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La battaglia (legale) di John Densmore: «Jim Morrison non si tradisce»

Jim Morrison John densomore

Lo scorso aprile, presso l’Università Italiana per stranieri di Perugia, John Densmore, co-fondatore e batterista dei Doors, ci ha parlato del suo ultimo libro, The Doors – Lo spirito di un’epoca e l’eredità di Jim Morrison, e dei retroscena sui processi vinti, il primo nel 2004 e il secondo nel 2007, che hanno diviso la band in due fazioni: il tastierista Ray Manzarek e il chitarrista Robby Krieger da una parte, lo stesso Densmore e la famiglia di Morrison dall’altra. 

Come On, Buick, light my fire. Queste parole, utilizzate per un jingle che avrebbe portato per la prima volta la musica dei Doors all’interno di uno spot commerciale, sancirono di fatto la prima vera rottura tra Jim Morrison e quelli che fino ad allora erano stati i suoi veri fratelli. Era il 1968 e tutto successe durante uno dei periodi in cui Morrison, o meglio Jimbo, spariva per giorni senza più dare tracce di sé. Gli altri componenti pensavano fosse un modo indolore per fare qualche soldo extra e, in fin dei conti, le parole del brano erano di Robbie Krieger: per il Re Lucertola, invece, non si svendeva così qualcosa in cui la gente aveva creduto.

Quali furono le conseguenze di quell’episodio?
Quella scena mi sconvolse e gli strascichi di quel litigio mi segnarono per moltissimi anni. Avevamo tradito la fiducia di Jim, avevamo trattato le parole, forse la cosa in cui credeva maggiormente, in una merce da quattro soldi, vendibile al miglior offerente. I Doors non finirono in quel momento, fecero altri album, ma una parte di noi restò ferma a quel giorno. Jim era sparito da giorni, l’alcol stava iniziando a prendere il sopravvento su tutto il resto, ma anche in quelle condizioni si dimostrò molto più coerente di noi. Non avrei mai più potuto ripetere un errore del genere.

In un’epoca come la nostra, segnata completamente dal commercio e dalla pubblicità, l’occasione per rimediare e dimostrare idealmente di aver capito l’errore si ripropone puntuale, nel 2002: la Cadillac, desiderosa di svecchiare la propria immagine ed avere più appeal sulle nuove generazioni, fa ai Doors superstiti una di quelle offerte impossibili da rifiutare: quindici milioni di dollari per avere Break On Through all’interno di un proprio spot, come se il vecchio compagno volesse metterli ancora alla prova da lassù.

Mai stato tentato da tutti quei milioni?
Senza Jim ad inveire contro di noi e con Ray e Robby ancora più convinti della bontà del progetto, mi sono sentito in dovere di contrastare quella porcheria. Ho sempre amato fare soldi, come credo chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, ma nessuno di noi aveva bisogno di quei soldi per vivere meglio di come già facevamo. Avevamo già rifiutato un milione dalla Apple, che sembrava anche una scelta meno compromettente; la cifra era sconvolgente e ammetto di aver perso il fiato quando mi venne comunicata. Ma non potevamo fregarcene in quel modo, altrimenti che senso avrebbe avuto continuare ad omaggiare in pubblico la figura di Jim?

So che per la causa ti è stato offerto aiuto da illustri colleghi.
Molti amici musicisti si prestarono per darmi il loro supporto e si resero disponibili ad apparire in tribunale a testimoniare a mio favore e in nome dell’eredità musicale e artistica di Jim. Neil Young scrisse una lettera stupenda e mi autorizzò a metterla agli atti se necessario e la cosa mi fece sentire molto meno solo in un momento in cui per i fan e l’opinione pubblica io ero quello cattivo, che voleva distruggere la band e cose di questo tipo. Pete Townshend, dal canto suo, disse che a lui del valore che la gente dava ai propri pezzi non fregava nulla. Come se io dessi l’autorizzazione ad usare Love Me Two Times per la pubblicità del Viagra.

C’è poi la storia del concerto nel 2004 a cui non potesti partecipare.
Dopo una bellissima serata in cui sul palco con noi si erano alternati alcuni frontman della nuova generazione che avevano in qualche modo incarnato un po’ del nostro spirito, l’Harley Davidson ci invitò ad una festa celebrativa per il festeggiamento dei suoi primi cento anni. La proposta sembrò di quelle serie e tutti noi accogliemmo con entusiasmo l’invito. Speravo che quella serata avrebbe placato la sete di soldi di Ray, ma un problema fisico mi fece desistere e lasciai il mio posto a Stewart Copeland dei Police.

Il giorno dopo, l’amara sorpresa.
Venni a scoprire dai giornali che i miei due ex fratelli di sangue avevano tenuto una conferenza stampa in cui si dichiarava che i Doors avrebbero ricominciato ad esibirsi dal vivo, con lo stesso Copeland alla batteria e Ian Astbury dei Cult alla voce. Si trattava di un vero e proprio licenziamento fatto in pubblico, senza nemmeno degnarsi di farmi una telefonata. Niente Jim Morrison. Niente John Densmore. Dunque, dopo tutto, non si sarebbe trattato dei Doors, tutt’al più dei Doors Unhinged, i Doors scardinati, proprio il titolo che ho voluto dare al mio libro (in Italia è stato tradotto in The Doors – Lo spirito di un’epoca e l’eredità di Jim Morrison, ndr).

Non ci fu alcuna apertura da parte tua?
Dissi ai ragazzi che avrebbero anche potuto andare in giro a suonare i nostri brani, ma con un nome diverso, che ne so, un semplice Robbie Krieger and Ray Manzarek dei Doors sarebbe stato perfetto, ma la sigla originale era da escludere completamente. Lo cambiarono in The Doors of the 21st Century, con il logo originale tre volte più grande della seconda parte, affinché nemmeno si vedesse. Alcuni miei vecchi amici mi chiamarono entusiasti vedendo i cartelloni, perché pensavano di trovarmi lì sul palco! Per non parlare del fatto che utilizzarono una foto scartata per la copertina di Strange Days, in modo che non potessero nemmeno essere accusati in qualche modo di plagio.

Come sono finite le cose con Manzarek e Krieger?
Ho vinto ognuna delle cause intentate nei confronti dei miei ex compagni di band (la seconda si è chiusa nel 2007, ndr), ma per fortuna siamo riusciti a ristabilire dei rapporti civili e di affetto sincero. Con lo stesso Ray, negli ultimi mesi di vita, siamo tornati i ragazzini che si erano incontrati a Venice a metà degli anni Sessanta e che, nonostante tutto, non si erano mai allontanati così tanto. Jim, pur essendo il perno intorno a cui girava evidentemente tutto, volle da subito dividere tutti i proventi per quattro, allontanò ogni persona del nostro entourage che provava a dividerlo da noi e credeva davvero in modo puro a quel legame: ora so di non averlo tradito una seconda volta.


The Doors – Live in Europe, in Concert Sample (From Eagle Rock Entertainment) on MUZU.TV.

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