprio idolo con qualcosa di più personale e sentito, che mostrasse al mondo tutto ciò che davvero provava per quella dolorosa perdita. Si mise, dunque, a lavorare a un nuovo brano, cercando di impostare la melodia con l’approccio musicale tipico di Lennon e cercando – in qualche modo – di ricrearne il sound.

Quello che ne scaturì fu un brano che sembra ripercorrere le varie ere musicali del Lennon post-Beatles, filtrate attraverso la sensibilità di Freddie, che nel testo prova a elaborare un lutto difficile da superare: riflette sul fatto che una delle figure che più l’aveva influenzato, al suo arrivo a Londra, se ne era andata in modo tanto drammatico. La rassegnazione e la frustrazione espresse dal titolo sono ben evidenti nel testo, la cui malinconia finì per emergere ancora di più per il fatto che il brano venne inserito nell’album Hot Space, segnato fortemente da ritmi funk/dance e quindi lontanissimo – sia musicalmente, che a livello di liriche – dal pezzo in questione.

Lo spunto per il titolo gli era arrivato da Love, uno dei brani di John che Freddie amava di più, il cui verso più celebre diceva “Love is real/ real is love”, ma a qualcuno sembrò quasi una risposta alla celebre domanda “Is this the real life? Is this just fantasy?” con cui, anni prima, Mercury aveva pensato di iniziare Bohemian Rhapsody. Nonostante desiderasse, con tutto se stesso, che si trattasse di semplice fantasia, Freddie aveva capito che la vita era tristemente reale e quel “Life is a bitch”, sussurrato sul finale del brano, lo spiegava assai meglio di tanti, inutili, giri di parole”.

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