Speciali

Nirvana MTV Unplugged in New York, 10 cose che dovete sapere (20 anni dopo)

Nirvana MTV Unplugged

Il 18 novembre 1993, i Nirvana registravano MTV Unplugged in New York. Un disco di assoluto valore, non fosse altro perchè fu l’ultima incisione di Kurt Cobain e del gruppo simbolo del grunge. Lo celebriamo ricordandone alcuni fatti importanti.

Il 18 novembre 1993, Kurt Cobain, Dave Grohl e Krist Novoselic salivano sul palco dei Sony Studios di New York dando vita a un’esibizione acustica che è entrata di prepotenza nella coscienza collettiva come uno dei live più toccanti di sempre, Nirvana MTV Unplugged in New York. A distanza di vent’anni da quel giorno, Kurt ci manca più che mai. Ecco 10 fatti importanti che riguardano quel grande disco live e la sua complessa gestazione.

1. Pollo fritto
Il pomeriggio della trasmissione, Kurt Cobain si presentò in astinenza. Quando le cose si misero male, cercò di spiegare che aveva bisogno di “pollo fritto”. La produzione di MTV spedì qualcuno da Kentucky Fried Chicken, ma non era lì che avrebbero trovato quello che serviva al frontman dei Nirvana: Kurt si riferiva all’eroina. Quando fu chiaro a tutti che Cobain non sarebbe stato in grado di suonare, Amy Finnerty – responsabile della produzione di MTV – cercò di procurare del Valium, ma nessuna delle persone che spedì nelle farmacie della City trovò le pastiglie giuste. Alla fine, dovette intervenire Kurt, che – sfruttando uno dei pochi momenti in cui non stava vomitando – riuscì ad organizzare una “consegna”. Si rimise in piedi.

2. Le persone a cui voleva bene
Kurt era terrorizzato. Aveva paura di non reggere e di andare nel panico durante la registrazione, rovinando tutto. Così, durante il soundcheck, si rivolse alla Finnerty: “Puoi fare in modo che tutte le persone a cui voglio bene mi siano sedute di fronte?”. Amy lo accontentò e mise Janet Billig e altri collaboratori di Kurt in prima fila. Ma non sembrava bastare. Cobain aveva un’altra domanda: “Il pubblico applaudirà anche se farò schifo?”. “Certo che ti applaudiremo” rispose lei.

3. Divergenze e contrasti: una gestazione problematica
Il tono freddo e distaccato – figlio soprattutto della sua tensione – con il quale Kurt saluta il pubblico a inizio concerto rende l’idea dell’atmosfera: “Buonasera. Questo canzone è tratta dal nostro primo album, ma molti ancora non la conoscono”. La scelta di aprire con About A Girl rivela fin da subito le intenzioni dei Nirvana: evitare l’approccio utilizzato dalla maggior parte degli artisti coinvolti nel progetto MTV Unplugged fino a quel momento, ovvero suonare tutte le hit in versione acustica. Nel set non ci sarà spazio per Smells Like Teen Spirits, Lithium o Heart-Shaped Box: il loro posto verrà occupato da cover (ben 6 sui 14 pezzi in programma e non sempre di pezzi così famosi). Naturalmente questa decisione non fu presa bene dalla produzione, che avrebbe voluto spremere fino all’osso un evento di quelle proporzioni: una diligente selezione di singoli sarebbe stata un’alternativa meno coraggiosa ma di certo più proficua, e avrebbe garantito un risultato più sicuro. Le discussioni non finirono qui: i producer nutrivano seri dubbi anche sul ruolo di special guest dei Meat Puppets. Si vocifera che avrebbero preferito Eddie Vedder, un nome più spendibile e più legato al movimento grunge: un paio di colossi insieme sul palco avrebbe fatto certamente comodo. Giunto a conoscenza di tali perplessità, Kurt se la prese parecchio e reagì in maniera istintiva e provocatoria: il giorno prima della data fissata per lo show minacciò di non presentarsi sul palco dei Sony Studios. Poi tornò sui suoi passi (e conoscendo il personaggio è possibile che a convincerlo siano stati i più “razionali” Novoselic e Grohl), ma ci vollero un paio di brani per allentare la tensione che si era accumulata.

4. Addobbi funebri: presagio o premeditazione?
L’arredamento a base di candele nere, lampadari di cristallo e gigli orientali fu suggerito da Kurt, che – se non si fosse capito – non aveva nessuna intenzione di allinearsi in modo passivo alle regole del format. E alla domanda che gli venne posta a riguardo (“Come un funerale?”) lui rispose senza filtri e senza problemi (“Esattamente”). MTV Unplugged In New York è il primo disco che esce dopo il suicidio di Cobain (e l’implicito funerale dei Nirvana): schizza immediatamente al primo posto della classifica di Billboard e diventa il testamento ufficiale della band di Seattle vendendo più dell’ultimo lavoro in studio, In Utero. E’ molto probabile che l’idea del suicidio girasse da un bel po’ di tempo nella testa di Kurt: il fatto che In Utero avrebbe dovuto intitolarsi I Hate Myself And I Wanna Die e la decisione di addobbare la sala a mo’ di funerale sono due indizi impossibili da trascurare, soprattutto a posteriori.

