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Le pagelle alla notte degli Oscar 2015

pagelle notte oscar 2015

Come ogni anno hanno fatto parlare di sé. E come ogni anno qualcuno ha convinto e qualcun altro meno. Ecco le pagelle ai personaggi più divertenti e ai migliori momenti della notte degli Oscar 2015.

«Stay weird, stay different». La frase della serata è di sicuro quella di Graham Moore, sceneggiatore premio Oscar per The Imitation Game. Peccato che la notte degli Oscar 2015 non abbia sempre rispettato il monito di Moore. Ogni tanto è stata strana, talvolta originale, raramente emozionante. Tra trasparenze audaci e cicchetti in platea, presentatori in mutande e timidezze verbali, giuste rivendicazioni e smaccati moralismi, trionfi e finti buonismi, la nottata si è dipanata senza eccessivi sussulti mantenendo quasi tutti i pronostici della vigilia. Insomma, la coraggiosa decisione di presentarsi lunedì mattina al lavoro in versione “Walking Dead” in qualche frangente ha pagato, in qualcun altro un po’ meno. Ma ormai il danno è fatto: chi ha scelto di resistere sa quando ne è valsa la pena, chi invece ha ignominiosamente ceduto al sonno deve sapere che cosa si è perso.

SHERLOCK ALCOLIZZATO
Benedict Cumberbatch, candidato come miglior attore per The Imitation Game, non aveva chance di battere Eddie Redmayne e Michael Keaton. E così ha pensato di darci subito dentro con una bella fiaschetta di una non meglio precisata sostanza alcolica. Elementare, Ben.
VOTO: 9

NEIL PATRICK HARRIS IN MUTANDE
Siamo sinceri, non è che la conduzione di Harris sia stata particolarmente esaltante. Anzi. Il “buon” Neil è parecchio timido e si produce in una lunga serie di applausi e complimenti buttati a caso, battute piuttosto tristi (quella sulla Witherspoon e il cucchiaino è da scuole medie) e nella ripetizione infinita della stucchevole gag della valigetta con dentro i suoi pronostici sui vincitori. Si riscatta parzialmente con il tributo a Birdman e l’entrata in scena in mutande. Ma il big bang è rimasto solo teorico.
VOTO: 5

TRASPARENZE E TENTATIVI DI SOFFOCAMENTO

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Sul red carpet, si sa, c’è sempre voglia di stupire. Niente cigni appesi a Bjork stavolta, ma ci siamo potuti “consolare” con gli abiti (dai, chiamiamoli così) particolarmente succinti di Rita Ora, Irina Shayk (ma poi che c’entra esattamente la ex Cristiano Ronaldo col cinema?) e Jennifer Aniston. L’impeccabile Emma Stone non apprezza e tenta di strozzare l’ex dama Pitt.
TRASPARENZE, VOTO: 4
EMMA STONE, VOTO: 8

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PERLE E ASPIRANTI DITTATRICI
Belle e impossibili. Nel senso: belle loro, impossibili i look. Lupita Nyong’o, premio Oscar nel 2014 per 12 anni schiavo, sfoggia un abito impreziosito dalla modica cifra di 6mila perle. Insomma, roba che si trova facilmente in un outlet qualsiasi. Diciamolo: in tempi di crisi è giusto che le star si adeguino e mantengano una certa sobrietà. Scarlett Johansson, invece, si presenta con i capelli rasati sui lati. Pare che per il taglio si sia recata dallo stesso parrucchiere dell’amabile dittatore coreano Kim Jong-un.
VOTO A LUPITA E SCARLETT: 6 DI STIMA

L’OSCAR ITALIANO
Poco dopo l’inizio subito grande momento di patriottismo per gli spettatori italiani: quarto Oscar in carriera per la costumista Milena Canonero che dopo aver trionfato con Barry Lyndon, Momenti di gloria e Marie Antoinette lo fa pure con Grand Budapest Hotel. Bene, brava, bis, anzi poker. Anzi bravissima. Renzi ne approfitta subito ed esulta su Twitter per l’italico trionfo.
VOTO ALLA CANONERO: 8
VOTO A RENZI CHE SI BULLA CON GLI AMICI: 4

