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Jovanotti: Il futuro è Ora – Mentre si recuperano i concerti di dicembre celebriamo il suo 2011

Nel suo messaggio di fine anno su Facebook, Lorenzo ha parlato di un anno magico che si chiudeva, augurandosi di viverne uno altrettanto importante. Un disco da record, un tour dallo straordinario successo, il dolore per l’incidente di Trieste che ha listato a lutto quello che doveva essere il coronamento di una cavalcata trionfale ma che ha messa una volta di più in luce l’umanità di Jovanotti. Il 2012 riparte con un mese di concerti. La festa è ancora qui.

Trieste, 12 dicembre 2011. Il palco in costruzione per il concerto di Jovanotti si accartoccia all’improvviso portando con sé la vita di un ragazzo di 21 anni, Francesco Pinna. Stupore, cordoglio e dolore. Di Lorenzo in primis, che non ci pensa un attimo ad annullare la data triestina e tutte quelle in programma di lì alla fine dell’anno, mettendo in freezer un tour dagli esiti trionfali. Un destino oltre che crudele beffardo, un fulmine a ciel sereno quasi a voler ricordare che nulla è definitivo e sicuro, soprattutto se si tratta di felicità. Perché questo epilogo doloroso non deve far dimenticare come il 2011 sia stato forse l’anno più importante nella carriera di Lorenzo. Adesso il tour riparte il 2 febbraio proprio da dove si è fermato suo malgrado, da Trieste. Con il pensiero che corre spesso a Francesco e alla sua famiglia, Jovanotti si lancia in un mese di nuovi concerti su e giù per l’Italia, da Bologna a Taranto, da Torino ad Acireale per chiudersi il 28 e 29 con una doppia festa al Palalottomatica di Roma.

ANNATA STRAORDINARIA

Se il 2012 è pronto a ripartire di slancio, i ricordi del 2011 sono ancora vivi. Un anno vissuto a grande velocità all’insegna della contemporaneità, del “qui e ora”. Ora come il titolo di un album ambizioso (e rischioso), ancora vivo nonostante la sua pubblicazione risalga ormai al 25 gennaio dell’anno scorso, a dimostrare di essere una scommessa vinta contro il parere di molti. Saldamente nella top ten dei dischi più venduti a dodici mesi dall’uscita, iTunes l’ha certificato come il più scaricato dell’anno, mentre la FIMI, federazione dell’industria discografica nostrana, ha indicato l’album come più venduto in assoluto in Italia. Ma siccome questi sono tempi in cui le classifiche di vendita contano sempre meno per via dell’assottigliarsi dei numeri, lo status dell’album viene forse ancora di più sottolineato dal suo successo sul fronte radiofonico, vera cartina di tornasole del gradimento del pubblico. Cinque singoli, tutti finiti nella top 5 dell’airplay radiofonico, tra cui Ora, l’ultimo in termine cronologico, estratto a dicembre quando in teoria l’effetto propulsivo dell’album sarebbe dovuto essere ormai esaurito e divenuto in breve tempo il brano più trasmesso in Italia.

Senza dimenticare le onorificenze, come quelle degli Onstage Awards: i lettori e la giuria hanno votato Ora come miglior disco dell’anno – premio che si aggiunge a quelli vinti come miglior artista e per il miglior video (Tutto l’amore che ho). Alla fine anche la trasmissione dell’anno, quel Più grande spettacolo dopo il weekend di Fiorello che ha battuto ogni record di ascolto, ha dovuto fare i conti con Lorenzo, prendendone in prestito il titolo di una canzone e vedendolo protagonista in qualità di ospite. «Non c’è dubbio che si tratti dell’annata più straordinaria della mia carriera», ha commentato Jova intervistato da Onstage a fine novembre.

 

EMOZIONI PIÙ CHE OPINIONI

Eppure le incognite, dopo il successo di un lavoro come Safari e di un singolo tradizionale e melodico come Baciami ancora, non erano poche, testimoniate dalle difficoltà iniziali nella gestazione dell’album. «Dopo un paio di mesi passati in studio con i miei collaboratori mi sono fermato perché il suono che cercavo non veniva fuori – raccontava Lorenzo l’anno scorso a Onstage. Mi sono reso conto che nel mio iPod stava girando quasi solo musica elettronica e molta dance, anche la più popolare tipo David Guetta o Black Eyed Peas. Era un periodo in cui ascoltavo più volentieri gli album di Rihanna che quelli dei cantautori, e allora ho deciso che bisognava assecondare quel momento».

L’istinto a volte può più della ragione. E alla fine anche la critica che, di fronte a un disco meno “suonato” e impegnato dei suoi predecessori, avrebbe potuto storcere il naso, si è tolta il cappello. L’idea vincente di Jovanotti questa volta è stata quella di raccontare il suo tempo più attraverso la musica che i testi, plasmando emozioni più che opinioni. E ha fatto centro. «Possiamo ancora sensibilizzare le persone – ha detto a Onstage – ma l’importante è il modo in cui si dicono certe cose. Anche perché siamo bombardati di notizie e rischiamo la saturazione. Io per primo, quando ascolto della musica, voglio qualcosa che mi porti da un’altra parte con la testa. Fino a qualche tempo fa una canzone poteva parlarti in anticipo su tutto e tutti, oggi oltre ai media ci sono i social network e il web in generale. Non bisogna pensare che gli artisti siano impauriti. Io per lo meno non ho paura a mettermi in gioco, non me ne frega niente, l’ho sempre fatto. Cerco solo di essere efficace». E, consapevole che la musica oggi rischia di invecchiare precocemente, dopo aver affidato all’album un’altra missione Lorenzo ha riversato le notizie, le informazioni, le opinioni sui social network.

