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Open Air Theater è un’eredità possibile per Milano

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di Gianluca Maggiacomo
Foto di Francesco Prandoni

Milano è il centro della musica in Italia ma ha storicamente una lacuna: una location per concerti estivi, all’aperto, con una capienza di 10mila persone. Ora, grazie a Expo, è stato costruito un impianto perfetto per i live. Ma il suo destino non è ancora certo (e proprio per questo Onstage lancia una petizione). Tratto da Onstage Magazine n. 78 di luglio-agosto 2015

Expo 2015 potrebbe regalare un nuovo teatro alla città di Milano. L’Esposizione Universale, che è stata inaugurata il 1° maggio e terminerà il prossimo 31 ottobre, ha tutte le condizioni per trasformarsi in un’occasione per il capoluogo lombardo di dotarsi di un ulteriore spazio per concerti e eventi live. Un nuovo impianto da poter sfruttare soprattutto nel periodo estivo. L’opera in questione è l’Open Air Theater, un’arena all’aperto costruita proprio tra i 145 padiglioni di Expo. In questi mesi di Esposizione il teatro ospita Le Cirque du Soleil (ultima esibizione il 30 agosto). Domani, probabilmente, diventerà un nuovo centro d’attrazione per spettacoli dal vivo di vario genere.

Il condizionale, però, è ancora d’obbligo. Soprattutto perché non si sa ancora cosa sorgerà nell’attuale zona Expo una volta che l’evento sarà terminato. Il dibattito, che finora ha coinvolto soprattutto gli enti locali, è ancora aperto. All’area si sono interessati in tanti. Si tratta di un milione di metri quadrati di terreni, pari a 140 campi da calcio, compresi tra i comuni di Milano e Rho, non lontano dalla nuova Fiera che sorge a sud della città. Molte sono state le proposte ventilate su cosa voler fare in quella vasta porzione di terra. Si sono fatti avanti sia soggetti pubblici, come l’Università Statale, che privati, ma una decisione è ancora lontana dall’esser presa. Per questo Onstage ha deciso di lanciare una petizione online (clicca qui per firmare la petizione) per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e i fruitori di concerti: è importante che i cittadini e il mondo della musica facciano sentire la propria voce, esercitando una pressione positiva sulle istituzioni. Open Air Theater deve essere protetto e lasciato alla città qualunque sia la destinazione finale dei terreni dell’Esposizione Universale.

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La partita sul post-Expo sembra essere diventata ancora più grande dell’evento stesso. Un tema affascinante e complicato. All’interno del quale si inserisce anche il futuro dell’Open Air Theater. Secondo Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano, però, «è sbagliato focalizzare l’attenzione solo su quell’impianto. Certo è un tema importante. Ma in gioco c’è molto di più. La vera questione è cosa la città vorrà fare della zona Expo a partire dal prossimo anno. È un punto cruciale, questo. Perché rappresenta la sfida più rilevante in vista del 2016».

Di sicuro, se il teatro costruito in occasione di Expo resterà alla città e verrà sfruttato per le sue potenzialità, si andrebbe a colmare una carenza che a Milano si avverte da anni. È da tempo che chi lavora in ambito musicale si lamenta della mancanza di uno spazio all’aperto in grado di ospitare eventi per un pubblico di medie dimensioni. Non una struttura alternativa allo stadio San Siro, adatto per grandi concerti. Ma un impianto complementare a esso. A Milano, città dove gli eventi live, secondo i dati della Camera di Commercio, muovono un giro d’affari pari a 3,6 miliardi l’anno, quasi la metà dell’intero business nazionale, un’area del genere manca. Per questa ragione non sono pochi, dalle istituzioni agli operatori del settore, coloro che auspicano che l’Expo possa essere l’occasione per sopperire a tale assenza. Secondo Roberto De Luca, patron di Live Nation, «se l’Open Air Theater fosse incluso nel territorio urbano anche in futuro, sarebbe una cosa molto positiva, che consentirebbe a Milano di avvicinarsi un po’ di più agli standard di altre città europee. Non dovesse esser così sarebbe un peccato e un’occasione sprecata».

CHIAVI IN MANO
Sì, perché l’Open Air Theater ha tutte le carte per soddisfare le esigenze di una città da sempre meta di concerti, anche nel periodo estivo. È un’arena polifunzionale, che può contenere circa 11mila persone, 7mila delle quali con posti a sedere. Il palco è l’unica area coperta grazie a un tetto formato da un reticolo di tubi in ferro e da pannelli fotovoltaici, posti in cima, che forniscono energia all’intera struttura. Il costo? Expo, interpellato in materia, non ha fornito alcuna risposta. A progettarlo è stato Pietro Valle, architetto udinese il cui studio ha messo la firma, tra gli altri, sull’Olympia di Parigi e sul teatro comunale di Vicenza. «Sin dall’inizio noi abbiamo lavorato su una pianificazione preliminare che ci ha fornito Expo, ma poi l’abbiamo modificata», spiega Valle. «L’Open Air Theater, così come appare oggi, è un impianto adatto per tutti gli eventi che non siano puramente acustici, ma che hanno bisogno di amplificazione. Al suo interno si possono tenere concerti rock, musical, balletti e rappresentazioni teatrali, solo per fare qualche esempio. In più, essendoci la possibilità di montare più palcoscenici, si possono ospitare anche le orchestre». Insomma, si tratta una struttura flessibile, «così pensata per andare incontro alle richieste di Expo». Una caratteristica, la duttilità, che potrebbe sicuramente tornar utile anche per un eventuale utilizzo post Esposizione Universale.

