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Lady Gaga è un mostro. Anzi no.

Lady Gaga Milano Ormai non passa giorno o quasi senza una notizia inedita e scandalosa di Lady Gaga: dal joint fumato sul palco ad Amsterdam, all’attacco a Ratzinger sul tema dei gay e via di questo passo. Come Madonna prima di lei, la cantante americana (di origine italiana, guarda un po’) sa esattamente come manipolare i media a proprio piacimento. Sarà l’ingrediente segreto del suo successo?


«La gente ti ama quando sa che non sarai in giro per molto tempo, al contrario ti odia quando sa che non te ne andrai più. Io comunque non ho nessuna intenzione di sparire». Regina del presenzialismo a tutti i costi – sebbene in questo 2012 abbia deciso di non rilasciare altre interviste dopo quella televisiva concessa a un peso massimo come Oprah -, Lady Gaga potrebbe arrivare a smentire se stessa, riuscendo a farsi amare da una quantità imprecisata di persone (a spanne, qualche milione), senza staccare mai la spina e sparire nel nulla. D’altronde, la fu Stefani Joanne Angelina Germanotta, reincarnata nella popstar più famosa del mondo con un nome che omaggia uno dei pezzi più brutti dei Queen, ha cominciato a pigiare il piede sull’acceleratore nel 2008, dando alle stampe l’album The Fame, e ancora non ha la minima intenzione di usare il pedale del freno o, semplicemente, di scalare qualche marcia e godersi la velocità di crociera.

All We Hear Is Radio GaGa

«Il vero lusso, quando hai così tanto successo, è che puoi fare esattamente ciò che desideri. Mi sento sempre e comunque su un ottovolante, ma adesso il parco dei divertimenti è tutto mio!». Come darle torto? La più potente macchina da guerra della musica pop mondiale non ha nemmeno uno straccio di rivale, con la povera sig.ra Ciccone spodestata dal trono e in cerca di qualcuno che la rilanci, nonostante crisi d’ispirazione e di mezza età, e le altre popstar – pur con ottimi risultati – sempre a distanza di sicurezza. Shakira, Rihanna, Katy Perry, tutti artisti più che interessanti, facili da vendere e piazzare, ma senza quel quid di follia che le renda davvero indimenticabili.

Eppure, proprio quella tipologia di personaggio – il cantante pop innocuo e trasversale – è stata fonte di studio per la giovanissima Germanotta, già accasata con la Interscope ma solamente come autrice, una dote sviluppata fin da ragazzina con costanza e applicazione. Proprio la sua bravura come cantante e pianista era servita per farsi mettere sotto contratto, ma i primi pezzi composti, paradossalmente, finiscono nelle mani di Fergie, New Kids On The Block, Pussycat Dolls e, incredibile, Britney Spears. Quest’ultima, ottimo esempio di popstar costruita a tavolino e poi finita fuori controllo vittima di dipendenze varie, paranoia, stress e di una pressione commerciale insopportabile, è per Lady Gaga il modello da superare e distruggere, fino ad arrivare al top, a Madonna, la quale domina incontrastata il regno della musica pop, incurante delle mode e del tempo che passa. Almeno fino alla raffica di singoli che allinea Just Dance, Poker Face, Paparazzi e Love Game, in cui Lady Gaga si trasforma da ghostwriter a stella del firmamento mondiale, finendo per vendere oltre venti milioni di copie e sovvertire ogni regola del music business. A onor del vero, l’innovazione artistica è una parte davvero infinitesimale del gioco; piuttosto la nuova regina si dimostra eccezionalmente brava a ispirarsi (e a “rubare”) a ciò che già esiste – Madonna, Queen, Bowie, Blondie, la techno, Gwen Stefani – oltre che a condire un piatto già gustoso con dei testi in perfetto equilibrio tra disimpegno tout court e provocazione (a tema quasi esclusivamente sessuale) che la rendono un’icona sexy pur senza essere una modella o una bellezza convenzionale. Insomma, il personaggio Lady Gaga è un Frankenstein assemblato e confezionato con estrema cura (da lei stessa, attenzione) e che esplode al momento giusto in un panorama internazionale che, inconsciamente, stava cercando una nuova figura di riferimento.

«Sono contraria alla chirurgia estetica, credo costituisca un pessimo modello da imitare, soprattutto per i più giovani». Un altro dei segreti del successo immediato del personaggio Gaga è la totale – o quasi – simbiosi con i fans, non semplicemente una massa indefinita di ragazzi e ragazze, ma persone vere con cui dialogare e a cui offrire un modello provocatorio ma positivo e ricco di autostima. Proprio nel suo passato scolastico, quando la giovane Stefani era una studentessa un po’ nerd, insicura e vittima del bullismo dei compagni, va ricercata la causa di questa rivalsa e di una ribellione personale che va a pari passo con la sua creatività. «The Fame è incentrato sul fatto che chiunque può sentirsi famoso e voglio fare in modo che la gente si senta invitata a questa enorme festa». Stando alle cifre di vendita, la missione può dirsi compiuta, conclusa in maniera degna da un tour mondiale che ne rivela anche il talento live, con uno spettacolo magniloquente in cui la Nostra cambia più abiti e personalità di Arturo Brachetti e lancia la sfida definitiva a rivali come Madonna e Kylie Minogue. Difficile fare di meglio, anche in fatto di kitsch, ma pure difficile resistere alla macchina della fama che stritola tutto.

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