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I Muse sbarcano a Bologna e Pesaro: gli alieni tornano in Italia

The 2nd Law ha sorpreso critica e pubblico con un suono che sembra venire dal futuro. Come sempre Bellamy e compagni non si sono seduti sul successo del lavoro precedente ma, al contrario, hanno virato su sonorità talmente innovative che non tutti le hanno comprese appieno. Adesso è il momento di portare questa rivoluzione dal vivo. Con una miscela di suite, dubstep, sinfonie e rock, i Muse arrivano in Italia per dimostrare di essere la miglior live band del mondo.

Muse concerti italia 2012C’è stato un momento in cui ho sperato che andassero avanti a suonare per tutta la notte. Le nuvole promettevano pioggia, ma non m’importava granché. Faceva molto caldo. Era il 7 luglio 2012 e sul palco dell’Heineken Jammin’ Festival c’erano i Cure di Robert Smith. Ho sempre sognato di vederli dal vivo, ma non ci avevo mai sperato troppo. E invece eccoli lì. È da parecchio tempo che non si esibiscono su un palco, ma nessuno sembra accorgersene: la potenza scenica che emanano sulle note di Pictures Of YouLulluby, Lovesong e Just Like Heaven, rapisce. La sensazione è che pochi artisti della nuova generazione possano competere con loro. Tranne una band, quella che ha deciso di aprire il suo nuovo disco con un pezzo eloquente intitolato Supremacy: i Muse.

JUST LIKE CURE
Mentre i fratelli Gallagher si prendono a calci con Damon Albarn dando vita alla sfida Oasis vs Blur, in una scuola di Devon due band si incontrano facendo la loro (e la nostra) fortuna. I Gothic Plague della coppia Dominic Howarde-Matthew Bellamy, e i Fixed Penalty di Chris Wolstenholme. Bellamy convince Chris ad entrare nel suo gruppo e, con il nuovo nome di Rocket Baby Dolls, i tre salgono sul palco del Teignmouth Broadmeadow Sports Centre di Teignmouth per la classica battaglia tra band scolastiche. In scaletta hanno una manciata di pezzi inediti – Small MindedYellow RegretA Turn to StoneWeakening Walls e Pointless Loss – e per lasciare il segno Matthew ha un’idea brillante: i Rocket Baby Dolls saliranno sul palco truccati come i Cure e suoneranno anche la cover di Tourette’s dei Nirvana, estratta da In Utero, uscito l’anno precedente. Oltre, naturalmente, a distruggere gli strumenti sul palco. È il 1994 e la band vince il contest. Grazie alla presenza scenica e all’energia espressa sul palco, il trio viene notato – dopo alcuni concerti a Londra e Manchester – da due personaggi che si riveleranno molto importanti. Prima Dennis Smith, un disc jokey giamaicano che ha uno studio di registrazione nel sud dell’Inghilterra, con cui registrarono i primi Ep. Poi John Leckie (già al lavoro per The Bends, secondo album dei Radiohead, e A Storm In Heaven, esordio dei Verve) grazie al quale il gruppo, che nel frattempo ha deciso di farsi chiamare Muse, compie il salto di qualità: arriva Showbiz, disco che rivela una maturità musicale straordinaria per una band all’esordio. Vende 300.000 copie in Gran Bretagna, aggiudicandosi due dischi d’oro, e circa 700.000 nel resto del mondo.

MANIFESTO ARTISTICO

Il tour di Showbiz è un momento decisivo per la carriera dei Muse. Durante gli spostamenti da un palco all’altro i tre decidono di cambiare il suono che li aveva portati al successo dell’esordio. Rinnovamento. Cominciano ad imparare il significato di questa parola rendendola il loro manifesto artistico. Origin Of Symmetry è il risultato di una ricerca portata avanti grazie alla sperimentazione, altro elemento chiave della produzione di Bellamy e compagni. Ecco quindi che gli inglesi ricorrono all’organo, al balafon, mellotron e un drumset espanso. Inoltre, Matt inserisce alcune linee di pianoforte ispirate ai pianisti del Romanticismo, oltre a spingere riff e assoli di chitarra in stile Jimi Hendrix. Ma questo non basta per far ricredere quanti, tra gli addetti ai lavori, continuano a sostenere che la voce di Bellamy sia poco orecchiabile e le sonorità troppo scure, nonostante la crescente fama della band tra gli appassionati di mezzo mondo. È solo questione di tempo. Con Absolution, nel 2003, i Muse raggiungono la consacrazione. Un album maturo nel quale spiccano singoli come Hysteria, un lavoro di spessore che li porta al primo tour internazionale negli stadi, con tappe anche in Australia, Stati Uniti, Canada, Francia e l’esibizione a Glastonbury. Quello inglese è un concerto memorabile, definito dallo stesso Bellamy, in un’intervista rilasciata alla rivista inglese NME, come «il migliore della nostra vita, il massimo livello di affermazione mai raggiunta». Da quel momento lo status della band cambia. Ormai nessuno può esimersi dal riconoscere i Muse come una delle migliori live band degli anni Zero. Una delle poche, con i Coldplay e Radiohead, a rappresentare una certezza per le generazioni a venire. Il successivo Black Holes And Revelations mantiene intatto lo stile dei Muse, che sperimentano e aggiungono nuovi elementi al proprio sound. In più c’è una hit come Starlight che permette alla band di diventare rilevante anche in quei paesi, come l’Italia, in cui non si può prescindere dai singoli per fare il botto. E infatti, anche da noi, i palazzetti vanno sold out per i concerti dei Muse.

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