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Nickelback in Italia: «Felici di essere odiati»

Nickelback Italia 2013

Ritorna in Italia questa sera, 29 ottobre, al Forum di Assago una delle rock band più odiate d’America. La stessa che, dati alla mano, è secondo Billboard la rock band di maggior successo dell’ultimo decennio. La giusta dose di zucchero di fianco a set live con polvere da sparo, fuochi d’artificio e distorsioni devastanti: benvenuti nel mondo dei Nickelback

Con oltre cinquanta milioni di dischi venduti puoi anche passare sopra a stereotipi, gruppi compatti di hater, petizioni online per non farti suonare e a tutta una serie di pregiudizi che da dieci anni a questa parte hanno accompagnato la scalata al successo dei Nickelback. Il gruppo canadese è, oltretutto, secondo nella classifica di artisti stranieri di maggior successo negli Stati Uniti, dietro solo ai Beatles per numero di copie piazzate sul mercato. Partiti come cover band hard & heavy e modesto gruppo dedito al post-grunge derivativo, Chad Kroeger e compagni esplodono con la mega hit How You Remind Me nell’estate del 2001 e azzeccano da quel momento in poi cinque dischi che finiscono puntualmente ai primi posti delle charts US e UK. Il singolone già citato nel giro di un anno viene trasmesso oltre un miliardo di volte: è proprio questa sovraesposizione mediatica che accende la scintilla con cui si alimenta l’odio nei confronti di un tormentone che chiunque, ma davvero chiunque, ha sentito almeno una volta nella vita.

SOLO CHI VENDE UN SACCO DI DISCHI
Power chord elementari, sempre le stesse melodie, strutture immutabili, pezzi lenti e poco aggressivi, temi ridondanti, cura dell’immagine eccessiva, fenomeno costruito a tavolino cavalcando l’onda dell’alternative-metal che imperversava a inizio 2000. Questo in sostanza il motivo dell’astio alimentato dai tanti fenomeni della tastiera (del computer) che ha stabilmente seguito i Nickelback, rendendoli (insieme ai Creed, altro mega gruppo dal successo esagerato negli States di fine anni Novanta/inizio Duemila, per non parlare dei paladini del cross-over di fine millennio Limp Bizkit) tra i nomi più odiati da ascoltatori occasionali e superficiali d’Oltreoceano, poco interessati ad analizzare in profondità un intero full length o ancora un concerto dal vivo dei canadesi.
«È piuttosto normale che l’odio aumenti con l’espansione del seguito, del successo e delle vendite complessive dei dischi. E’ stato così anche per i Metallica, dopo aver registrato il Black Album, che ebbe un successo mainstream clamoroso: un’ondata di haters li travolse, ma loro erano sempre quelli che avevano scritto Master Of Puppets qualche anno prima!». Questo in sintesi il pensiero di Mike Kroeger, bassista della band, in una recente intervista rilasciata ai magazine sudamericani durante la leg del tour che ha visto i Nickelback presenziare al prestigioso Rock In Rio. Anche il fratello Chad (leader del gruppo), durante l’ultimo passaggio italiano di quasi due anni fa, aveva più o meno detto la stessa cosa: «Facciamo musica per i nostri fan, per le persone che vogliono divertirsi. Ogni gruppo abbastanza affermato ha una schiera più o meno corposa di hater perché magari ha successo, come i Coldplay per esempio. Siamo felici di fare parte di questa categoria di artisti, poiché chi vi appartiene solitamente vende anche un sacco di dischi!»

FINO A QUANDO NON CI VEDI DAL VIVO
I Nickelback sono una rock band. Con evidenti inflessioni pop, con altrettanto palesi concessioni alle necessità del mercato. Ma anche con brani diretti ed estremamente duri interni ai loro dischi, con un live set dall’impatto mostruosamente frontale, con tanto di coreografie, effetti di scena e palchi esagerati. Sempre Chad spiega con dovizia di particolari: «Ci dà fastidio non essere considerati una rock band ma una pop band? Sì certo che sì. La scelta dei singoli è responsabilità della discografica, noi facciamo musica e loro la devono promuovere. Per essere onesti al 100% viene da sempre scelta la strada più facile per i singoli, perché il rock è difficile da proporre e da vendere in giro. Noi passiamo come una pop band proprio perché sono stati sempre usati i nostri pezzi maggiormente melodici; è impossibile capire che i Nickelback sono una rock band fino a quando non ci vedi dal vivo. Sul palco abbiamo grande energia, scenografie imponenti, esplosioni artificiali e soprattutto pestiamo di brutto. Poi ovviamente suoniamo anche i singoli più melodici che la gente vuole cantare».
Vendere tanto quanto i Nickelback all’interno del decennio che ha sancito l’irreversibile crisi del business discografico tradizionale non è roba da tutti. Silver Side Up (2001) con dieci milioni e All The Right Reasons (2005) con oltre undici milioni di copie vendute sono stati successi clamorosi per il gruppo di Chad Kroeger, abile a calarsi nei panni di una pop rock band, capace sia di comporre suadenti ballate strappa mutande, sia di detonare hard rock a ritmi elevati all’interno di un medesimo disco. Denominatori comuni le melodie e i semplici riff di chitarra, oltre alle strutture lineari dei pezzi e una sapiente amalgama vocale, dove le armonie create dal fido Ryan Peake si uniscono alla perfezione con la ruvidità del neo marito di Avril Lavigne, in un trademark oramai consolidato e apprezzato a ogni latitudine.

Se le power ballad alla Someday e il pop-country ruffianissimo di Rockstar non fanno per voi, non preoccupatevi: a un concerto dei Nickelback il 70% del tempo viene occupato da brani incalzanti, diretti e dall’impatto decisamente potente. La distorsione delle chitarre di Ryan e Chad, le linee di basso di Mike e la batteria heavy di Daniel Adair con tanto di doppio pedale inserito ad appesantire ulteriormente il sound vi faranno capire entro una decina di minuti che dei canadesi parlano in molti, ma li ascoltano seriamente in pochi. Se a ciò aggiungiamo una produzione con luci, fuochi d’artificio ed effetti di scena da paura siamo di fronte a uno degli spettacoli globali più rock a cui possiate assistere nel 2013. Uomo avvisato…

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