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James Blunt – Il preferito delle donne

Superato l’effetto “Beautiful” (la sua celeberrima canzone, non la soap opera…), James Blunt è riuscito a riconfermare la sua incredibile fama mondiale con due ulteriori dischi di successo, ma con il consueto profilo basso che da sempre lo caratterizza.

Da quando è diventato famoso nel 2006, James Blunt combatte una “battaglia” personale: è un po’ contrariato dal fatto che la sua immagine e la sua musica siano oggetto di interesse solamente del pubblico femminile, perché lui vuole raggiungere tutti. Nel tempo, ha cercato di scalfire questa comune convinzione con diversi stratagemmi, ma solo oggi sembra aver trovato quello che può risultare vincente, perché innanzitutto lo mostra al mondo non più solo come un romantico bravo ragazzo, ma anche come uno che sa divertirsi. «La gente si aspetta che io sia una persona che prende sul serio se stesso e la vita, ma non è proprio questo il caso. Forse che l’album nuovo sia l’occasione di vedere un lato diverso della mia personalità?». Quindi, mai dire a James Blunt che la sua musica è per un pubblico prettamente femminile: «Non mi piace che si pensi che le mie canzoni siano fatte per le donne», racconta, però è vero che ha spopolato soprattutto tra il gentil sesso. Come mai, se questo non è il suo intento e anzi ritiene veramente di scrivere per tutti? Sarà per quella faccia acqua e sapone in cui risplendono come fari due occhi azzurri o per quell’aria da eterno giovincello con cui maschera alla perfezione i quasi 37 anni, complici due candide guance da cui ha eliminato ogni traccia della barba che caratterizzava il suo look fino a poco tempo fa. Basta ascoltare la hit che lo ha lanciato, la celeberrima You’re Beautiful, per capire come il buon James conosca perfettamente il modo per far presa su quel tipo di pubblico. A questo aggiungete una discreta carriera militare, cosa che non guasta avere a curriculum soprattutto quando si tratta di avere un certo “appeal”.

VOGLIO DIVERTIRMI!

James ce l’ha messa tutta per far capire al mondo che non è così, o meglio, che non esiste solo l’immagine del ragazzo che tutte vorrebbero sposare. Basti pensare ai numerosi flirt veri e presunti che ha collezionato da quando è diventato famoso, oppure alla fama di viveur che ama dare party nelle varie città dove si trova in tour, di cui non fa segreto. Si è pure trasferito a vivere a Ibiza, isola del divertimento per eccellenza, pur di intaccare l’immagine da principe azzurro. Poi, a onor del vero, dice che abita lì per godere dell’ottimo clima e della natura, oltre che per la movida. Ha persino messo la sorella Emily su eBay: quando nel 2004 lei aveva bisogno di recarsi in Irlanda per assistere a un funerale ma non riusciva a trovare un modo per lasciare l’Inghilterra, perché i traghetti erano in sciopero e non c’erano più voli, lui le ha fatto pubblicare sul celeberrimo sito un annuncio in cui chiedeva aiuto a chi potesse risolvere il suo problema. Emily non è riuscita nel suo intento, ma ha così conosciuto quello che sarebbe poi diventato suo marito. Il povero James nemmeno così è riuscito a togliersi l’aureola da santarellino: da fratello scapestrato che sbatte in Internet la sorella si è trasformato in moderno Cupido.

E torniamo sempre qui, al fascino che esercita sulle donne e al suo pubblico prevalentemente femminile. Ha provato a convincere tutti del fatto che è meno serio di quel che sembra, ma ora finalmente potrebbe essere arrivato il momento della svolta grazie al suo ultimo disco Some Kind Of Trouble, uscito lo scorso novembre, che per lui significa qualcosa di diverso e lo è, rispetto ai precedenti Back To Bedlam (2003) e All The Lost Souls (2007). Esprime infatti nel sound e nei testi un’allegria che vuole cogliere della vita il divertimento e il senso di libertà, una vera joie de vivre, simile per tanti versi a quella che si respirava nei mitici anni Ottanta. «L’album cattura un mood che è un po’ tipico di quegli anni. In Occidente c’era un’atmosfera particolare, un ottimismo che ci faceva sentire come dei teenager». In questo album ciò che fa la differenza è proprio il punto di vista: «Non è meno serio o impegnato, ma semplicemente ottimista. È una fotografia della realtà, non un melanconico disegno». I fattori che hanno portato a questo cambiamento sono diversi, compresa un’inevitabile maturazione personale che, in avvicinamento ai fatidici “anta”, non può non farsi sentire, ma di certo hanno avuto il loro peso anche alcune dinamiche diverse dal solito intervenute nella fase di composizione. «Ho provato a scrivere nella mia casa a Ibiza, ma non riuscivo a produrre niente. Così sono tornato a Londra, ho cominciato a uscire, a bere qualcosa fuori la sera con i miei amici ed è da qui, da questa nuova quotidianità e dalla concretezza dei rapporti con chi mi sta vicino che è nato il disco». Anche nella registrazione qualcosa è mutato in meglio: «In passato avrei composto una canzone e solo in seguito l’avrei incisa. Questa volta invece siamo andati in studio ed è come se i pezzi fossero scaturiti dal nulla, o meglio, dalla semplice voglia di stare insieme, divertirci e suonare. Tutto è venuto in modo abbastanza naturale». Di questo divertimento è figlio anche l’uso della chitarra elettrica, che Blunt non aveva mai utilizzato prima. «Ho scritto gli altri dischi partendo dalla chitarra classica, per Some Kind Of Trouble invece un giorno ho imbracciato quella elettrica e da allora non l’ho più lasciata, anche perché sposa meglio quel mood entusiastico che volevo esprimere. È anche grazie a lei che i pezzi hanno più energia, sono più upbeat».

Clicca qui per leggere tutto lo speciale su James Blunt pubblicato sul numero di marzo 2011 di Onstage.

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