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Open Air Theater, l’eredità di Expo per la musica a Milano?

Expo Milano Open Air Theater

L’Esposizione Universale era l’occasione giusta per regalare a Milano quegli spazi che erano sempre mancati alla musica, un’industria che in città muove parecchi soldi. Qualcosa è stato fatto, ma molto dipenderà da cosa accadrà dopo la chiusura della manifestazione. E non tutti gli attori coinvolti la pensano allo stesso modo. Tratto da Onstage Magazine n. 77 di maggio/giugno 2015.

Expo 2015, che è stato inaugurato il 1° maggio e si chiuderà il 31 ottobre, ha trasformato il volto di una parte di Milano. Tanti i cantieri che sono stati aperti. L’area interessata è di oltre 1 milione di metri quadrati, pari a circa 140 campi da calcio. Gli investimenti si aggirano intorno a un miliardo e 300 milioni di Euro. Ma cosa resterà alla città una volta che l’Esposizione Universale sarà terminata? E soprattutto: Milano riuscirà a ereditare anche strutture utili per la musica live? Il tema è assai complesso, anche perché il post-Expo è un libro ancora tutto da scrivere. Iniziative ce ne sono state. Si sono fatti avanti sia enti pubblici che privati. Molte le proposte, ma nessuna ha ancora avuto il via libera.

La posta in gioco è alta. La discussione tra politici, imprenditori, università e altri soggetti va avanti da mesi e riguarda il futuro non solo della manifestazione ma dello stesso modo di intendere la città e i suoi spazi. Normale che in un dibattito del genere anche il movimento della musica popolare e contemporanea tenti di far sentire la propria voce, dal momento che Milano ha il primato nell’organizzazione di concerti e festival. La musica è un’industria che muove un sacco di soldi nel capoluogo lombardo. Per la Camera di Commercio (dati dell’agosto 2014) il giro d’affari è di 3,6 miliardi di Euro, quasi la metà dell’intero business nazionale: nessuna città italiana fa meglio. Nella sola Milano le imprese che a vario titolo operano nel settore sono 911 e danno lavoro a circa 6mila persone.

COGLIERE OCCASIONI
Opportunità o sperpero di denaro: questo è il problema. I grandi eventi sono spesso accompagnati da polemiche riguardanti errori, sprechi e promesse non mantenute. Expo 2015 non ha fatto eccezione. Ma, al di là di ciò, manifestazioni di questo tipo possono anche rappresentare occasioni, se colte, per dotarsi di impianti da poter poi inserire nel tessuto urbano e sociale. Strutture nuove o recuperate che, in un secondo momento, sono utili anche per fare musica. Se si guarda al passato esempi non mancano.

Per l’Esposizione Universale del 2010, che si è svolta a Shanghai, è stato costruita la Mercedes-Benz Arena, un impianto per oltre 18mila persone che è oggi anche un centro d’attrazione dal punto di vista musicale. Di recente ci si sono esibiti, tra gli altri, i Metallica (agosto 2013), Rolling Stones (marzo 2014) e Katy Perry (aprile 2015). Saragozza, invece, ha approfittato dell’Esposizione Universale del 2008 per regalarsi l’Anfiteatro de Ranillas, una location per più di 6mila spettatori che è adesso sede di molti festival (particolarmente importante quello hip-hop) e concerti. Anche Hannover, in occasione dell’Esposizione del 2000, si è dotata di una struttura polifunzionale ex novo. Si tratta della Tui Arena, un impianto da circa 14mila posti, dove si tengono sia partite di hockey sul ghiaccio che concerti. Andando un po’ più indietro nel tempo, c’è l’esempio dell’Expo del 1986 a Vancouver, in Canada, dove, per l’occasione, è stato costruito il BC Place Stadium, un impianto di quasi 60mila persone che è poi diventato palcoscenico per le Olimpiadi invernali del 2010 e oggi è tappa di molte band internazionali: nell’estate 2015 qui si esibiranno AC/DC e Taylor Swift.

