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MICHAEL, 100% Michael Jackson

Michael JacksonNon ho mai avuto grande simpatia per gli album postumi. Come si può avere la certezza che non tradiscano l’intenzione originaria dell’autore nel frattempo passato a miglior vita? Non si può. Ecco perchè ho ascoltato Michael (uscito lo scorso 10 dicembre) con una discreta dose di diffidenza iniziale. Anche perchè l’artista scomparso è Michael Jackson, non uno qualsiasi. E questo è il primo album di inediti dopo 9 anni e il primo dopo la sua scomparsa (25 giugno 2009). Non potrei tollerare uno stravolgimento dei canoni artistici del Re del Pop.

Ma bastano due tracce per capire che questo disco è fedele all’anima musicale delle ultime produzioni di Jacko. È Michael Jackson al 100%. Si parte con il primo singolo, Hold My Hand – brano prodotto da Akon – che ricalca le orme gospel di Heal The World e Man In The Mirror, così come fanno Keep Your Head Up e (I Like) The Way You Love Me. La seconda traccia, Hollywood Tonight, è invece lo specchio del Jackson più r’n’b, quello di Smooth Criminals, Dangerous e Scream per intenderci. Discorso che vale anche per Breaking News, inizialmente additato come primo singolo.

È un disco “autentico” anche perchè a terminarlo sono stati gli amici e collaboratori che lo stesso Michael aveva chiamato. A partire dal produttore Theron “Neff-U” Feemaster, passando per 50 Cent (Monster) e Lenny Kravitz (che scrive e canta I Can?t Make It Another Day, l’unica, guarda caso, con delle chitarre), finendo con l’amico di famiglia Eddie Cascio, nonostante qualcuno abbia messo in discussione l’autenticità proprio dei tre brani portati in dote da Cascio (Keep Your Head Up, Monster e Breaking News). Ma un board di esperti e persone che per lungo tempo sono state al fianco di Michael hanno stabilito che in quei 3 pezzi la voce è proprio di Jacko.

Gran parte dei brani di Michael sono stati scritti e registrati tra il 2004 e il 2008, anni in cui Jackson è passato dall’isolamento psicologico dovuto al secondo processo (per molestie su minori) all’entusiasmo per la ritrovata vitalità artistica, con i 50 concerti di Londra programmati per l’estate del 2009 e un nuovo disco in fase di lavorazione. Un’altalena emotiva che tuttavia non traspare nella musica, per lo meno nel sua mood complessivo: Michael è un disco positivo, «un dono per le persone» proprio come era nelle intenzioni del suo autore.

A livello musicale, questo disco postumo non aggiunge nulla di nuovo alla discografia di Jackson. Nessuno ha lavorato male: semplicemente le vette toccate dall’artista americano in passato hanno imposto standard non più raggiungibili. E il fatto che si tratti di pezzi che Jacko non ha portato a termine in prima persona – nonostante abbia partecipato a gran parte del processo produttivo – toglie un po’ di fascino al progetto. Ma è comunque un album che moltissimi artisti vorrebbero poter vantare e moltissime persone, dopo averlo ascoltato, vorranno acquistare.

Evidentemente a Michael Jackson bastava anche un semi-coinvolgimento per confezionare un prodotto musicale superiore ai suoi simili per qualità, ispirazione e sound.

 

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