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Gruppi rock che si fregano i musicisti: dai Rolling Stones ai Beady Eye

Il recente passaggio di Jay Mehler dai Kasabian ai Beady Eye è solo l’ultima di una serie di scambi e cessioni (quasi a livello calcistico) nel mondo del rock, alcune indolori come nel caso di Mehler – con i vecchi compagni che fanno il tifo per lui – altre acrimoniose e dolorose, capaci di lasciare strascichi nel tempo. Ne abbiamo scelti cinque per voi, in ordine sparso.

gruppi rock

RON WOOD
Probabilmente uno dei più famosi avvicendamenti nella storia del rock, quello tra Mick Taylor, prodigio della sei corde che sotituì il defunto Brian Jones, e Ron Wood, scippato agli amici Faces, band guidata da Rod Stewart. Il suo ingresso nei Rolling Stones ha portato di nuovo grande equilibrio – e difatti la formazione si è stabilizzata definitivamente – e ha regalato a Keith Richards il suo perfetto contraltare, un’ottima macchina da riff capace però anche di assoli di classe. Senza scordare la grande attitudine tossica del buon Ron, in linea con gli standard richiesti.

ROBERT TRUJILLO
Se per caso vi è capitato di guardare il documentario Some Kind Of Monsters, sorta di percorso psicanalitico della più grande metal band della storia, i Metallica, allora avrete assistito anche al momento in cui i Four Horsemen fanno le prove per trovare il nuovo bassista dopo l’abbandono di Jason Newsted (scippato a sua volta dai thrasher canadesi Voivod). Si presentano in parecchi (tra cui Twiggy Ramirez/Jeordie White del gruppo di Marilyn Manson, Scott Reader/COC e molti altri), ma a vincere è il chicano Rob Trujillo, bassista di Suicidal Tendencies e Infectious Grooves oltre che di Ozzy Osbourne in persona. Il passaggio gli cambia letteralmente la vita. Non ci credete? Guardate, sempre nel film, la faccia che fa quando gli comunicano l’entità della paghetta…

TWIGGY RAMIREZ/JEORDIE WHITE
Visto che ne abbiamo parlato poco sopra, eccolo di nuovo. La vita artistica di Twiggy è tormentata, proprio come la band di cui fa parte fin dagli esordi, ovvero quella del maledetto per eccellenza Marilyn Manson, con cui si costruisce una fama di buon bassista e compositore, oltre che di discreto casinista. Per le solite incompatibilità artistiche (ma qualcuno ancora ci crede?), lascia Manson e, dopo due tentativi falliti con Queens Of The Stone Age e Metallica, si accasa con l’amico Trent Reznor e coi suoi Nine Inch Nails. Insomma, un “A Perfect Circle” (altra band in cui milita) che si chiude, visto che Reznor è il mentore e scopritore proprio di Manson. Ovviamente, per non farsi mancare nulla, proprio il Reverendo lo richiama a casa sua e Twiggy ritorna all’antico con grande piacere. Cose strane.

MELISSA AUF DER MAUR
La bellissima Melissa deve le sue fortune nel campo del rock all’amicizia con Billy Corgan, conosciuto durante un concerto nella sua città natale, Montreal. La giovane bassista dei Tinker suona di supporto agli Smashing Pumpkins, fa comunella con Billy e poco tempo dopo riceve una chiamata da Courtney Love Cobain per sostituire la scomparsa Kristen Pfaff nelle Hole. Detto, fatto, ma la storia dura poco, perché proprio Corgan, abbandonato dalla sua storica addetta alle 4 corde, D’Arcy Wretsky, la frega alle Hole e se la porta in formazione. Sarà l’ultimo vero momento di gloria della Auf Der Maur, non a caso oggi modella di Calvin Klein. Forse era la sua vera vocazione.

DAVE NAVARRO
John Frusciante
ha lasciato il gruppo? Assolutamente sì, e succede poco dopo il tour di supporto a Blood Sugar Sex Magik, quando il giovane chitarrista cede a tossicodipendenza e depressione e decide di prendersi una lunga pausa per rimettersi in sesto. All’epoca, l’unica scelta sensata per i tre Red Hot Chili Peppers rimasti orfani è quella di Dave Navarro, sfilato abilmente al controllo di Perry Farrell e dei suoi Jane’s Addicition. Pare essere il cambio ideale – stessa attitudine un po’ cazzona, gran tecnica strumentale e talento, tatuaggi a profusione -, ma invece si dimostra un mezzo disastro, con un album sottotono, One Hot Minute, e un rapido dietrofront. Che si fa? Ovvio, si richiama John, con cui i Peppers ridiventano in breve una delle più grandi rock band del mondo. Anche ora, senza il ragazzo prodigio, dimissionario per la seconda volta, sostituito stavolta da Josh Klinghoffer.

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