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L’imprevisto più grave che può capitare ad un concerto, raccontato da 7 addetti ai lavori

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di Redazione
Foto di Francesco Prandoni - Interviste di Alvise Losi

La musica che preferiamo ascoltare noi di Onstage è quella dal vivo. Ecco perché ci sono i TIMmusic Onstage Awards, i premi della musica live in Italia. In vista dell’evento conclusivo – che potrete vedere il 18 marzo in prima serata su Rai2 – abbiamo intervistato chi di solito si vede di meno, perché non è sul palco a suonare – ma non per questo è meno importante per la riuscita di un concerto.
Abbiamo chiesto a sette tra i più importanti addetti ai lavori del settore di rispondere a dieci domande che si è posto almeno una volta nella vita chi è stato ad un concerto. Un grande classico di eventi come i live sono gli imprevisti, ecco cosa ci hanno raccontato con quelli più gravi in cui sono incappati in tanti anni di esperienza.

L’imprevisto più grave che può capitare durante un concerto

Mesi di preparativi, controlli serrati, meccanismi perfettamente collaudati. E all’improvviso qualcosa si inceppa. Ogni concerto presenta il suo imprevisto, anche se spesso il pubblico non se ne rende conto, grazie alla professionalità di chi da dietro le quinte fa in modo che tutto fili sempre liscio. Abbiamo chiesto ad alcuni tra i più importanti addetti ai lavori del settore live in Italia quali siano gli imprevisti più gravi che possano capitare. E alcuni non avreste immaginati.

Walter Mameli – manager, Cesare Cremonini
«L’imprevisto più grave è a monte, cioè se l’artista ha dei problemi e non si può fare il concerto. Poi da lì in avanti c’è di tutto, per esempio un permesso mancante per un’inadeguatezza delle strutture, anche se poi quasi sempre le cose si risolvono. Se però una sera di colpo arriva un tornado che può essere pericoloso sia per chi va sul palco sia per assiste al concerto, allora evidentemente per questioni di sicurezza si deve annullare la serata. La cosa importante con gli imprevisti è affrontarli con calma, buon senso e professionalità. Ormai i sistemi audio sono molto complessi e correlati ai video e può succedere che qualcosa accada: capita con i telefonini, figuriamoci con i sistemi complessi. Gli strumenti per esempio ormai funzionano via radio, non più via cavo. Se succede, bisogna mantenere il sangue freddo. E poi è fondamentale, dopo che sono successi, raccogliere i dati, risalire all’origine del problema ed evitare che capiti di nuovo».

Mimmo D’Alessandro – promoter, D’Alessandro e Galli
«Forse andrò contro corrente, ma più che l’annullamento o l’evento improvviso, io penso che in Italia l’imprevisto più grande, che purtroppo capita spesso e quindi non è poi tanto inatteso, è la burocrazia. È la burocrazia il nostro vero nemico. Quello che ti può capitare con la burocrazia in questo Paese lo sa solo Dio. E sono sempre imprevisti che non ti aspetti mai».

Roberto De Luca – promoter, Live Nation
«Naturalmente l’annullamento del concerto è il male estremo. A me purtroppo è capitato, anche recentemente, con il tour dei Foo Fighters che hanno preferito non suonare a Torino il giorno dopo l’attentato al Bataclan di Parigi. Quando capita così tanto sotto data è un problema particolarmente ostico perché ormai la macchina è già in moto e nel trambusto dell’annullamento devi anche trovare il modo per informare i fan di non venire al concerto. Poi può capitare di tutto, anche le cose più impensate e paradossali, per esempio una volta a un concerto di Madonna ci arrivò persino una denuncia da parte di un fan perché c’era un bagno rotto».

Claudio Trotta – promoter, Barley Arts
«Non si può pensare a un solo imprevisto, ma quello peggiore, soprattutto perché sei ininfluente e non puoi farci nulla, è il certificato medico che ti viene mandato dal management dell’artista all’ultimo. Parlo dal mio punto di vista naturalmente, ma in quel caso forse pochi sanno che l’artista restituisce il cachet, ma non i costi che tu hai sostenuto e che dipendono da quando arriva l’annullamento. Se per esempio salta tutto il giorno stesso, la location e il palco sono già impegnati e quindi sono soldi persi, a meno che tu abbia un’assicurazione appropriata. Ma ci possono essere le cose più impensabili, come i camion con la strumentazione bloccati alla frontiera o qualche certificato bloccato dalla burocrazia. Per esempio mi capitò una volta a Milano, all’Arena Civica, che il funzionario avesse compilato le licenze sbagliate e quelle giuste arrivarono solo poche ore prima del concerto, altrimenti sarebbe saltato tutto».

Stefano Dal Vecchio – direttore di produzione, Barley Arts
«Partiamo dal fatto che arrivare il giorno stesso del concerto e trovarsi delle piccole problematiche non fa certo piacere, ma ormai da un punto di vista professionale la cosa più importante è la sicurezza. È come costruire un palazzo: servono fondamenta solide per poi far tenere bene tutto il resto. Il più grande inconveniente è proprio la problematica relativa alla sicurezza sul lavoro. Come accadde al vecchio Heineken Festival. Ormai è talmente tutto controllato che è davvero difficile che accada qualcosa. Nel mio caso sono sempre successe cose piccole, magari uno strumento che dava problemi o cose così. Poi ormai ogni concerto è veramente una storia a sé e lo controlli talmente tante volte prima che inizi che anche l’imprevisto diventa calcolabile».

Danilo Zuffi – direttore di produzione, Live Nation
«L’imprevisto più grave è che l’artista non si presenti al concerto. Detto ciò, per quanto riguarda il mio lavoro, la cosa più problematica che può capitare è relativa a inconvenienti tecnici. Credo che la cosa peggiore in questo senso possa essere un problema elettrico, perché se non hai energia non puoi far andare nulla. Ormai ci sono sistemi molto efficienti e sicuri, ma anche se esistono generatori di gruppo che funzionano in parallelo, a livello teorico potrebbe sempre capitare che smettano a funzionare entrambi. E a quel punto non ci puoi fare niente, anche perché la contromisura è proprio il secondo generatore, ma se smette di funzionare anche quello allora direi che si può parlare di sfiga».

Riccardo Vitanza – ufficio stampa, Parole e Dintorni
«Evidentemente l’imprevisto più grave è l’annullamento del concerto, che può essere per problemi dell’artista o per problemi dell’organizzazione. Diventa un aspetto particolarmente problematico quando capita a pochissimo tempo dall’evento, perché significa che è successo davvero, mentre quando sono annullati con mesi di anticipo per motivi tecnici sappiamo tutti che di solito nasconde una scarsa prevendita. La mia preoccupazione più grande in questi casi è dare una comunicazione tempestiva al pubblico così da creare il minore disagio possibile. A me l’imprevisto più grande di questo tipo è successo nel 1998 quando fu annullato il concerto dei Rolling Stones a San Siro per una “laringite di Mick Jagger”. Purtroppo accadde la mattina stessa dell’evento, quando era impossibile avvisare le persone che magari erano già partite da altre città italiane per arrivare. E naturalmente il motivo non era la laringite, ma un problema di natura economica tra il promoter e la band. Purtroppo mi è capitato anche di dover affrontare un decesso durante il concerto, e anche quello naturalmente è un evento imprevisto e contemporaneamente drammatico».

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