5. Tea for one
L’unico brano di MTV Unplugged in New York eseguito in completa solitudine da Kurt è Pennyroyal Tea. Nelle prove i Nirvana avevano considerato l’opportunità di accompagnarlo con dei backing vocals, ma sul momento – dopo un breve dialogo con Dave Grohl – venne presa la decisione di lasciare tutto nelle mani del frontman. Indeciso sulla tonalità, Kurt fa una gran fatica a raggiungere le note più alte e infila anche un mezzo accordo sbagliato all’inizio dell’ultima strofa (errore abilmente tagliato nella versione cd, ma chiaramente percepibile nei filmati). Nonostante tali palesi imperfezioni, il pezzo è di una sincerità disarmante ed esprime in poco più di tre minuti tutta la sofferenza e la fragilità del Cobain uomo.

6. La sincerità prima di tutto
Parlando di sincerità, l’episodio di Kurt che introduce Polly dopo avere eseguito Dumb è davvero emblematico: “La ragione per cui non sapevamo se fosse giusto suonare questi due pezzi in fila è semplice: sono esattamente la stessa canzone”. Si tratta in sostanza di un’ammissione che molti considererebbero sconveniente: come dire che i due brani sono uno la copia dell’altro. In teoria la scaletta non prevedeva le due canzoni in successione; ma per qualche impiccio (di origine ignota), la band si ritrova sul palco a discutere sull’eventualità di suonarle in fila. La questione viene risolta senza grandi giri di parole da Kurt, che – con tanto di sigaretta accesa davanti all’America che già negli anni 90 si mostrava piuttosto severa nella lotta contro il tabagismo – si esprime in questo modo: “Non possiamo proprio farlo, eh? Ops. Ma si, chissenefrega, facciamole una dopo l’altra; magari poi il live verrà editato e cambieranno l’ordine dei pezzi. In fondo questo è solo uno show televisivo”. Questa sincerità, diretta e senza fronzoli, è uno dei tanti motivi per rimpiangere la figura di Kurt Cobain.

7. La maledizione di Pat
Introdotto da Kurt dopo Come As You Are, al fianco dei tre Nirvana e della violoncellista Lori Goldston, c’è Pat Smear: “È il nostro nuovo chitarrista. E’ un punk-rocker ad honorem, ma adora i Queen”. Dopo la sua militanza nei Germs (una band hardcore punk di Los Angeles formatasi a fine anni 70), Smear ricevette l’allettante proposta di sostituire John Frusciante nei Red Hot Chili Peppers, ma rifiutò perché non condivideva le influenze funk di Kiedis e soci; accettò invece di accompagnare i Nirvana in tour per quelli che si rivelarono gli ultimi 6 mesi di attività della band. Reclutato da Dave Grohl nei Foo Fighters, li abbandona dopo The Colour And The Shape (nel 1997), ma torna nel 2005, e ad oggi è un membro dei Foos a tutti gli effetti. C’è un triste destino che accomuna Pat Smear e i cantanti maledetti: prima del suicidio di Kurt, nel 1980 dovette anche metabolizzare la morte per overdose del frontman dei Germs Derby Crash – un ventiduenne dalle mal celate tendenze suicide.

8. Krist Novoselic e la fisarmonica
Per chi non avesse mai visto il concerto in dvd o in una delle innumerevoli repliche su MTV (dopo la morte di Kurt Cobain l’emittente lo mandò a nastro), a impugnare la fisarmonica per eseguire il riff di Jesus Doesn’t Want Me For A Sunbeam ci pensò il bassista Krist Novoselic. Il pezzo è una cover del gruppo scozzese The Vaselines (scioltosi nel 1990), che a sua volta reinterpretava una vecchia canzone cristiana – come puntualizza Kurt prima di eseguire il brano.

9. L’uomo che vendette il mondo
Nonostante le difficoltà palesate da Kurt durante le prove e il suo timore di sbagliare (“Vi garantisco che suonando questo pezzo combinerò qualche casino”), la cover di The Man Who Sold The World è una meraviglia. MTV la manda in rotazione spinta facendola diventare quasi un singolo, e il Duca Bianco la elogia considerandola onesta e sincera. Bowie ha confessato che è stato principalmente grazie a questa interpretazione di Cobain che si è reso conto del fatto che la sua figura avesse un certo peso anche nella cultura Americana; fino ad allora pensava di essere un riferimento importante soltanto in Europa. Ha anche raccontato che dal 1994 è accaduto più volte che dopo i suoi concerti qualche ragazzino si complimentasse con lui dicendogli: “Fantastica la cover dei Nirvana!”.

10. Ragazza mia, non mi mentire
Where Did You Sleep Last Night – che chiude il live – è l’interpretazione di un pezzo tradizionale folk che risale a fine Ottocento; è conosciuto anche come Black Girl o In The Pines, e si accosta principalmente al musicista blues Leadbelly e al mandolinista Bill Monroe. Nonostante appartenga a un altro secolo, il brano appare sorprendentemente affine alle intenzioni di una band che ha sempre riservato un trattamento di riguardo ai chiaroscuro e alla dicotomia soffice-pestato; gli urli strozzati di Kurt sul finale danno i brividi, tanto che egli si rifiutò di eseguire il bis richiesto a gran voce dal pubblico perché qualsiasi altro pezzo non avrebbe raggiunto i picchi emotivi di Where Did You Sleep Last Night.

Commenti

Commenti

Condivisioni