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Perché Vasco è l’unica vera rockstar italiana

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San Siro e Olimpico di Roma. Sono i templi in cui quest’anno si celebra il Live Kom 014, evento-rito che permetterà ai fan di Vasco di incontrare ancora una volta il loro Messia. Il Blasco è pronto, forte della sua incomparabile (per l’Italia) capacità di dominare il palco e le folle. Una delle sue migliori qualità, ma non l’unica per cui è possibile affermare con certezza che, nel nostro Paese, nessuno è mai stato, ed è, come lui. Foto di Francesco Prandoni (Tratto da Onstage Magazine, numero di giugno 2014)

«La gente non mi cagava, io ero pronto al fatto che mi ignorassero, anche al fatto che mi dicessero scemo, perché sul palco devi mettere l’orgoglio sotto ai piedi. Il problema era questo, che c’era un bar con dei fighetti della piazza che mi tiravano delle freccette. E io non sapevo come reagire: mi sentivo umiliato e pensai che non avrei mai fatto questo mestiere. Poi, nell’andare a casa mi è venuta una rabbia incredibile e mi sono detto: adesso questa cosa qui diventa una guerra».

Era il 1979 e Vasco Rossi a Vicenza giocava con poca convinzione a fare il musicista, perché dentro di sé si sentiva ancora profondamente disc-jockey, mestiere che gli faceva guadagnare molti soldi e soprattutto, parafrasando le sue parole, molta figa. In quell’impeto d’orgoglio finale, tuttavia, è già racchiusa un po’ della filosofia che permetterà a quel ragazzo, che poi tanto ragazzo non era già più, di diventare il Blasco, l’unica grande rockstar che il nostro Paese abbia mai conosciuto.

IDENTIKIT DI UNA ROCKSTAR

Il percorso grazie al quale un ragazzo pieno di idee, ma anche tremendamente insicuro, della provincia bolognese sia riuscito a passare dalle umiliazioni delle prime uscite pubbliche ad essere riconosciuto all’unanimità come il più grande animale da palcoscenico nazionale è di quelli pieni di cadute, di imprevisti, ma anche di trionfi e soddisfazioni, insomma una storia rock’n’roll al cento per cento, di quelle da raccontare. La verità è che probabilmente i punti in comune tra il Vasco che schivava gli oggetti lanciatigli sul palco e quello in grado di riempire gli stadi come e più dei grandi artisti stranieri fossero già molti agli inizi degli anni Ottanta, ma restavano nascosti a causa dell’unica cosa che ancora gli faceva difetto: la consapevolezza piena del proprio potenziale. Col tempo, però, grazie ad una forza di volontà rara, un talento evidente fin dall’infanzia e una serie di complici fidati, la vera personalità del Komandante è riuscita a emergere, trasformandolo in un idolo assoluto.

Ma quali sono in definitiva le caratteristiche, i comportamenti, le dichiarazioni che fanno di un artista una rockstar e, se davvero esistesse una carta d’identità del rocker perfetto, in Italia qualcuno oltre a Vasco dovrebbe possederla? Posto che probabilmente la formula del vero rocker non sia mai stata ricreata in laboratorio, è anche vero che tutti gli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica popolare avessero delle peculiarità ben precise e assolutamente riconoscibili, che nell’immaginario collettivo hanno finito per diventare una specie di cartina di tornasole per decidere chi possa essere considerata una rockstar e chi un semplice musicista. E Vasco, che piaccia o meno, le possiede tutte.

IL PROVOCA(U)TORE

Innanzitutto, la capacità innata di scrivere brani che con estrema semplicità siano in grado di dire quello che ognuno di noi vorrebbe, spesso senza riuscirci. Charles Bukowski era convinto che nella semplicità stesse il vero genio comunicativo e l’immediatezza è stata forse la chiave principale in grado di rendere il rock il fenomeno culturale più importante della seconda metà del novecento: se escludiamo infatti i testi  colti e ricchi di metafore di Jim Morrison e l’ambiguità di una hit come Stairway To Heaven, le canzoni più celebri della storia restano ad oggi brani molto immediati dal punto di vista lirico.

Una caratteristica spesso legata alla capacità di esprimere le proprie emozioni in musica è chiaramente quella della sensibilità, di cui l’animo del Blasco abbonda fin dalla tenera età: è proprio quell’aspetto della sua anima a renderlo così fragile, malinconico e sempre alla ricerca di qualcosa che probabilmente mai riuscirà a raggiungere. Ed è quello stesso sentimento che lo accomuna ai grandi songwriter degli anni Settanta e che tesse un filo conduttore chiarissimo con le anime tormentate del grande rock americano dei Nineties, come Kurt Cobain, Eddie Vedder o Billy Corgan. Da sempre scisso a metà come tutte le personalità tormentate, il Signor Rossi è però noto ai più, soprattutto quelli che lo conoscono in modo superficiale, per i suoi comportamenti trasgressivi, spesso figli della stessa fragilità di cui sopra. In più di un’intervista egli stesso ha spiegato molto bene le dinamiche che, nei primi anni di grande successo, stavano dietro ai comportamenti che nel caso più eclatante lo portarono ai cinque giorni di isolamento in carcere.

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