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Perché i grandi registi del cinema preferiscono le serie tv

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Da Woody Allen a Steven Spielberg, da Ridley Scott a Martin Scorsese: sempre più grandi registi di Hollywood hanno iniziato a lavorare a serie tv. Il motivo? Una questione di libertà.

di Tommaso Magrini

«Come ci si può fidare di un’industria che negli ultimi anni ha avuto i suoi massimi incassi grazie a un robot e a uno squalo?». Già alla fine degli anni Settanta, Paul Newman vedeva un cinema più attento alle “cose” che alle persone. È passato qualche decennio e la tendenza si è accentuata. Tanto che recentemente William Friedkin, il regista dell’horror più famoso di tutti i tempi, L’esorcista, ha avuto modo di ritirare fuori l’argomento: «Oggi il cinema tratta i propri spettatori come bambini cui interessa solo vedere su grande schermo videogiochi e fumetti. Il principio dell’80 per cento dei film di Hollywood ormai è questo: “Volete  vedere gente che vola in tuta, mantello e maschera? Bene, eccovi serviti”». Insomma, il cinema si sarebbe ormai ridotto a “oppio dei popoli“, con una schiera di supereroi in calzamaglia a prendere il posto delle sacre scritture.

Saghe, remake, sequel, prequel e chi più ne ha più ne metta. Tra i grandi registi hollywoodiani, e non solo, c’è chi inizia a sentirsi soffocato da un’arte che diventa sempre più seriale, nel senso più negativo del termine. E così sempre più autori hanno pensato di trovare rifugio nella televisione. «Oggi la tv è molto meglio del cinema», afferma sempre Friedkin. «È più profonda, più complessa ed è per adulti. La maggior parte dei film ha perso la capacità di creare discussione. Le serie tv invece fanno riflettere e creano dibattito». La migrazione dei maggiori talenti cinematografici verso il piccolo schermo è cominciata tempo fa ma nei prossimi mesi raggiungerà livelli mai visti prima. Tanti nomi, alcuni impronosticabili, sono pronti a cimentarsi con un’industria davvero in fermento. Tante motivazioni diverse: dalla voglia di provare qualcosa di nuovo all’opportunità di sperimentazione che oggi la tv è in grado di offrire fino alla possibilità di sviluppare un tema o un personaggio nel corso del tempo. E un desiderio comune: raccontare, in totale (o quasi) libertà. Dimentichiamoci i tempi nei quali la tv era considerata il territorio per registi, attori (e spettatori) di serie B. Ora il piccolo schermo gioca in serie A. Lo dimostrano i nomi pronti a scendere in campo.

Woody Allen

«Non so nemmeno io come mi sono infilato in tutto questo. Non ho nemmeno idea da dove cominciare. La mia ipotesi è che Amazon rimpiangerà tutto ciò». Il grande regista di Manhattan, Zelig e innumerevoli altri capolavori ha commentato così l’accordo sottoscritto con il colosso dell’e-commerce per la produzione di una serie tv che vedrà la luce nel 2016. Ancora top secret trama, personaggi e cast. Si sa solo che si tratterà di dieci episodi da 30 minuti ciascuno. Chissà quale registro sceglierà il vecchio Woody: la commedia stile Io e Annie o il dramma stile Match Point? Scrivere dieci episodi non dovrebbe comunque essere un problema per un autore che dal 1969 sforna un film all’anno. In attesa del prodotto finale una cosa è certa: se anche Woody Allen ha deciso di cedere alle lusinghe della tv significa davvero che i rapporti di forza con il cinema sono cambiati.

David Lynch

Era il 1990 quando David Lynch cambiò per sempre la televisione con Twin Peaks. Era il 2006 quando uscì Inland Empire, quello che è rimasto l’ultimo film del visionario regista di Missoula. Sarà il 2016, dopo dieci anni di silenzio cinematografico, quando accadrà l’impensabile: il ritorno di Twin Peaks. «Il cinema di oggi mi deprime», ha d’altra parte confessato Lynch pochi mesi fa. «C’è poca voglia di sperimentare e le mie idee sono poco commerciali. Non so proprio se riuscirò mai a tornare a girare un film. In compenso, le serie tv sono molto più interessanti. Sembra proprio che l’arte abbia trovato casa nel piccolo schermo». Quello che si sa finora sul ritorno di Twin Peaks è che si tratterà di un sequel di nove episodi che andrà in onda su Showtime e riprenderà la storia da dov’era rimasta 25 anni fa. Nel cast torneranno Kyle MacLachlan, nei panni dell’agente dell’Fbi Dale Cooper, Sheryl Lee (la quasi mitologica Laura Palmer), Dana Ashbrook (Bobby Briggs) e Sherilyn Fenn (Audrey Horne). È solo questione di tempo: il fuoco tornerà a camminare con noi.