 

L’ELEMENTO UMANO NELLA MACCHINA

Oltre che il titolo del suo album, “ora” è la parola chiave per comprendere il momento artistico e umano di Lorenzo. Ora come contingenza, contemporaneità, tempo reale. Quello della sua vita filtrata attraverso la Rete. Jovanotti ha per esempio utilizzato Twitter in modo pionieristico per l’Italia, trasformandolo in un mezzo in cui riversare idee, pensieri, progetti ed emozioni ma anche nella sede virtuale per un dj set (come accaduto, in diretta, lo scorso 13 gennaio). E con Facebook non è stato da meno. Sulla sua bacheca non trovano solo spazio messaggi più o meno promozionali o stati d’animo da condividere con i fan, ma ha per esempio inaugurato il 2012 pubblicando quelli che ha definito “sonetti sgangherati”: dal sonetto della nonna a quello mitico, da quello amoroso a quello primitivo, una serie di composizioni trovate nel cassetto dei ricordi, abbozzi di idee e composizioni risalenti a un anno fa e adesso portate alla conoscenza del pubblico, per tastarne in diretta l’effetto e curioso di vedere se quei semi sono ora in grado di germogliare.

Lorenzo ha reso caldi, sistemi di comunicazione che rischiano di essere freddi. Ha mischiato mondi diversi, proprio come nel disco: “È questa la vita che sognavo da bambino/un po’ di Hello Kitty un po’ di Tarantino” recita in Megamix, traccia d’apertura. Allo stesso modo ha reso estremamente caldo e umano un album nato principalmente con basi e macchine. «L’elettronica lascia ampi margini di manovra creativa e poi è molto umana.
Se ci pensiamo bene, siamo circondati da questi oggetti, la nostra ormai è una esistenza cablata. Per cui dobbiamo esaltare le tecnologie mentre ci sforziamo di far uscire
il sangue dai fili elettrici, di tirare fuori l’elemento
umano dalla macchina». Operazione riuscita. Quelle
tra umanità ed elettronica, sudore e tecnologia, sono
state per Lorenzo Cherubini dicotomie virtuose che lo hanno accompagnato lungo tutto il 2011, prendendo corpo nel tour seguito alla pubblicazione del cd. Se la diretta conseguenza di una lavoro dance ed elettronico potevano essere spettacoli impostati in larga parte su basi preregistrate,  con il rischio che il tutto potesse sembrare freddo e sintetico, ci si è trovati invece di fronte a un’ondata di energia come mai prima d’ora. «Sarà il mio concerto
più suonato in assoluto – aveva promesso Lorenzo. Ci
sarà molta elettronica ma sarà tutta prodotta dal vivo, sul palco».

È stato di parola. Perché ci può essere calore in suoni campionati, a patto che al loro interno si muova intellegibile l’elemento umano. Da qui uno show battezzato “in 4D”: la quarta dimensione è lui, Lorenzo, che si stacca da trovate scenografiche e beat sintetici per rapire con la sua carica e l’entusiasmo contagioso. «Non è più una questione di “bello o brutto” ma di energia. Lady Gaga – i suoi pezzi, il suo modo di proporsi – ha oggi più energia dei Radiohead o dei Red Hot Chili Peppers, con tutto il rispetto per queste band che hanno scritto la storia del rock in maniera indelebile. I Black Eyed Peas sono più creativi della maggior parte dei jazzisti in circolazione. I loro testi di cinque parole funzionano, raccontano dove siamo oggi. È la musica di adesso e a me interessa sempre la musica che racconta il mio tempo».

 

IL LEGAME CON IL PUBBLICO

Una scaletta di più di trenta pezzi, rigida non per pigrizia ma perché funzionale a uno spettacolo che deve
girare come il meccanismo di un orologio svizzero. Calibrato tra balli sfrenati e momenti di intimità, scatenate cavalcate e ballate spaccacuore, dove i molti estratti dall’ultimo album costruiscono l’ossatura su cui
possono innestarsi in maniera organica le hit di vent’anni di carriera. Ed è giusto che una macchina da guerra
di questo tipo abbia ottenuto risultati straordinari:
un tour capace di triplicare il pubblico raccolto con
la tournée di Safari che già aveva raddoppiato l’audience di quella precedente. Insomma, un’escalation palpabile
ed esemplificabile nella crescita esponenziale di
date in città importanti come Milano, che nel
2011 ha messo insieme sei serate contro le due che venivano fatte abitualmente. Risultati figli del successo
dell’album, ma anche del passaparola sulla qualità dell’evento live.

«Io sono fermamente convinto che sia il momento più importante per un artista, perché è dal vivo che determini il legame con il pubblico – spiegava Jova a Onstage. Quando vado a un concerto pretendo il massimo: se esco deluso, è difficile che riesca a mantenere un vero rapporto con l’artista che ho visto. Il live è la prova definitiva. Se uno show non mi convince, poi stranamente non mi piacciono neanche i dischi dello stesso progetto.
Come spettatore sono molto esigente, per cui naturalmente lo sono anche riguardo ai miei concerti. Cerco sempre di realizzare lo spettacolo che vorrei vedere, ci metto tutto me stesso fregandomene dei rischi». La gente ha capito e apprezzato. Al punto che il nuovo impulso alla vendite dato dalla riedizione accompagnata dal dvd del tour è spiegabile in parte ipotizzando che molti quelli che già avevano acquistato Ora abbiano fatto il bis solo per potere avere la testimonianza di uno show memorabile. Che ora riprende a girare l’Italia. Chi se lo è perso è ancora in tempo.

Clicca qui per guardare le foto del concerto di Jovanotti a Roma del 28 febbraio.

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