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Pino Scotto, Vuoti di memoria come ponte ideale tra passato e futuro

Pino-Scotto

Dieci cover, cinque in italiano e cinque in inglese, e due inediti che più rock non si potrebbe: è la scelta di Pino Scotto per Vuoti di memoria, il suo ritorno discografico dopo due anni di silenzio.

Vuoti di memoria non è il disco di un artista stanco, ma di un uomo che pensa che nel passato stiano le uniche chiavi per un futuro migliore e che troppo spesso ci dimentichiamo di ciò che invece dovrebbe guidarci nel nostro percorso. Rispetto alle intenzioni originali di Pino Scotto, manca solo un brano, un duetto con Freak Antoni degli Skiantos e che per colpa del destino non ha potuto vedere la luce. Ecco la storia dei dieci pubblicati nel nuovo album del rocker.

Il chitarrista (1983)
Ivan Graziani è uno dei più grandi e sottovalutati cantautori italiani e non solo nei pensieri di Pino Scotto. La scelta cade su questo brano, ma tantissimi altri della sua produzione avrebbero fatto la stessa figura. Da rocker navigato, Pino sa quanto sia fondamentale aver un buon chitarrista al proprio fianco e l’ironia di Graziani, pungente e sempre fuori dalle righe, in qualche modo gli appartiene da sempre. Amico di vecchia data di Ivan e della sua famiglia, Scotto ha insistito affinché alle registrazioni prendessero parte i figli Tommy e Filippo, così che anche l’anima del padre fosse presente sul palco.

E se ci diranno (1967)
Poteva mancare un brano di Luigi Tenco in un album con finalità così nobili? Chi non conosce a fondo l’animo di Pino Scotto resterà stupito dalla scelta di un cantautore come Tenco, ma chi da sempre ne segue la carriera non batterà ciglio, riconoscendo un filo conduttore chiaro tra i due artisti. Parlare di cantautore sottovalutato riferendosi a Tenco potrebbe far sorridere, ma ancora oggi la massa (quella a cui certe parole sarebbero più utili) non è a conoscenza che di pochissimi suoi brani. Ogni occasione è quella giusta per riportarlo tra la gente.

Povera patria (1991)
In questo caso non possiamo parlare di artista poco conosciuto o dimenticato, quindi l’attenzione è completamente rivolta alle parole del brano in questione. L’atto d’accusa di Battiato, grande amico di Pino e prima persona entusiasmata dalla versione presente sull’album, sembra non avere età e la cosa non può che essere la peggiore delle pubblicità per il nostro Paese allo sbando. Una curiosità: il brano avrebbe dovuto vedere la presenza dello stesso Battiato, ma l’improvvisa scomparsa del grande Manlio Sgalambro ha fatto sì che ciò non potesse accadere.

Svalutation (1976)
Uno dei primi pezzi della svolta impegnata di Celentano, quando da intrattenitore fuori dagli schemi iniziò a trasformarsi in guru, ma senza raggiungere ancora le derive degli ultimi anni di carriera. Un brano di un’attualità disarmante, che sembra essere stato scritto di recente, vista la somiglianza tra il periodo storico descritto e quello che ci troviamo a vivere oggi. Per il rocker si tratta della canzone migliore per dimostrare che tutto cambia rimanendo sostanzialmente lo stesso.

È arrivata la bufera (1965)
L’idea di recuperare questo brano viene a Pino una notte a Roma, mentre è intento a guardare un servizio sul fascismo. Una delle canzoni della colonna sonora del programma è proprio quella composta da Renato Rascel, nata per sdrammatizzare la possibilità dell’entrata in guerra dell’Europa. Da quella voglia di Rascel di prendersi gioco del regime nasce tutta l’operazione discografico-culturale di Vuoti di memoria: recuperare testi importanti di cantautori (e non) e dar loro una nuova veste, per dare una possibilità in più alle nuove generazioni di riappropriarsene.

Heartbreak Hotel (1955)
Per Pino Scotto, come per qualsiasi altro ragazzo dell’epoca, vedere per la prima volta Elvis fu quasi come assistere ad un’apparizione a metà strada tra il mistico e il sessuale. Pur essendo molti i suoi punti di riferimento musicali, se messo di fronte ad una scelta precisa forse il primo nome ad uscire sarebbe proprio quello del Re di Memphis: quell’animalità mai vista prima, unita agli ammiccamenti sessuali e alle movenze feline rimasero per sempre impresse nella mente del futuro leader dei Vanadium. La parte del disco in inglese non poteva che partire da qui.

Stone Dead Forever (1979)
Se Elvis ha fatto capire a Pino che l’unica strada possibile era quella del rock‘n’roll, Lemmy Kilmister gli ha insegnato tutte le regole basilari per poterlo fare tutta la vita. Lasciato l’impegno ai brani in italiano, qui la finalità è diversa: vivere da rocker non significa fare i soldi con la musica, ma mantenere quell’attitudine fino alla fine dei propri giorni. Una scelta che accomuna i due personaggi e che spesso li ha portati a vivere esperienze al limite della follia, anche in un’età in cui molte pseudo star sono diventate vegetariane…

Still Got The Blues (1990)
Gary Moore è un altro grande nome della scena mondiale che forse non ha mai ottenuto il successo che avrebbe meritato. La voce ruvida e l’anima blues di Pino escono in tutta la loro pienezza, dimostrando ancora una volta da dove derivi ogni singola nota del rock nato dal ’60 in avanti. In questo caso la scelta del brano è un po’ più scontata, nel senso che si tratta di uno dei pezzi più noti del chitarrista, ma il suo essere così sottovalutato rispetto ad altri guitar hero come Eric Clapton o Jeff Beck fa sì che ogni canzone avrebbe fatto la stessa figura.

Still Raising Hell (2007)
Pino è da sempre convinto che la posizione dei brani di un disco sia uno degli aspetti più importanti in fase di post produzione, per questo la scelta del brano di Ted Nugent è tutto fuorché casuale: Still Raising Hell è infatti ciò che il Nostro continua a fare da più di trent’anni, oltre che la dichiarazione che nonostante tutte le brutture di cui siamo circondati, la voglia di ricominciare e tirare su un inferno non deve mai venire meno. Il suo messaggio di rivolta nei confronti delle nuove generazioni.

Hoochie Coochie Man (1954)
L’eterno ritorno nietzschiano. Come poteva concludersi un album come questo, se non con quel Muddy Waters che insieme ad Elvis e Lemmy ha formato l’anima musicale di Scotto? Un messaggio inequivocabile, che spinge chi si avvicina oggi al rock, ma anche al cantautorato tout court, a guardare sempre indietro per poter fare qualche passo significativo in avanti. Le prime canzoni di protesta, gli accordi che tutti i guitar hero di ogni epoca hanno imparato fino alla noia, la voglia di dire cosa non va, ma allo stesso tempo quella di non arrendersi. Tutto ha inizio da qui, tutto torna qui.

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