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Cosa hanno in comune Marilyn Manson e Jim Morrison

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Pochi assocerebbero la figura di Jim Morrison a quella di Marilyn Manson. I punti in comune sono invece numerosi, come ci suggerisce l’ultimo album del Reverendo The Pale Emperor.

Ci sono in giro un sacco di band che sembrano voler scimmiottare i Doors, soprattutto attraverso sonorità grunge, neo grunge o qualsiasi cosa essi intendano con questi generi. Tuttavia non sono altro che idee riciclate, copie scadenti di altre copie. Se vuoi assomigliare a Jim Morrison, devi essere tutto tranne qualcosa di simile a Jim Morrison. Si tratta semplicemente di trovare il proprio posto nel mondo. (Marilyn Manson)

Uno dei passatempi preferiti dei critici americani della seconda metà degli anni Novanta era cercare metri di paragone tra il nuovo fenomeno mediatico Marilyn Manson e altri artisti che in passato erano stati in grado di sconvolgere gli animi di una società tanto eccessiva, quanto profondamente bigotta come quella a stelle e strisce.

I primi nomi a venire fuori erano sempre i medesimi: Alice Cooper, Kiss, Ozzy Osbourne e altri paladini dello shock rock che, in qualche modo, avevano terrorizzato i perbenisti e, ciclicamente, erano diventati capri espiatori di delitti, stupri e abomini vari dei quali la società americana non aveva il coraggio di assumersi le responsabilità. D’altra parte, i tragici fatti di Columbine e le accuse rivolte allo stesso Manson non avevano fatto altro che confermare quanto una continuità di quel tipo fosse reale e non costituisse solo il parto scontato della stampa di settore dell’epoca.

Tutti però a quei tempi sottovalutarono l’enorme influenza che un personaggio come Jim Morrison aveva avuto sulla vita e sull’arte di Manson. E questo benché fin dagli esordi lo stesso autore di Antichrist Superstar citasse proprio il Re Lucertola come sua più grande fonte d’ispirazione.

Eppure, nonostante generi musicali che potevano sembrare agli antipodi, alcuni punti in comune tra i due artisti erano già evidenti allora: erano entrambi personaggi di rottura, anticonformisti e altamente provocatori, ma allo stesso tempo molto più colti delle stesse persone che ne giudicavano la proposta artistica. Inoltre, erano entrambi dei fini contestatori della società yankee. E poi, chi più di Morrison stesso aveva incarnato il pericolo numero uno, con i suoi oltraggi al pudore e i suoi incitamenti continui alla rivolta e all’andare oltre ai propri limiti?

Se infine pensiamo ai numi tutelari di entrambi, la questione sembra risolta per sempre: la mitologia greca, Aldous Huxley, i poeti maledetti, ma soprattutto Friedrich Nietzsche erano solo alcune delle letture che accomunavano i due visionari. «Quando ero un adolescente mi consigliarono di leggere Nessuno uscirà vivo di qui, la celebre biografia di Jim Morrison, e posso dire con certezza che tutto quello che ho letto e fatto negli anni successivi sia nato da lì. Iniziai a scrivere poesie e piccole storie dopo aver letto quel libro, oltre a essere ossessionato dalle sue parole e da quella voce che pareva provenire dall’oltretomba per dire cose che nessuno fino ad allora era riuscito a dire».

Proprio per questo quando, nell’estate del 2012, la città di Los Angeles decise di rendere omaggio ai Doors, nessuno di quelli che conoscevano davvero Manson restò stupito nel veder salire sul suo palco proprio Ray Manzarek e Robby Krieger. L’uscita del recente The Pale Emperor, in questo senso, è ancora più significativa: «Non posso dire che si tratti del mio album blues, ma di certo è quello dove ho esplorato maggiormente certe sonorità. Dovevo recuperare qualcosa di me e l’ho cercato nel blues». Parole che ricordano da vicino quelle di Jimbo ai tempi della pubblicazione di L.A. Woman.

I paralleli tra i due album sembrano non finire qui: i Doors avevano perso molta della credibilità guadagnata negli anni, tanto che il produttore storico Paul Rothchild li aveva abbandonati all’inizio delle sessioni, lasciando a loro e al tecnico del suono Bruce Botnick l’onere della produzione e facendo sì che la band creasse il proprio lavoro migliore dai tempi di Strange Days. Una situazione analoga a quella del Reverendo, ormai considerato finito da chiunque e oggi osannato per la sua ultima fatica.

La scoperta più sconvolgente resta però il lavoro fatto sulla voce in The Pale Emperor: brani come Warship My Wreck, i controcanti dell’iniziale We’re Killing Strangers, ma soprattutto Birds Of Hell Awaiting mostrano tutta la devozione di Manson nei confronti del proprio idolo. Spesso gli album hanno la capacità di raccontare meglio di mille parole il lato interiore di un artista al momento delle registrazioni: quasi come fossero specchi fedeli del suo lato oscuro, riescono a mostrarne l’anima o semplicemente lo stato di salute. In questo senso, The Pale Emperor mostra che, come Morrison, forse anche Manson ha trovato il proprio posto nel mondo.

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