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Dal punto di vista architettonico, invece, l’Open Air Theater è una struttura incassata nel terreno, a circa cinque metri dalla superficie circostante: «Abbiamo optato per questa soluzione per venire incontro al pubblico. All’interno del teatro c’è un ambiente intimo, raccolto, dove lo spettatore, quando è seduto a godersi il suo concerto o la sua rappresentazione, si sente avvolto e coinvolto in ciò cui sta assistendo». Ma al di là dei meri aspetti tecnici, una delle potenzialità della struttura, è la sua logistica. L’Open Air Theater sorge fuori Milano, è circondato da molti parcheggi ed è servito da metropolitana e treni. «Questo significa che, dopo l’Esposizione Universale, ha tutto per diventare un centro d’attrazione per vari tipi di eventi live», dice Valle. Anche se un futuro utilizzo del teatro dovrebbe passare attraverso ulteriori lavori. Interventi minimi ma necessari. «L’arena ha bisogno di una schermata per allontanare i suoni esterni (a pochi metri c’è la ferrovia della tratta Milano-Torino, ndr). E poi va isolata per renderla fruibile per eventi a pagamento. Bisogna, cioè, separare lo spazio per il pubblico da tutto ciò che c’è intorno, cosa che adesso è poco evidente», conclude l’architetto.

FUTURO INCERTO
Ogni decisione sull’Open Air Theater, e non solo, dovrà esser presa dagli enti locali. I soggetti principali chiamati in causa saranno il Comune, la Regione e Arexpo, la società per azioni che ha reperito i terreni dove oggi sorge l’Esposizione e che, in questo momento, sta cercando di raccogliere e valutare i progetti per il futuro dell’area. I presupposti per valorizzare anche in futuro uno spazio che può ospitare oltre 10mila spettatori ci sono. Ciò che manca, a quanto pare, è la certezza al cento per cento che ciò avvenga. Almeno, questo è quel che traspare dalle parole delle istituzioni. Posizioni spesso simili, ma con sfumature che fanno capire quanto ancora il dibattito sia aperto. Secondo Lorenzo Pallotta, Architectural and Urban Senior Designer di Arexpo, la società partecipata da Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondazione Fiera di Milano, Città metropolitana e Comune di Rho, «i lavori per l’Esposizione sono stati impostati basandosi sulla reversibilità di poche strutture, come la Cascina Triulza, un vecchio edificio che è stato restaurato, il Padiglione Italia e l’Open Air Theater. Anche perché, allora come oggi, eravamo all’oscuro sui progetti del post-Expo e non potevamo fare scelte definitive». Dal punto di vista di Arexpo, quindi, il piano di ciò che resterà dopo l’evento è chiaro e si raccoglie intorno alle tre strutture. Di più. «Opere come il padiglione Italia e il teatro hanno già avuto l’autorizzazione da parte degli enti pubblici a restare al loro posto anche in futuro. Per questo motivo noi, quando esamineremo i progetti di intervento futuro sull’area dell’Esposizione, tenderemo a privilegiare quelli che sapranno maggiormente valorizzare le strutture esistenti», conclude Pallotta.

Più sfumata e articolata è invece la posizione della politica che, seppur in parte, non coincide con quella di Arexpo. Le istituzioni mostrano una totale predisposizione a conservare l’Open Air Theater e a sfruttarlo anche in futuro, ma nessuno si sbilancia. Secondo Cristina Cappellini, assessore alla cultura di Regione Lombardia, «ha senso mantenere il teatro così com’è, ma a patto che lo si leghi alla valorizzazione dell’intera area. In caso contrario», ammonisce, «ci sarebbe il rischio di trovarsi con un’opera del genere, votata allo spettacolo e all’intrattenimento, piantata in mezzo al nulla o in un contesto estraneo: non proprio il massimo. Detto ciò, credo che l’Open Air Theater resterà lì dov’è e sarà parte della città al 99 per cento». Insomma, per capire se Milano avrà un nuovo spazio per organizzare eventi live si deve guardare a tutto ciò che c’è intorno. «Il confronto sul post-Esposizione nel corso del tempo ha avuto frenate ed accelerate improvvise», argomenta l’assessore lombardo. «Ora sembra che il dibattito si sia intensificato e tutti gli attori in campo stanno convergendo sull’idea di creare in quell’area un campus universitario. Dovesse andare in porto questa ipotesi, come sembra possibile, sarebbe anche una buona notizia per il teatro, che si incastrerebbe alla perfezione nel contesto». Non solo. Cappellini si spinge anche oltre: «L’Open Air Theater ha tutte le carte per diventare un punto di riferimento in ambito musicale per la città di Milano e per l’intera regione». Una posizione che si lega a quella già espressa dal Comune con Del Corno, che associa il futuro della struttura alla risposta del pubblico nei mesi di Expo. «Una scelta definitiva potrà esser presa solo dopo aver valutato i risultati in termini di numeri e presenze che si registreranno nelle giornate che ci sono da qui alla fine di ottobre». Insomma, c’è ancora da parlare, accordarsi e decidere. Anche se il tempo stringe e il post-Expo è già cominciato. Firmate la petizione, è importante.

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