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Il pagellone di Home Festival 2015

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di Jacopo Casati
Foto di Home Festival

La prima fase di Home Festival si è chiusa con l’edizione 2015. Come hanno dichiarato gli organizzatori stessi (che non a caso hanno già annunciato le date per il 2016) dal prossimo anno Home si sposterà ancora di più verso l’Europa, puntando a ingaggiare artisti di primo livello e a gestire flussi di turismo internazionali. Un progetto che, stando a quanto visto quest’anno, ha buone probabilità di successo.

Molti aspetti sono infatti incoraggianti, altri addirittura miracolosi. Ma ciò non toglie che servano netti (e rapidi) interventi in ambiti come logistica e ospitalità, senza i quali l’inarrestabile espansione di Home Festival è inevitabilmente destinata a rallentare.

HOME FESTIVAL, voto 10
Non serve girarci intorno: Home è l’unico vero festival italiano di respiro internazionale. Quella che sembrava una follia solamente un lustro fa, è ora una cittadella del divertimento a pochi passi da Venezia. Il grande merito di Home è quello di aver creduto che, anche nel nostro paese, potesse attecchire una formula cosiddetta di intrattenimento totale: non solo musica ma anche manifestazioni come i festival dei colori e la maratona Moohrun. E ancora spazi dedicati a dj set, incontri con gli artisti, dimostrazioni di balli e arti marziali, murales e molto altro. Vero, senza Kalkbrenner, Marracash, Nitro e Simple Plan (e con un prezzo d’ingresso inferiore ai 20 Euro) sarebbe stato difficile staccare oltre trentamila tagliandi e realizzare il sold-out nella giornata di sabato 4 settembre. Tuttavia è proprio l’aria che si respira a rendere Home un unicum nel nostro Paese. E i numeri di tutto rispetto registrati nelle altre giornate (quando l’attenzione della massa era sì rivolta al main stage, ma i palchi secondari erano contemporaneamente affollati oltre misura, tanto quanto le aree di food & beverage), fanno capire come la partita più importante sia stata definitivamente vinta dagli organizzatori: la gente sa che si divertirà a Home Festival. A prescindere dalla line-up.

PUBBLICO, voto 9
Il successo di un evento lo stabilisce il pubblico. E quello di Home Festival è stato il pubblico delle grandi occasioni. Non solo in termini numerici, ma anche in termini di civiltà. La grande voglia di divertirsi è stata per lo meno pari a quella di rispettare sia le strutture del fest, sia gli artisti che si esibivano. Tra giovanissimi e rocker d’annata, l’eterogeneità dei presenti è un altro punto a favore della kermesse. Le famiglie con i bambini che prima partecipano al festival dei colori e dopo si radunano sotto il main stage per Fedez sono davvero un bel vedere.

LOCATION, voto 8
Rispetto alla scorsa edizione, l’area è stata rivista e disposta in modo molto più funzionale. Era davvero questione di pochi minuti (folla permettendo ovviamente) spostarsi da un palco all’altro. Allo stesso modo, un paio di modifiche nella posizione degli stage secondari, hanno favorito una visibilità ancora migliore al main stage. A dire il vero, la sensazione è che con qualche cambiamento ulteriore (e forse l’eliminazione di altri due palchi), la situazione possa ancora migliorare.

LINE UP, voto 7
Un cast artistico di livello decisamente alto ed estremamente eterogeneo. Sebbene Home abbia puntato quest’anno senza indugi sul mainstream (dai Subsonica a Kalkbrenner, dai Negrita a Fedez e J-Ax) per richiamare le masse, la presenza in line-up di nomi come Simple Plan, Destrage, Marracash, Alpha Blondy, Modena City Ramblers e Punkreas, ha garantito attenzioni anche a chi cercava sonorità differenti da quelle più in voga nel nostro paese. Per non parlare di giovedì 3 settembre, quando l’accoppiata Interpol/Franz Ferdinand & Sparks ha richiamato a Treviso quasi ventimila appassionati dell’indie rock internazionale.

BACKSTAGE & HOSPITALITY, voto 6
Per il definitivo salto di qualità serve attenzione anche per i dettagli, specialmente quando così “dettagli” non sono. Per esempio è necessario un backstage più ampio e all’avanguardia di quello attuale. Per quanto gli sforzi degli organizzatori siano stati encomiabili e sicuramente sufficienti per quest’edizione, risulta difficile pensare di ospitare un domani autentiche superstar della musica mondiale (e relativa produzione) in un’area esigua e non coperta. Banalmente, l’enorme capannone che affianca il main stage, potrebbe risolvere moltissimi problemi se ristrutturato. Problema minore, ma affatto da sottovalutare, quello di offrire agli operatori e ai media una zona chiusa e dotata di wi-fi in cui elaborare, post-produrre e pubblicare contenuti di varia natura da condividere in real time su social network e portali di tutto il mondo. La comunicazione è decisiva per la riuscita di un grande festival internazionale.

VIABILITA’, voto 5
La via per raggiungere in macchina Home Festival è una sola ed è inevitabile che si creino disagi, specialmente nel momento del deflusso. Per il futuro, non si può prescindere da una chiusura delle strade circostanti e da un forte potenziamento delle navette dalla stazione dei treni e dall’aereoporto (vicinissimo oltretutto alla Zona Dogana). Gestire ventimila persone che si spostano per un festival è comunque complicato, figuriamoci farlo per quattro giorni consecutivi. Lo sforzo di vigili e forze dell’ordine è stato importante. Ma la sensazione è che in questo caso si sia già arrivati al limite. Come affrontare l’ulteriore espansione (in termini di affluenza) che si cercherà di raggiungere nel 2016?

PROMOZIONE TURISTICA, voto 4
Elroy Thümmler (promoter e organizzatore per Olanda, Belgio, UK di Sziget Festival, Primavera Sound, Balaton Sound, Exit e Loolapalooza) è intervenuto alla conferenza di chiusura definendo Treviso come “una delle città più tedesche che io abbia mai visto in Italia! Sono stato ovviamente a Venezia ma anche a Padova, si mangia benissimo e ci sono posti splendidi da visitare”. Thümmler, che ogni anno organizza gli spostamenti di migliaia di cittadini olandesi verso i principali festival europei, è stato accompagnato dagli organizzatori e ha apprezzato tutto questo. Ma il suo è stato un privilegio. Non esiste alcuna attività di promozione che invogli il pubblico di Home a spostarsi per visitare ciò che dista 20 minuti di treno dall’area del festival durante la giornata, per poi tornare in Zona Dogana per i concerti dal tardo pomeriggio. Guardando ai modelli virtuosi europei, chi va a Sziget ottiene un city-pass per muoversi liberamente sui mezzi pubblici di Budapest.

ISTITUZIONI e ALBERGATORI, voto 3
Possibile che Home Festival dopo sei edizioni non abbia un camping adeguatamente attrezzato? Possibile che gli alberghi della zona convenzionati con Home Festival siano soltanto tre? Se non bastano nemmeno ottantamila paganti in quattro giorni a convincere istituzioni e operatori del turismo locali a cambiare una situazione già da tempo ben oltre il ridicolo, sarà impossibile fare l’ulteriore salto di qualità che gli organizzatori stessi desiderano compiere già dal 2016.

DETRATTORI AD OGNI COSTO, voto 1
C’è chi è riuscito a lamentarsi (basta leggere su Facebook) del costo del biglietto d’ingresso, così come dei prezzi di food & beverage. Fortunatamente sono pochi.

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