Naturalmente non sono solo le Esposizioni Universali a lasciare in eredità strutture che vengono poi sfruttate per la musica live. Ci sono anche le grandi manifestazioni sportive. A Londra, sede delle Olimpiadi del 2012, molti degli impianti usati per i Giochi sono anche luoghi dove normalmente vengono organizzati concerti e festival. È così per il nuovo Wembley, per l’esterno dello stadio Olimpico e per l’O2 Arena di Greenwich, dove il 23 e 24 maggio suonerà Paul McCartney per celebrare i 50 anni di Yesterday. A Pechino, invece, per le Olimpiadi del 2008 è stato realizzato il MasterCard Center, un’arena al chiuso (capienza massima di 18mila spettatori) dove si tengono manifestazioni sportive ed eventi musicali: Elton John e Eagles hanno suonato qui negli anni successivi ai Giochi.

UN IMPIANTO MODERNO

Ma anche l’Italia ha di che vantarsi. Guardando in casa nostra il caso degno di nota è l’Olimpiade invernale che si è tenuta a Torino nel 2006. Un evento che ha dato l’opportunità di costruire il Palaolimpico, ora PalaAlpitour, una struttura che può arrivare ad accogliere fino a un massimo di 15mila persone. L’impianto era stato ideato per le gare di hockey sul ghiaccio durante i Giochi, ma oggi è usato prevalentemente per i concerti. La lista di chi vi si è esibito è lunga: Peter Gabriel, Red Hot Chili Peppers, Bruce Springsteen, Ligabue e Vasco Rossi, solo per fare qualche nome. Quest’estate sono attesi gli U2, nella loro unica tappa italiana, mentre a novembre sarà la volta di Madonna e Foo Fighters. «L’archistar che ha progettato il PalaAlpitour ha avuto il merito di  guardare al futuro perché ha pensato a uno spazio che fosse adatto anche per usi extra-sportivi», dice Roberto De Luca, patron di Live Nation, socio privato di maggioranza dell’impianto. Oggi l’ex Palaolimpico «è una struttura estremamente funzionale. Con dei piccoli accorgimenti l’abbiamo resa modulabile, al punto che può arrivare ad avere una capienza variabile dalle 2.500 fino a oltre 15mila persone», spiega De Luca.

E Milano? Anche qui qualcosa sembra muoversi. Tra le strutture costruite nell’area dell’Esposizione Universale c’è l’Open Air Theater, un’arena all’aperto con un palco coperto da una superficie di pannelli solari. Si tratta di un impianto moderno, che può arrivare ad accogliere fino a 11mila persone, con 7mila posti a sedere. Qui dal 6 maggio al 23 agosto si esibirà il Cirque du Soleil, una delle manifestazioni di punta dell’Expo milanese, mentre per quanto riguarda la musica si dovrà attendere. «Altre iniziative verranno annunciate sicuramente in estate», dice Stefano Gallizzi dell’ufficio stampa dell’Expo. Ma sarà questa l’unica nuova struttura adatta, eventualmente, per i concerti dal vivo che rimarrà alla città anche in futuro. «È un’ottima soluzione per organizzare sia eventi teatrali che musicali», afferma Gallizzi. «Dal punto di vista logistico è perfetta. È ben servita dalla metropolitana e ha ampi parcheggi all’esterno. In più non è lontana dal resto della città, dato che è poco distante dallo stadio di San Siro».

DESTINAZIONE D’USO

Sulla carta, quindi, i presupposti sono buoni, il problema è che ancora mancano le certezze. Anche Filippo del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano, è convinto che l’Open Air Theater debba continuare ad avere una vocazione musicale e di intrattenimento. «L’auspicio è quello di conservare l’arena così com’è anche dopo il 31 ottobre, quando l’Esposizione Universale sarà terminata», osserva l’assessore. «Questa è una struttura adatta alle esigenze culturali e musicali di Milano». Già, ma tra il dire e il fare c’è bisogno di tempo. E di decisioni da prendere. «Parlare solo di quest’impianto è sbagliato», prosegue Del Corno. «La questione è molto più generale e riguarda il cosa fare dell’intera area dove si sta tenendo l’Esposizione Universale una volta che la manifestazione sarà terminata. Questa sarà una delle sfide più importanti che attendono la città in vista del 2016». Di sicuro per Milano la prospettiva di avere a disposizione uno spazio all’aperto da più di 10mila posti come l’Open Air Theater è una possibilità da non sprecare. «Se si riuscirà a mantenere l’impianto con la destinazione d’uso che ha nei mesi di Expo, avremo sopperito a una mancanza che la città ha da anni. L’intenzione c’è, però è presto per dirlo. Una scelta definitiva sarà presa solo dopo aver valutato i risultati dei prossimi mesi», dice l’assessore.

