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Mumford & Sons finalmente in Italia: 5 buoni motivi per amarli

È arrivato anche per l’Italia il momento di godersi i Mumford & Sons dal vivo. Oltre alle canzoni, ci sono tanti buoni motivi per amarli. Eccone cinque.

Mumford & Sons

Questa sera, 14 marzo, i Mumford & Sons suoneranno all’Alcatraz di Milano per la prima delle tre date italiane, tutte sold out. Dopo il successo di Babel, secondo album della band – uscito a settembre 2012, ha vinto un Grammy come Miglior disco – l’attesa per il gruppo inglese è altissima. Il piccolo-grande miracolo dei quattro ragazzotti della periferia londinese che imbracciano i banjo e scalano le classifiche con le facce pulite e una manciata di canzoni, ha appassionato tutti. In molti si interrogano sul “misterioso” motivo della loro fama , mentre addirittura c’è già chi inizia ad odiarli, con tanto di pagina Facebook dedicata – nell’era dei social network puoi dire di avere veramente successo solo quando nascono i primi gruppo di gente che ti odia. In ogni caso, tutti ne parlano. Noi siamo tra quelli che si schierano dalla loro parte: i Mumford & Sons ci piacciono. Oltre a quanto abbiamo già scritto sul numero di marzo di Onstage Magazine, ecco una top five di argomenti che amiamo tirare fuori quando si parla del gruppo inglese.

1. Pitchfork li odia
La nota webzine americana dedicata al mondo indie, ha lanciato artisti e band di grande spessore come Arcade Fire, Clap Your Hands Say Yeah e Bon Iver. Ma non ha mai nascosto l’astio che nutre verso il gruppo di Marcus Mumford. Ne ha stroncato il disco d’esordio e ha addirittura ignorato il successivo Babel. Chiaramente tutto ciò non ha rallentato minimamente l’ascesa del gruppo, anzi gli ha attirato le simpatie di chi non vede di buon occhio lo snobbismo indie di Pitchfork. Stare antipatici al giro che conta può anche aiutare.

2. Non sono una christian band
Nonostante i chiari riferimenti religiosi presenti nelle canzoni scritte dal leader Marcus, la band inglese fa di tutto per scrollarsi di dosso questa pesante etichetta. In una recente intervista al Guardian, hanno dichiarato: «Non siamo tutti cristiani, e nemmeno tutti religiosi. In realtà nessuno di noi lo è davvero. Abbiamo, come dire, un ampio spettro di credenze e convinzioni». Non abbiamo nulla contro Cristianesimo e religione, ma la musica – anche e soprattutto quella popular – è bene che ne resti fuori.

3. Hanno riportato il rock in classifica
Da un paio d’anni i critici fanno notare come dance, r’n’b e hip-hop abbiano scalzato il rock dalle classifiche mondiali. Salvo i soliti noti (Green Day, Muse) è sempre più difficile per una rock band – perchè i M&S sono rock – raggiungere i primi posti delle chart, quasi impossibile restarci a lungo. I Mumford & Sons non solo ci sono riusciti, ma l’hanno fatto con un sound intenso ed emozionante, che difficilmente ci si sarebbe aspettati di trovare in mezzo a Rihanna e David Guetta.

4. Un po’ di ricambio generazionale!
Anche il mondo della musica ha bisogno di volti nuovi. Tra vecchie glorie che non ne vogliono sapere di mollare e nuove stelle che spariscono nell’arco di pochi mesi, si sente il bisogno di un vero ricambio generazionale. I Mumford stanno aumentando il proprio seguito in modo esponenziale e sembrano avere le spalle abbastanza robuste per crescere ancora. Prova del nove: anche in Italia la loro popolarità dilaga (vedi i tre soldout). E chissà che tra qualche anno non andremo a sentire un loro concerto negli stadi piuttosto che l’ennesimo di Depeche Mode e compagnia bella (con tutto il dovuto rispetto per Dave Gahan e soci).

5. Non hanno inventato nulla
È la critica che viene mossa più di frequente alla band di Londra. Non fanno nulla di nuovo, si limitano a riproporre un folk-rock che sa di vecchio e naftalina, aggiornato con sonorità moderne e melodie piacione. E allora? Un gruppo che nel 2013 si ostina a suonare strumenti che sembrano presi da qualche polverosa soffitta, rifiuta ogni contaminazione con campionamenti ed elettronica di tendenza e nonostante tutto riesce a rivitalizzare un genere che nel migliore dei casi poteva piacere a tuo padre, merita certamente un plauso. Se proprio non vi garba la loro musica, almeno apprezzatene il coraggio.

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