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Jesus Christ Superstar torna in scena con gli storici protagonisti. Ed è sempre un grande successo

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Torna in scena, con i tre storici protagonisti, il musical Jesus Christ Superstar per celebrare il ventesimo anniversario della prima messa in scena italiana di Massimo Romeo Piparo. Foto di Gianmarco Chieregato

Quando Jesus Christ/Ted Neeley riappare al termine del musical l’intero Teatro degli Arcimboldi di Milano si alza in piedi per tributargli un lunghissimo e fragoroso applauso. Il pubblico è andato in delirio per questo ritorno sulle scene di tre degli attori che parteciparono al film del 1973 di Norman Jewison (oltre a Ted Neeley sul palco Yvonne Elliman nel ruolo di Maria Maddalena e Barry Dennen come Ponzio Pilato), nonostante alcune pecche della messa in scena, dovute forse in parte al fatto che si trattasse della prima rappresentazione milanese. Ma andiamo con ordine.

Lo spettacolo comincia con un assolo di chitarra, la band è sul palco a lato di una scenografia scarna ma efficace: quattro schermi di diverse altezze a simulare delle colonne su una piattaforma rotante (dove ora appaiono i musicisti, ora alcuni cantanti), una gradinata centrale e due strutture in tubi di ferro ai lati. Dietro a questi pochi elementi un gigantesco schermo sul quale appaiono citazioni della Bibbia con diretto riferimento a quanto sta accadendo in scena. E qui arriva una prima nota dolente: per tutta la prima metà dello spettacolo uno dei pannelli non funziona, lasciando le frasi incomplete e spesso incomprensibili.

Quando appare per la prima volta Neeley sulle note del tema Jesus Christ Superstar già si scatena un caloroso applauso a scena aperta. Il “nuovo” Giuda, Feysal Bonciani, fa capire già dalle prime note che non ci sarà da rimpiangere il “vecchio” e il coro/corpo di ballo (vestito da hippie, come del resto nel film) riempie il palco di coreografie e movimento. Anche i sacerdoti Anna (Paride Acacia) e Caifa (Francesco Mastroianni) si dimostrano bravi cantanti (soprattutto Anna, teatrale al punto giusto, mentre ad esempio Erode – Salvador Axel Torrisi – tenderà poi a eccedere nel suo brano) e Simone Zelota (Emiliano Geppetti) dà una prova di grandiosa potenza vocale nel suo Poor Jerusalem. Un pesante rimprovero – non certo diretto contro al cast – deve essere però fatto al mix audio, perché la musica troppo spesso copre le voci dei cantanti, rendendo incomprensibili le parole dei testi. Il pubblico si gode comunque lo spettacolo in modo molto partecipato. Altri applausi a scena aperta si hanno quando Gesù caccia i mercanti dal tempio o quando Giuda medita il proprio tradimento.

Sarà il mito di questo musical, sarà la potenza di un’opera che permette di immedesimarsi tanto in Giuda, quanto in Cristo, quanto in Maddalena (il tutto nell’assenza sulla scena di Dio), sta di fatto che la platea è come attraversata da una costante scarica elettrica a bassa intensità che ogni tanto esplode in acclamazioni e applausi. L’acme viene raggiunto subito dopo il canto di Gesù nell’orto del Getsemani: il boato del pubblico – accompagnato da standing ovation – è talmente lungo che le luci in sala vengono accese fino a quando termina.

Dalla scena di Erode (obeso e circondato da un circo) in poi la parte finale del musical sembra scorrere in un lampo. Si arriva al processo davanti a Ponzio Pilato. Sulle 39 frustate che riceve Gesù vengono proiettate immagini dell’Olocausto, della guerra in Vietnam, dell’11 settembre, di Falcone e Borsellino, del rapimento di Aldo Moro: un mix tanto eterogeneo che alla fine risulta più pretenzioso che riuscito. A cancellare ogni possibile mugugno arriva però il brano più famoso, Supestar, cantato da Giuda e qui la trovata scenica è (solo sulle prime) opinabile: sullo schermo vengono proiettate immagini registrate di Giuda/Bonciani che canta e passano alcuni riferimenti al film degli anni ’70. Ma sulle ultime battute finalmente appare , alle spalle del pubblico, Giuda in persona insieme a Gesù e i due attraversano l’intera platea tra gli applausi fino al palco.

Dopo la crocifissione – dove la croce emette dei lampi di luce accecanti e fastidiosissimi per il pubblico, ma la scelta sembra azzeccata – e l’ultimo canto il sipario cala. Escono gli attori, molto applauditi, soprattutto i tre del cast originale. Le luci si spengono, sembra tutto finito, la gente comincia ad alzarsi dai propri posti. E invece all’improvviso riparte il tema Superstar, cantato stavolta per intero da Giuda sul palco, tra gli applausi ritmati del pubblico coinvolto da membri del coro e del corpo di ballo che saltellano tra le poltroncine del Teatro. Quando lo spettacolo finisce – stavolta per davvero – è difficile vedere qualcuno che non abbia un largo sorriso stampato in faccia. Perché non ci sono stati difetto o sbavatura di questa prima che non siano stati sovrastati dall’emozione dell’opera e del messaggio di amore e anticonformismo che porta avanti da decenni.

Tommaso Canetta

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