IL SACRO E LA PROFANA
A un certo punto al Dolby Theatre arriva l’apparizione. Sale sul palco Jared Leto. Già l’anno scorso, quando aveva ritirato la statuetta per il suo ruolo da trans in Dallas Buyers Club, aveva sembianze apostoliche. Stavolta mira addirittura più in alto, insomma ci siamo capiti. Se l’anno prossimo verrà chiamato sul palco e non vedremo salire nessuno sapremo che l’ascesa sarà stata completa. In compenso il pubblico maschile torna a pensieri diabolici con l’apparizione, molto terrena, di Zoe Saldana.
VOTO A JARED E ZOE: 9

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I DISCORSI DI RINGRAZIAMENTO
Grazie al regista, al cast, alla crew, alla famiglia ecc. ecc. Non è che sia facile trovare discorsi davvero originali tra i premiati. Spicca Patricia Arquette in versione maestra delle medie quando indossa un bel paio d’occhiali e si mette inizialmente a leggere il foglietto preparato prima dell’interrogazione. Finale in crescendo attivista con istanze femministe. L’eroe della serata è pero il già citato Graham Moore, che parla del suo tentato suicidio e poi parafrasando Steve Jobs inneggia ai diversi.
VOTO A PATRICIA: 8
VOTO A GRAHAM: 10

LADY ANDREWS E JULIE GAGA
Tra le esibizioni canore della nottata spiccano su tutti John Legend (VOTO: 7 per la sua premiata Glory) e Lady Gaga (VOTO: 7), che si veste in maniera normale e canta i brani più celebri del musical culto Tutti insieme appassionatamente.  Poi si presenta Julie Andrews (VOTO: 9) che alla veneranda età di 79 anni è fantastica come 50 anni fa. L’ora si è fatta tarda ma tranquilli, con Mary Poppins la pillola va giù.

IN OBLIVIONEM
Le mani sulla città, Il caso Mattei, l’ammirazione incondizionata di Martin Scorsese e altri innumerevoli capolavori non sono bastati a Francesco Rosi per essere incluso nel tradizionale “in memoriam” dell’Academy (VOTO: 4), il video che ricorda ogni anno i personaggi del mondo del cinema scomparsi nei 12 mesi precedenti. Come direbbe Jared Leto: «Perdonali Francesco perché non sanno quello che fanno».

IL FINTO BUONISMO
Eddie Redmayne (alias Stephen Hawking ne La teoria del tutto) e Julianne Moore (Still Alice) sono stati protagonisti di interpretazioni straordinarie. Tra l’altro Julianne (VOTO: 7), piange e si commuove ogni 30 secondi consapevole che stavolta la statuetta non gliela toglie nessuno. I temi dei film dei quali sono protagonisti sono lodevoli, così come importanti i loro discorsi di ringraziamento dove hanno affrontato i temi della Sla e dell’Alzheimer. Tutto bello, tutto giusto, tutto meritato, anche se è impossibile non notare che i premi ai “malati” siano una tendenza difficile da ribaltare. Qualche sospettuccio di falso buonismo è forse legittimo.
VOTO PER I GIURATI: n.g. per assenza di prove

I COLONI MESSICANI
«Ma chi ha dato la green card a questo figlio di…» biiip. Sean Penn (VOTO: 10 anche per i tempi drammatici dell’annuncio del premio più importante) lo introduce così: Alejandro Inarritu (VOTO: 8) non si scompone e si porta a casa 4 Oscar tra i quali miglior film, miglior regia e migliore sceneggiatura originale. Meglio di così… E il dominio del Messico su Hollywood, dopo i 7 riconoscimenti a Gravity di Alfonso Cuaròn nel 2014, prosegue. Già, alla fine Birdman (VOTO: 8) sapeva davvero volare.

Tommaso Magrini

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