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Il concerto dei Queen a Milano visto da un fan di lunga data

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Il sold out dei Queen a Milano è stato seguito da un generale apprezzamento della critica. Ma cosa hanno pensato i fan della band del concerto dei loro idoli e (soprattutto) del cantante Adam Lambert?

Nella foto i fan italiani dei Queen prima del concerto davanti al Mediolanum Forum di Assago (Milano)

di Giuseppe Guttadauro (Queen Italia)

Difficile. È la parola adatta per cominciare quest’articolo. Lo è per un fan dei Queen, i “quattro” Queen per la precisione.

Piccola premessa doverosa, e spero ovvia, per i lettori: credo che non solo i fan dei Queen pensino e siano consapevoli che Freddie Mercury sia insostituibile.

Gli aggettivi che accompagnano i fan dei Queen dal 1991 sono nostalgia e rassegnazione. Nostalgia per non avere più il punto cardine da dove tutto è nato e dove tutto è finito. Rassegnazione perché i Queen non erano solo Freddie Mercury, erano anzi quattro compositori e quattro musicisti straordinari e non era possibile pensare che la loro carriera potesse chiudersi dopo la scomparsa di un componente. Hanno provato strade diverse, ma alla lunga sono tornati alla vecchia famiglia.

Nel 2005 i Queen fanno la loro prima rimpatriata con alla voce il cantante dei Free e dei Bad Company, Paul Rodgers. I concerti sono seguiti nel 2008 da un album e dal relativo tour promozionale. Nessuno ha mai pensato a nessun rimpiazzo, ma vedere quel nome “QUEEN” con il simbolo “+”  ha creato non pochi dissapori tra i fan, presto però smentiti dalle performance date sul palco.

Si passa ad Adam Lambert, un cantante uscito da American Idol, talent show d’Oltreoceano, come vincitore e che alle selezioni presentò, forse non a caso, anche Bohemian Rhapsody.

Si ripropone il “+” davanti a “QUEEN”. E su questa scelta oltre a essere prevenuti si è anche molto scettici. Vedere indossare la corona che per molti anni era appartenuta a Freddie a un ragazzo giovane e non ancora esperto dà tutt’altro che sicurezza. May e Roger però hanno orecchio, parecchio orecchio. Così decidono, dopo alcuni concerti nei quali “testano” per benino il ragazzo, di fare un tour mondiale. In Italia passano purtroppo per una sola data.

L’attesa è tanta, unita a un briciolo di rassegnazione e a molti dubbi. Il posto che trovo però è il migliore, dopo una corsa disperata verso il palco, in prima fila davanti alle transenne a solo due metri dal palco. Adrenalina senza eguali e il fremito dell’attesa rendono il momento unico, il palco è coperto da un grande telo con raffigurato il crest dei Queen anni Settanta. Mi si chiudono gli occhi e ripenso ai Queen capelloni, un briciolo di emozione che si interrompe quando si abbassano le luci e viene riprodotta la ghost track (presente come ultima traccia di Made in Heaven, l’ultimo album dei Queen) come a voler dire… ricominciamo dalla fine per ripartire.

Ventidue minuti intensi e senza respiro fino a quando inizia l’intro di One Vision dove il cuore arriva nel 1986, nella terra della Regina, precisamente a Wembley. Ladie’s and Gentleman’s lo spettacolo comincia. In One Vision si sente che Brian e Roger, nonostante l’età, sono tornati a fare la loro musica. Roger arruola il figlio Rufus alle percussioni, al difficile compito del basso Neil Fairclough e alle tastiere il turnista dei Queen durante il Magic Tour e membro dei Cross di Roger Taylor, Mr. Spike Edney. Il concerto segue con la prorompente Stone Cold Crazy e Fat Bottomed Girl per poi passare a In the Lap of the Gods e Seven Seas of Rhye, ma è con Killer Queen che il ragazzo Adam Lambert raggiunge il suo apice.

Ha dalla sua la teatralità che mancava a Paul Rodgers. Non accenna alcun finto istrionismo ma si avvicina alle migliori aspettative. Il feeling con Brian, Roger e il resto della band è solido. Saluta Milano, saluta l’Italia e ringrazia tutti i fan per avergli dato una chance. Ripete e ribadisce che lo spettacolo è un tributo a Freddie e a tutto il resto della band, il pubblico non può negargli un grande e caloroso applauso. L’umiltà è la base per cominciare a percorrere un lungo percorso professionale con o senza Queen.

È il momento di Brian: il pubblico è in delirio, il caloroso saluto lo commuove. Love of My Life è come di consueto dedicata all’anima immortale di Freddie e il Forum cala in un religioso silenzio fin dai primi accordi per poi cantare insieme a Brian. Commovente l’ultima strofa cantata da Freddie in playback con le immagini dentro quella “Q” che fa da sfondo a un palco pomposo in pieno stile Queen. Dopo Brian è la volta di Roger, che affida la sua batteria al figlio per cantare la canzone strappa lacrime These Are the Days of Our Lives per poi deliziarci con la perfetta esecuzione di A Kind of Magic. In famiglia Taylor c’è anche il tempo per una sfida: un fantastico Drum Solo in due che abbatte i muri del forum, tamburi, rullanti, piatti e grancassa si impossessano della scena.

Dopo una breve parentesi con Save Me cantata a cappella dall’assodata voce di Adam Lambert e la strepitosa interpretazione di Who Wants to Live Forever, Brian ridiventa il protagonista con la magica Last Horizon e il suo Guitar Solo che paralizza il Forum. Si riesplode con il rock di Tie Your Mother Down, I Want It All e la ormai scontata Radio Gaga, con mani e pugni alzati che rendono felici Roger e Brian. Tocca a Crazy Little Thing Called Love e poi subito è la volta dell’immortale Bohemian Rhaposdy.

Scorrono ricordi, ricominciano le lacrime e si sbeffeggia il destino infame, e precoce, che ci ha privato di Freddie. È una mancanza che non potrà mai essere colmata, ma Adam si è dimostrato all’altezza del compito (tutt’altro che semplice) grazie alla sua teatralità, spavalderia e ironia.

Si riprende brevemente il respiro e si ricomincia con We Will Rock You e la classica We Are The Champions. Le emozioni non possono non invadere il forum: a far vibrare polmoni e mani sono le corde di Brian e la batteria di Roger. Lambert, lo sapevamo già, non è Freddie. Non si può pensare di raggiungere l’originalità del genio naturale dei Queen. Adam manca, non per demerito, dell’origine incarnata della band, di uno spirito che è innegabilmente legato ad altri tempi. Risente, naturalmente, dell’influenza dell’odierno palcoscenico musicale, sempre più di matrice televisiva.

Al di là di tutto ciò… The Show Must Go On!

God Save The Queen

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