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The Killers: è arrivato il momento di celebrare il loro album più travagliato e incompreso

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Il 2 ottobre compie dieci anni Sam’s Town, il secondo album in studio dei Killers. Un lavoro che in un primo momento ha diviso il mondo: c’era chi restava deluso, cercando invano di cogliere il punto del disco, e chi sembrava trovare le conferme richieste dopo il fulminante esordio Hot Fuss. Per qualcuno si trattava addirittura di un tonfo gigantesco dopo ottime premesse, per altri persino di un capolavoro, in grado di donare nuova linfa al rock‘n’roll di stampo springsteeniano in un decennio un po’ confuso. Ma i fan, non importa da che Paese provenissero e non importa quanto tempo ci abbiamo messo, hanno trovato in Sam’s Town l’irripetibile.

Ma cosa rende questo album così controverso? Di sicuro è difficile da assimilare. Anche se ad orecchie poco attente potrebbe non sembrarlo, è un disco molto intimo, che scava a fondo nella personalità dell’autore e riemerge con qualche interrogativo da porre al mondo esterno (uno su tutti: “Can you read my mind?”) e da porre a se stesso (“Why do I keep counting?”), il tutto farcito con una sincera dose di confusione, che emerge potente nella meravigliosa For Reasons Unknown. Non è un vero e proprio concept album, ma è come se lo fosse. E forse in tanti casi è stata proprio la difficoltà nel capire quale sia questo concept, che sembra esserci, ad averlo fatto soccombere al primo ascolto.

Le vendite sono andate molto bene considerando che si collocavanonel già difficile terzo millennio, ma 4 milioni di copie erano solo poco più della metà rispetto a quelle del più fortunato debutto. Probabilmente i singoli non erano abbastanza efficaci se confrontati con quelli del biennio precedente. Ma d’altra parte, come fai a competere con evergreen clamorosi come Somebody Told Me e Mr. Britghside – a quel tempo in perenne rotazione in radio e tv – e con un brano come All These Things That I’ve Done, usato dalla Nike per lo spot delle Olimpiadi di Pechino e cantato da U2, Coldplay e Robbie Williams in occasione del Live 8 del 2005? A poco è servito affidare la regia del videoclip del secondo estratto Bones ad un mostro sacro come Tim Burton. Troppo difficile superarsi, praticamente impossibile. Almeno sul piano del successo commerciale, perché su quello artistico il quartetto di singoli di Sam’s Town (When You Were Young, Bones, Read My Mind e For Reasons Unknown) è davvero superlativo.

L’opener di Sam’s Town è la title-track, perfetta summa di quanto proposto dai Killers in quel momento, che si pone però più come anticamera del vero ambiente in cui è contenuto il disco. Il resto delle tracce è infatti racchiuso tra Enterlude e Exitlude, in realtà la stessa canzone spezzata per creare un effetto simile a quello che si prova nella visitare e permanere in un luogo nuovo. Il testo in questo senso è loquace. Enterlude ci riceve all’arrivo con pochi ma sinceri convenevoli: “We hope you enjoy your stay / It’s good to have you with us/ Even if it’s just for the day”. Exitlude, invece, si prende un po’ più di tempo per il congedo, ponendo al passato l’auspicio: “We hope you enjoyed your stay”. Questo doppio brano ha dell’incredibile. Usando le stesse identiche avvolgenti note di piano e in parte anche gli stessi versi, riesce a comunicare prima un forte senso di accoglienza, un caloroso benvenuto, e poi un prematuramente nostalgico arrivederci. Si ha davvero la sensazione di essere stati altrove.

Ma dov’è che veniamo ospitati durante l’ascolto? Per rispondere a questa domanda dovremmo prima porcene un’altra: cos’è Sam’s Town? Il Sam’s Town Hotel and Gambling Hall è un hotel-casinò di Las Vegas. Brandon Flowers a quel tempo dichiarò di aver identificato quel luogo con la sua personale immagine della città. L’intenzione era quella di renderlo l’Abbey Road della loro città natale. Con le dovute proporzioni, possiamo dire che i Killers ci sono riusciti, donando alla città e a se stessi un disco immaginifico e identificativo, per molto tempo inafferrabile, ma di cui ormai quasi tutti si sono accorti al giorno d’oggi.

L’amore che lega The Victims – questo il nome della comunità di fan della band – al secondo capitolo discografico della formazione di Las Vegas è quello che può definire una carriera intera. E in effetti Brandon Flowers e soci quel legame instaurato nel tempo lo percepiscono, talvolta sembra anche essere un blocco per loro. Non è un caso se dopo le tutt’altro che miste reazioni a Day & Age – che in qualche modo voleva staccarsi dal predecessore – la premura fu quella di promettere presto un ritorno alle chitarre. Ecco sì, le chitarre. Quelle di Sam’s Town sono probabilmente tra le più interessanti che il primo decennio del ventunesimo secolo ci abbia lasciato. Ne è un esempio Where You Where Young, che ha la semplicità dei classici e l’efficacia dei tormentoni, oppure il grezzo suono del riff di Uncle Jonny, che si sposa perfettamente con il giro di basso che a quel tempo era quasi un marchio di fabbrica per i quattro statunitensi.

Per completare il quadro, c’è la voce di Brandon Flowers. Il cantante infatti non ha mai nascosto di aver voluto ricorrere ad un ampio uso dell’autotune per il suo primo full-length, per poi acquisire grande consapevolezza del proprio potenziale alla vigilia del ritorno in studio. Così la decisione fu quella di dare molta più importanza al suo timbro, accreditato come uno dei più riconoscibili del panorama rock odierno. Mai scelta fu più apprezzata.

Adesso sembra tutto perfetto, tutto bellissimo e importante. Ma, volendo fare i conti con i rischi che Sam’s Town ha fatto correre sul lungo periodo ai propri creatori, diciamo che avrebbe potuto essere per la discografia dei Killers come il pezzo famoso che le band finiscono per odiare, ma che il pubblico vuole sempre sentire ai concerti. Per fortuna c’era Hot Fuss a guardargli le spalle e l’atteggiamento di Brandon e compagni è sempre stato positivo. Non si sono mai nascosti dietro frasi di circostanza come “le band si evolvono”, non c’è mai stata la paura di riconoscere le grandi cose che hanno fatto nel 2006, quelle più amate dai fan. E adesso che sono passati dieci anni è anche giunto il momento di celebrare Sam’s Town: il travagliato e a lungo incompreso capolavoro dei The Killers.

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