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Laura Pausini, riparte il tour della diva dei due mondi

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Ricomincia domani a Torre Del Lago (Lucca) il tour di Laura Pausini. Analizziamo le cause del successo planetario della popstar italiana più apprezzata all’estero (tratto da Onstage Magazine, numero di aprile 2013).

Il successo di Laura Pausini è (da molti anni) planetario, certificato da vendite stratosferiche e folle in delirio, all’estero ancor più che in Italia. Merito della sua musica ma anche della sua semplicità, apprezzata specialmente dai latinos. In attesa di rivederla sui palchi di casa, facciamo il punto sulla fama raggiunta fuori dai confini italiani.

Laura è un’artista da 50 milioni di copie vendute, tra cd, singoli e dvd. E considerando le dimensioni del mercato italiano, si fa presto a capire che una grossa fetta della torta arriva dall’estero. Laura Pausini è il nostro pezzo da esportazione più pregiato (insieme a Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli). La ragazzina di Solarolo, approdata timida al Festival di Sanremo del 1993 riuscendo a sbancare tra le Novità con La solitudine, ha festeggiato qualche mese fa vent’anni di carriera. Un cammino in crescendo, costruito tassello dopo tassello, tanto in Italia che fuori dai nostri confini, in particolar modo nei Paesi di lingua latina. Pur nel solco della tradizione melodica italiana, qui a essere esportata non è un’immagine macchiettistica della nostra musica. Nel successo di Laura Pausini non c’è provincialismo né, tanto meno, un fenomeno folkloristico. La sua è una fama vera, non certo gonfiata a suon di concerti per italiani emigrati: e allo stesso modo in cui da noi vengono idolatrati divi internazionali come Shakira e Ricky Martin, quando è la Pausini a spostarsi in Cile, Brasile, Messico, Argentina o Stati Uniti, sono tappeti rossi e folle adoranti.

TIMIDEZZA APPARENTE

Per lei il successo internazionale è arrivato subito, con il primo album in lingua spagnola, Laura Pausini, pubblicato nel 1994. Una notorietà talmente improvvisa da coglierla di sorpresa. «Una delle prime volte che sono andata in Sudamerica – ha raccontato – al mio arrivo ho visto un sacco di telecamere e fotografi in attesa e ho detto a mio padre: “Babbo, c’è sicuramente uno famoso”. Allora ci siamo messi di lato per vedere chi arrivava e tutti sono venuti da me». Nel candore di questo episodio c’è tutta Laura Pausini, che dietro a una timidezza apparente nasconde grande personalità e determinazione. La stessa che, ogni volta che si esibisce, la fa trasformare in un vero animale da palcoscenico. «Con il microfono non ho mica paura – ha affermato di recente – quando sono sul palco ho meno timori di quando sono giù». Lo si vede dalla sicurezza con cui affronta il pubblico dei palazzetti o degli stadi, ma anche di eventi televisivi planetari, dove la sua immagine arriva a milioni di persone, contribuendo a diffonderne la notorietà. Come nel Live 8 del 2005, protagonista del set romano al Circo Massimo, o a Viña del Mar, festival cileno seguito da una platea televisiva di 250 milioni di latino-americani. Per l’ultima edizione, che la vedeva tornare come ospite a 17 anni di distanza dalla prima partecipazione, la sua presenza è stata annunciata con molti mesi di anticipo come il momento topico, facendo salire la febbre dell’attesa. E il risultato è stato un en plain di premi portati a casa (quattro, il massimo consentito).

UNA DI CASA

Nei Paesi latini viene considerata un’icona, mentre Billboard non esita a definirla «multilingual pop music superstar». Con lei duettano personaggi come Michael Bublè o Kylie Minogue, Marc Anthony o James Blunt. Di fatto, Laura resta l’unica italiana che è stata capace di vincere un Grammy Award, nel 2006 per il Best Latin Pop Album con Escucha, punto più alto di una collezione di riconoscimenti molto nutrita: dai tre Latin Grammy, ai numerosi premi Lo Nuestro, World Music Award, Premio Juventud e Billboard Award. Uno status da diva mitigato dalla sua semplicità, che le permette di far breccia nel pubblico internazionale come fosse una di casa. Come ha spiegato lei stessa, durante la conferenza stampa di presentazione del recente Greatest Hits. «Mi sono subito sentita come adottata da loro» ha detto. «In tutte le nazioni in cui ho la fortuna di andare, specialmente quelle in cui canto in spagnolo, non sono considerata una cantante straniera. Nella casa discografica sono seguita da quelli che si occupano degli artisti internazionali, ma poi entro nelle classifiche dei ‘local’. Questo per me è il vero orgoglio. Mi piace essere parte della musica locale». Così, anche se al momento di presentarla la definiscono «l’italianissima» («e questo fatto mi gasa moltissimo»), alla fine i dischi della Pausini si dividono la classifica con Shakira, Ricky Martin o Enrique Iglesias. E se la dividono nel vero senso della parola, perché le sue non sono presenze nominali: nella sua carriera ha piazzato dieci brani nella top 10 dei Latin Pop Albums, e quattro singoli sono andati al numero uno della classifica Latin Pop AirPlay.

IL SOGNO AMERICANO

Gli ingredienti del successo sono molti. La forza delle canzoni e il fascino della voce, la determinazione e il carisma sul palco, ma anche l’essere sempre fedele a se stessa, a Ravenna come a Miami. «Nel 1994 in Sudamerica, tutti suonavano Non c’è e facevano come dei remix in vari stili» ha ricordato lei. «E a me questa cosa un po’ dava fastidio». Perché la sua musica ha una personalità, che va rispettata, indipendentemente dalle esigenze di mercato. Quando nel 2002 ha realizzato il suo primo album completamente in lingua inglese, From The Inside, di fronte a divergenze con i discografici sulle strategie promozionali, piuttosto che presentarsi come un personaggio lontano da come lei si considera ha preferito salutare tutti e abbandonare il sogno americano. O meglio raggiungerlo a suo modo, come testimonia il tutto esaurito raccolto un mese fa al Madison Square Garden, tempio della musica newyorchese.

Quella di New York è stata solo una delle tappe intorno al mondo per festeggiare il ventennale di carriera. A maggio sarà in Italia per alcune date speciali, all’Arena di Verona e al Teatro Antico di Taormina, e poi ripartirà alla volta di Australia, Russia e ancora Stati Uniti. Nel frattempo, a fine aprile sarà protagonista ai Billboard Latin Music Awards. Una nuova occasione per raccogliere premi e anche l’ennesima consacrazione con un’esclusiva intervista di un’ora prevista al Billboard Conference di Miami per parlare della sua carriera. Ma nonostante tutto lei continua a comunque a considerarsi la ragazza di Solarolo: «Non sono una star internazionale. Io sono un’italiana che canta in diverse lingue».

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