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Green Day, 10 cose che dovete sapere su Dookie (20 anni dopo)

Green Day Dookie anniversario

Il 1° febbraio 2014 si celebra il 20esimo anniversario dell’uscita di Dookie, storico album dei Green Day. Ecco i fatti e le curiosità più importanti sul disco che lanciò i californiani a livello mondiale. Foto di Catherine McGann/Getty Images.

Usciva 20 anni fa il terzo album dei Green Day, Dookie. Anche se non sembra, sono passati vent’anni da quando quel disco sconvolse non solo la vita e la carriera dei trio californiano, ma anche la scena underground mondiale, dando inizio a un decennio florido e mai così ricco di successi per il punk melodico e l’hardcore. Celebriamo l’anniversario con le 10 cose che non potete non sapere su quell’album storico.

1. ANGUS YOUNG È SUL TETTO
A prima vista la copertina di Dookie potrebbe sembrare un caos senza forma, opera del disegnatore di Berkeley Richie Bucher, musicista anch’egli e amico dei tre punk rocker. Invece, osservandola bene e conoscendo qualche retroscena, si scoprono parecchie minuzie interessanti: omaggi agli AC/DC (Angus Young è sul tetto di un palazzo con la sua inseparabile Gibson Diavoletto), a Patti Smith (sotto Angus, in una finestra del palazzo, Patti è in posa come sulla copertina di Easter), a Ozzy Osbourne (la donna che pare Morticia al centro del disegno è la stessa che campeggia sulla cover del primo album dei Black Sabbath). Senza contare tutti gli altri accenni a personaggi della scena punk della Bay Area, a certificare un legame saldo con il proprio passato. Sul retro della copertina, infine, si può riconoscere, nella prima stampa, il pupazzo Ernie di Sesame Street, poi cancellato dalla fotografia per questioni di copyright.

2. ALTO TRADIMENTO
Non è stata certo una scelta facile quella di Billie Joe Armstrong e compagni: lasciare i vecchi amici, i quali immediatamente li accusarono di alto tradimento, per finire nelle mani di una major, la Reprise, che ovviamente aveva intenzione di lanciarli come paladini del punk da classifica. Nessuna possibilità di tornare indietro e l’istantanea fama di venduti. Il gioco, però, ha funzionato piuttosto bene e, seppure anni dopo, i Green Day si sono presi tutte le rivincite possibili.

3. CHE TITOLO DI… CACCA
In origine il disco si sarebbe dovuto intitolare Liquid Dookie, riferimento ai problemi gastrici dei tre componenti del gruppo dopo mesi di tour e junk food. Esatto, la liquid dookie è proprio quello che state pensando in questo momento, un riferimento considerato dalla Reprise un po’ troppo azzardato. Si trasformò in Dookie senza che nessuno s’interrogasse sul reale significato della parola.

4. POKERISSIMO
In totale sono 5 i singoli estratti dal disco. In assoluto, la migliore cinquina mai messo a segno dal terzetto californiano. Longview ha un memorabile giro di basso di Mike Dirnt – pare partorito sotto influenza dell’LSD -, Basket Case è ormai un classico da discoteca rock, Welcome To Paradise e When I Come Around sono, come gli altri, classici che non mancano mai nella scaletta live. Chiude il poverissimo She, uno dei pochi singoli dei Green Day a non avere un video.

5. CASI DISPERATI
Provenendo dalla scena punk, sebbene mai dichiaratamente politici, i Green Day mettono in musica i propri psicodrammi giovanili e personali, riversando nelle liriche ansie, paure, divertimento sboccato, amore e divorzi, omicidi di massa e molto altro ancora. When I Come Around è dedicata all’allora fidanzata del chitarrista e leader Billie Joe Armstrong, mentre She parla di una sua ex,  Longview della masturbazione e Basket Case degli attacchi di panico (sempre di Billie Joe).

6. NEVROTICO
Nonostante i singoli siano cinque, il più rappresentativo del disco è Basket Case, probabilmente il brano più celebre dei Green Day. E proprio quel brano è stato il più complicato da partorire e quello di cui Billie Joe era meno convinto. «Continuavo a cambiare il testo» ha raccontato Armstrong. Ero partito con l’idea di parlare semplicemente di una relazione, poi ho cominciato a pensare di rendere il testo più nevrotico e farla diventare una canzone da attacco di panico. Ma non ne ero particolarmente soddisfatto e non pensavo nemmeno che sarebbe diventato un singolo. Beh, mi sbagliavo».

7. BAND A CAVALLO
L’uomo scelto dalla Reprise per occuparsi della produzione di Dookie fu Rob Cavallo, a detta di Billie Joe, “l’unico di cui ci fidassimo e per cui provassimo empatia”. Cavallo aveva appena prodotto un album per i Muffs (Blonder And Blonder), band californiana guidata dall’affascinante Kim Shattuck (nel 2013, per lei, una breve apparizione come bassista dei Pixies in tour), amica proprio del chitarrista del terzetto. A parte altri dischi di successo con artisti del calibro di Dave Matthews Band, My Chemical Romance e Phil Collins, Rob è anche responsabile della produzione di American Idiot, best seller incredibile dei Green Day, oltre che di parecchi altri lavori del gruppo, compresa l’ultima trilogia.

8. PENSIONI D’ORO
Ridendo e scherzando, Dookie – che ha fruttato al trio un Grammy come “Best Alternative Album” – rimane il disco più venduto dei Green Day oltre che, con ogni probabilità, l’album “punk” di maggior successo economico di sempre. Con oltre 15 milioni di copie piazzate in tutto il mondo, i tre musicisti si sono assicurati l’immortalità, oltre che una pensione da favola…

9. UN RICORDO SUL DIVANO
Dopo aver assistito alla prima calata italiana della band nel 1995 a Milano, mi ritrovai l’anno successivo a Torino per intervistare i Mr. T Experience, di supporto ai Green Day per il tour del 1996, quello di Insomniac. Dopo aver ricevuto raccomandazioni dal manager sull’assoluta necessità di non provare nemmeno a disturbarli e di parlare solo con Dr. Frank – il leader dei Mr.T, appunto – entrai nel camerino del gruppo di supporto in cui, sorpresa, erano schierati sul divano anche tutti e tre i Green Day. I quali, senza nessun problema, assistettero divertiti all’intervista, interrompendo ogni tanto per dire la loro. Punk rock…

10. COVER D’AUTORE
Tra le decine di cover dei pezzi di Dookie, impossibile per noi italiani dimenticare quella di Mino Reitano, il quale, armato persino di giubbotto di pelle, regala la sua versione personale di Basket Case con testo riadattato, tra l’entusiasmo del pubblico (probabilmente del Maurizio Costanzo Show) e l’imbarazzo di tutto il resto del mondo. La trovate qui sotto.

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