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Linkin Park a Milano con l’album della svolta: «Torniamo all’hard rock»

Linkin Park Milano

I Linkin Park tornano in Italia e l’attesa è alle stelle, con oltre 30.000 persone pronte ad accogliere Shinoda e soci. Il concerto di Milano “rischia” di rubare la scena agli altri grandi eventi rock dell’estate: merito della nuova-vecchia strada imboccata dalla band americana.

I miracoli avvengono. Dopo tre prove in studio il cui sound aveva fatto storcere il naso, e non poco, ai fan dei Linkin Park, Shinoda e Bennington hanno raddrizzato la nave. The Hunting Party è il loro sesto disco di inediti, un lavoro che li riporta finalmente nel mondo sonoro con il quale hanno conquistato milioni di fan, grazie a pezzi che faranno uscire di testa chi si era innamorato di loro con i bellissimi Hybrid Theory e Meteora, a inizio Duemila. Fan che trasformeranno in un mega raduno la data del 10 giugno prevista all’Alfa Romeo City Sound di Milano: saranno trentamila per uno dei concerti senza dubbio più attesi di questa estate. Attesi e “pestati”, esattamente come il nuovo disco: «Probabilmente avremo problemi con le radio rock americane. Difficilmente passeranno questa roba, il sound è pesante e aggressivo. Ma a me piacciono le sfide, sono fiducioso e credo ciecamente in questo materiale». Mike Shinoda, rapper e mastermind del gruppo, e Chester Bennington, voce e frontman, non hanno usato mezze misure nelle interviste rilasciate alla stampa d’Oltreoceano per descrivere l’uscita che vedrà ufficialmente la luce il 17 giugno. Chester ha sottolineato come il combo fosse arrivato a un bivio fondamentale nella propria carriera: «Molti credevano che avremmo definitivamente svoltato verso sonorità elettroniche, EDM, piuttosto che puramente pop. Era evidente che oramai fossimo in quei territori, ma noi stessi volevamo cambiare strada. E lo abbiamo fatto». Grazie al cielo, aggiungiamo noi.

Se dal vivo i Linkin Park non hanno praticamente mai deluso le aspettative, mantenendo nei propri concerti una qualità complessiva ineccepibile e aumentando sempre il proprio già considerevole seguito, a livello discografico la band ha progressivamente alleggerito il sound e aumentato le sperimentazioni elettroniche, allontanandosi considerevolmente dalle origini. Se Minutes To Midnight del 2007 ha venduto 8 milioni di copie, la flessione nella tiratura dei successivi A Thousand Suns (2010) e Living Things (2012) deve aver fatto riflettere la band sulla direzione intrapresa nell’ultimo lustro. «Serviva un lavoro anni Novanta, qualcosa che fosse forte e prendesse anche dall’hardcore, riportando il rock pesante al centro dell’industria musicale». Shinoda, in un’intervista rilasciata a Rolling Stone USA e pubblicata sul canale YouTube dei Linkin Park, ha anche spiegato come il rock stesso abbia perso molta della sua originaria aggressività: «Ormai fa parte del mondo del pop. Non ci sentivamo a nostro agio nella sfera dell’indie/alternative pop, e anche il rap è fortemente immerso nel pop canonico».

Se a questo aggiungiamo la celebrazione che i Linkin Park porteranno all’inglese Download Festival, dove eseguiranno tutto il bestseller Hybrid Theory (lo faranno anche in Italia? In molti lo sperano), abbiamo il quadro completo di un gruppo che, per essere romantici, ha ritrovato la retta via dopo averla smarrita. A quanto pare questo netto, e per certi versi imprevedibile, cambiamento ha entusiasmato ben oltre le aspettative tutta la band: «La cosa più difficile – racconta ancora Bennington – è trovare qualcosa che ecciti tutti noi, che ci mantenga carichi e positivi durante la registrazione dell’album. E’ sempre stato così per i lavori precedenti, dopo così tanti anni è complicato accontentare tutti. La scelta di tornare a suonare brani che abbiano parti di chitarra dure e partiture di batteria pesanti e impattanti è stata quella più naturale in questo preciso momento storico». Bentornati a casa, ragazzi.

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