Martin Scorsese

Non si può certo dire che il cinema abbia messo Scorsese in esilio, ma lui di Main (o Mean) Streets se ne intende. L’incrocio con Mick Jagger (risalente già ai tempi delle musiche di Quei bravi ragazzi e Casinò nonché al documentario Shine A Light) è di quelli che mettono i brividi. Saranno loro due i produttori di una nuova serie tv, per ora chiamata semplicemente Rock ‘N’ Roll Project, sulla scena musicale di New York alla fine degli anni Settanta. Scorsese dirigerà il primo episodio, così come aveva fatto per l’altra serie da lui prodotta, Boardwalk Empire. Sesso, droga e musica saranno gli ingredienti fondamentali dello show che andrà in onda su Hbo il prossimo inverno. Al centro della storia il presidente di un’etichetta discografica in cerca di rilancio. Cast di primo piano con Bobby Cannavale, Olivia Wilde e Juno Temple.
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M. Night Shyamalan

Il suo sesto senso deve avergli detto: «Meglio se ti butti in una serie tv». E così ha fatto il regista di origine indiana che negli ultimi anni è stato piuttosto snobbato da major, critica e pubblico. L’autore de Il sesto senso prova a rilanciarsi con Wayward Pines, serie tv già definita «alla Twin Peaks». Protagonista Matt Dillon, agente dell’Fbi che si reca nella misteriosa cittadina di Wayward Pines per investigare sulla scomparsa di due colleghi. Una volta sul posto si ritroverà isolato e impossibilitato a comunicare con l’esterno. Nel cast anche Melissa Leo, Juliette Lewis e Carla Gugino. Il pilot sarà trasmesso da Fox il 14 maggio 2015.

Darren Aronofsky

C’era una volta il regista underground di Pi Greco e Requiem for A Dream. Oggi Darren Aronofsky, dopo il successo del blockbuster biblico Noah, è un regista affermato che cerca la definitiva consacrazione sul piccolo schermo. Hbo ha scelto lui per produrre, e in parte dirigere, l’adattamento della trilogia distopica di Margaret Atwood, MaddAdam. Protagonisti i pochi superstiti da una terribile pandemia che ha sterminato il genere umano. Sulla scia di Cormac McCarthy e, per certi versi, Robert Kirkman, una serie che può diventare il cult dei prossimi anni.

David Fincher

Sono addirittura tre i progetti televisivi sulla scrivania di David Fincher. Il regista di Seven e Fight Club completa la sua migrazione verso il piccolo schermo dopo aver prodotto l’acclamata serie House of Cards della quale ha anche diretto i primi due episodi. Il primo dei tre show a vedere la luce, nel 2016, sarà Utopia, remake di una serie inglese che racconta la storia di un gruppo di ragazzi che diventa bersaglio di un’organizzazione segreta dopo essere entrato in possesso di una graphic novel in grado di prevedere future catastrofi. Fincher dirigerà tutti gli episodi, prima di impegnarsi poi su Shakedown, progetto che verrà realizzato in collaborazione con lo scrittore noir James Ellroy e ambientato nella Los Angeles degli anni Cinquanta. Infine, con Living On Noise spazio anche alla commedia, territorio piuttosto inusuale per Fincher, che ha in cantiere una serie di episodi da 30 minuti sul mondo dei video anni Ottanta.
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Ridley Scott

Girare per la tv non è certo una novità per il regista di Blade Runner e Il gladiatore. Già negli anni Sessanta si era formato come regista televisivo e ora Ridley Scott torna al suo vecchio amore. Annunciata da Fox per il prossimo autunno The Hot Zone (in italiano Area di contagio) che prende il via dall’omonimo best seller di Richard Preston che racconta la storia di un virus sconosciuto arrivato dalle Filippine. Pare che nello script troverà spazio la cronaca, con riferimenti alla recente diffusione di Ebola. Non è tutto, perché pochi giorni fa la Pbs ha annunciato di aver trovato un accordo con Scott per una mini serie da 6 episodi incentrata sulla guerra civile americana. L’obiettivo dichiarato dello show, che arriverà in tv nell’inverno 2016, è quello «non solo» di «intrattenere, ma anche educare e ispirare».

Andy e Lana Wachowski

Abituati alla serialità cinematografica dai tempi di Matrix, i fratelli Wachowski sperimentano quella televisiva scrivendo, producendo e dirigendo Sense8, serie targata Netflix. Ampio dispiegamento di forze, con riprese in sette diversi Paesi e alte ambizioni per la storia di tante persone diverse tra loro (dal protagonista di una telenovela messicana a un autista di bus kenyota) che sono accomunate da un’unica, inquietante visione di morte.

Steven Spielberg

Il regista forse più pop di tutti i tempi non ha mai storto il naso quando si parla di televisione, anzi. Negli anni Settanta, prima di rivelare il suo talento sul grande schermo con Duel, Spielberg aveva esordito dirigendo alcuni episodi di diverse serie tv. Un rapporto che non si è mai interrotto e che lo ha portato a produrre decine di serial e show nel corso dei decenni, anche quando l’appeal del piccolo schermo non era di certo quello attuale. Ora, dopo i vari Falling Skies e Under The Dome, Spielberg produrrà una serie tv basata sul suo sci-fi Minority Report, a sua volta tratto da un racconto di Philip K. Dick. Siamo ancora alle battute iniziali del progetto che dovrebbe comunque essere portato a compimento entro il 2016.

Paolo Sorrentino

«Che cosa guardo in tv? Masterchef». Parola di Paolo Sorrentino, regista premio Oscar pronto a cimentarsi con la sua prima prova televisiva. A luglio partiranno infatti le riprese di The Young Pope, serie da otto episodi dalla durata di 50 minuti che andrà in onda su Sky. Dopo Gomorra, ecco la prova che anche in Italia ci si è accorti delle potenzialità artistiche della tv. Particolarmente significativo in questo senso l’ingaggio dell’Autore con la A maiuscola del nostro panorama cinematografico. Produzione italiana e cast internazionale per lo show che si incentrerà sulla figura di un papa immaginario, il primo pontefice italo-americano della storia. Proprio in questi giorni Sorrentino sta scegliendo chi interpreterà il protagonista. In attesa della “fumata bianca”, una certezza: la tv non è più serie B. Ora sul piccolo schermo scendono in campo pure i premi Oscar.

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