Ma l’Esposizione Universale e le sue prospettive future, non riguardano solo l’Open Air Theater. Da tenere in considerazione c’è anche l’area dei Mercati Generali. Qui si svolgeranno concerti nell’ambito di Expo in Città, «un cartellone di eventi, con musica e non solo, che coinvolgere tutta l’area metropolitana», spiega Del Corno. Ai Mercati Generali, dal 1° maggio al 31 ottobre, si terrà l’Estathé Market Sound, un festival che, insieme al Postepay Milano Summer Festival organizzato nei pressi del Forum di Assago, sarà una della maggiori attrazioni estive in città. Tra gli artisti che si esibiranno ai Mercati Generali ci sono Francesco Renga, Skrillex, Subsonica, Annalisa e Club Dogo. E una volta terminato Expo, cosa sarà di quell’area? Il Comune ci sta ragionando. Ma anche in questo caso non ci sono ancora certezze. «I Mercati Generali potrebbero essere un’ottima soluzione per i concerti, soprattutto perché non si creerebbe nessun disagio ai residenti», dice Del Corno. «Ma è prematuro parlarne adesso. Nei prossimi mesi in quell’area avremo un calendario molto fitto. È un esperimento, per ora. Poi faremo delle valutazioni che riguarderanno il futuro. Le premesse sono positive», conclude l’assessore.

OTTIMISMO vs PESSIMISMO

Insomma, prospettive ce ne sono tante, ma oltre alle buone intenzioni è difficile andare. E infatti chi opera nel settore della musica live si mostra piuttosto freddo. «Con l’Expo Milano ha sprecato un’occasione», commenta Vittorio Quattrone, l’ideatore di City Sound. «È un vero peccato. Dal mio punto di vista, il problema della città è che non ha un’area all’aperto dove fare concerti in estate. Per gli eventi al chiuso qualche possibilità c’è, per esempio con il Forum di Assago e non solo. Ma per il resto, da noi ci sono criticità che non noto in altre città europee. Fino a qualche tempo fa avevo riposto molte speranze nell’Esposizione Universale, che si sono poi smorzate. Credevo che un grosso evento come questo avrebbe potuto risolvere anche i problemi legati agli spazi da destinare alla musica. E invece, alla luce di quello che vedo, non sarà così».

Più morbida e possibilista la posizione di De Luca di Live Nation: «Non so bene cosa si voglia fare dell’area Expo quando tutto sarà finito, ma resto convinto che questa era ed è ancora un’occasione unica per la città. Se l’Open Air Theatre sarà pensato per una futura fruibilità dopo l’Esposizione, Milano si avvicinerebbe un po’ di più agli standard di altre città europee. Non dovesse esser così sarebbe un peccato, anche perché per costruirlo sono stati tirati fuori un bel po’ di soldi», dice. Il problema è che, «escluso San Siro, che è un impianto adatto per tanti spettatori, non c’è un’altra struttura all’aperto per concerti con un pubblico più ridotto». Di sicuro quel che si aspetta De Luca è che, quando verrà decisa la destinazione futura dell’area, anche i promoter musicali potranno dire la loro. «Cosa che, finora, non è avvenuta», afferma con un pizzico di rammarico.

Chi è poco entusiasta, invece, è Claudio Trotta, numero uno di Barley Arts e storico organizzatore dei concerti italiani di Bruce Springsteen, per intenderci. I suoi sono giudizi netti e vanno oltre al caso specifico. «Con o senza Expo, il punto è che Milano continua a mostrare poco interesse nei confronti della musica popolare contemporanea», riflette Trotta. «È un problema che tocca la mentalità della città e di chi l’ha sempre governata. Andrebbe fatto un lavoro sul modo di pensare Milano in relazione alla musica. Quindi, è inutile attaccarsi a Expo. Non ho mai creduto che questo grande evento potesse aiutare il movimento della musica live. Sarò pessimista, ma credo che dopo il 31 ottobre rimarrà ben poco», attacca Trotta. Che conclude: «Ciò che a noi manca è la dimensione intermedia: un impianto da 5 o 6mila posti, per esempio. Non ce l’abbiamo adesso, non ce l’avremo dopo Expo».

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