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This Is Us, la fiction sui One Direction che dovrebbe essere un docu-film

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E’ stata mostrata ieri alla stampa l’anteprima del film dei One Direction, This Is Us, nelle sale solo il 5 settembre. Entriamo nel dettaglio della pellicola dedicata alla boy band anglo-irlandese.

Ieri sera, al cinema Odeon di Milano, la stampa ha avuto la fortuna (ehm) di vedere in anteprima la proiezione di This Is Us, primo film ufficiale sui One Direction che i fan avranno l’occasione di vedere al cinema il 5 settembre (in 3d). Un documentario in sostanza, nato con lo scopo di mettere sotto la lente d’ingrandimento il fenomeno planetario 1D, la creatura nata dopo l’edizione 2010 di X Factor Uk e diventata nel giro di tre anni la boy band più famosa e prolifica in circolazione, con la benedizione di Simon Cowell. Qual è il segreto di Harry, Niall, Liam, Zayn e Louis? Apparentemente nessuno.

I fotogrammi raccontano l’ascesa naturale e progressiva di cinque ragazzi come tanti altri, partiti dal sogno di poter cambiare la propria vita partecipando a un talent e che riescono, di lì a poco, a innescare una parabola crescente, pubblicando dischi di successo, diventando idoli delle ragazzine e sistemando sia le proprie esistenze, sia quelle dei loro cari (esempio lampante Zayn che compra alla madre una casa meravigliosa).
Particolare rilievo viene dato alla vita in tour: faticosa soprattutto quando la sera ci si esibisce e la mattina successiva ci si rinchiude in studio a registrare, stimolante perchè occasione per migliorarsi, umanamente, professionalmente e per rafforzare l’identità di gruppo. Per non parlare dei momenti esilaranti in cui quel burlone di Niall si traveste, avvicina le fan facendo finta di essere uno qualunque che è lì per vedere i One Direction e assistere alle loro reazioni.

I concerti consentono inoltre alla band di girare tutto il mondo e incontrare personaggi famosissimi, da Martin Scorsese che ti dice di essere tuo grande fan (certo, come no?) a Cristiano Ronaldo, col quale puoi tirare due calci al pallone. La telecamera impietosa riprende anche i giorni di pausa dal tour, quando i ragazzi decidono di tornare a fare la vita di una volta: Harry torna a fare il panettiere mentre Louis rispolvera il suo passato da commesso alla Toys R Us.

Giovani, ricchi, educati, generosi e popstar. Tutto bene. Fin troppo. L’impressione è che la fiction abbia il sopravvento sulla realtà: tutto troppo politically correct, patinato all’inverosimile. Senza nulla togliere alla bravura dei ragazzi e alla loro effettiva professionalità quando si tratta di studiare musica per migliorarsi, allenarsi per essere al top sul palco e sopportare quotidianamente una tensione realmente opprimento, è alquanto improbabile che cinque ventenni anglosassoni ricchissimi siano sempre così morigerati. Come se il regista avesse voluto indossare volontariamente degli occhiali dalle lenti rosa. La vita reale non è così, e lo sappiamo anche della loro: dove sono i difetti? E i vizi?

Questa palese parzialità, chiaramente voluta, ai nostri occhi è un errore notevole che diventa madornale se non sei il primo studente di regia che passa per strada ma ti chiami Morgan Spurlock e hai la fama di essere uno dei registi di documentari più schietto in circolazione. A onor del vero, non dev’essere facile esserlo nel momento in cui Simon Cowell e una major come Sony Music ti impongono un film che deve essere una biografia ufficiale del gruppo.

In sostanza: un prodotto pensato e impacchettato per i fan dei One Direction e le loro famiglie (come ampiamente prevedibile) che vogliono cantare e ballicchiare sulle sedie. Se non fate parte della categoria, lasciate stare.

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